Viterbo – (f.b.) – Rissa di santa Rosa, sfilano i primi testimoni dell’accusa.
E’ entrato nel vivo dopo più di quattro anni il processo alle sedici persone finite alla sbarra per il parapiglia che si è scatenato la notte tra il 3 e il 4 settembre del 2015 in piazza del Gesù.
Il bilancio fu di due feriti: un 50enne al quale era stato quasi reciso un orecchio con una sediata e un’altra persona con una mano sanguinante, pare in seguito a un morso. Le prognosi furono rispettivamente di trenta e di dieci giorni.
Ieri mattina, di fronte al giudice Gaetano Mautone, sono state ascoltate le testimonianze di alcuni addetti alla sicurezza del concerto organizzato in piazza del Gesù dopo il trasporto della Macchina di santa Rosa, un commissario di polizia che si occupò delle indagini e un fotografo che aveva scattato delle immagini della serata, che ha poi fornito agli inquirenti per aiutarli a far luce sulla vicenda.
“Noi della Digos – ha chiarito il commissario – siamo arrivati quando la rissa era già finita perché in un primo momento erano intervenuti i colleghi della Volante su richiesta del 113. Il concerto non era stato neanche segnalato alla questura, come in genere dovrebbe essere, e quindi non c’erano agenti in servizio in loco”. L’organizzatore della serata, infatti, ha poi subìto un processo per la mancata comunicazione alla polizia. Processo dal quale è stato condannato in primo grado e assolto in appello.
La Digos, secondo la ricostruzione del commissario, ha ascoltato quella mattina 23 persone e ha acquisito le immagini della Vedetta civica, un sistema di videosorveglianza del Comune di Viterbo, attivato proprio pochi giorni prima. Una delle due telecamere presenti a piazza del Gesù avrebbe ripreso esattamente il punto in cui si è scatenato il far west.
“Dalle telecamere – continua il commissario – si vede un gruppo di persone che, dopo un movimento repentino di qualcuno o qualcosa, si dividono in due gruppi: uno che insegue qualcuno che scappa oltre la fontana della piazza e un altro gruppo che sembra colpisca un ragazzo a terra, vicino al palco”.
Gli uomini della sicurezza privata a quel punto intervengono e la rissa si placa. Ma solo per poco. Perché poi tornano a volare calci, pugni, addirittura sedie e pare anche una stampella.
A picchiare, secondo la testimonianza del commissario, sarebbero stati “un gruppo di sostenitori della Viterbese insieme a quelli del Latina (le cui tifoserie sono gemellate ndr), che si sono accaniti su due ragazzi di nazionalità rumena”.
Identificare i volti non è stato facile. Le facce non erano molto riconoscibili dalle riprese. Il buio e la situazione concitata non hanno facilitato il lavoro delle forze dell’ordine. Incrociando le testimonianze di chi c’era con una serie di foto scattate dal fotografo dell’evento musicale, però, si è riusciti a risalire a una serie di nomi. Sedici, alla fine, le persone rinviate a giudizio.
Dopo il commissario hanno testimoniato di fronte al giudice Mautone anche due addetti alla sicurezza di quella sera. Entrambi hanno raccontato di aver visto “accendere un fumogeno a un certo punto della serata. Poi sono stati intonati cori da stadio e qualcuno, dal palco, ha salutato la curva nord. Subito dopo è scoppiata la rissa”.
Il processo continuerà tra più di un anno: il 5 febbraio del 2021.
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