Viterbo – Pacco bomba all’ex militante di CasaPound, anche stavolta nessuna rivendicazione mentre la scampata vittima Francesco Chiricozzi non ha idea di chi possa essere il misterioso “unabomber” che voleva fargli saltare le mani e che dal primo marzo sta terrorizzando il Lazio.
Nel frattempo anche tra i dipendenti di Poste italiane cresce l’allarme buste gialle con dentro un pezzo di legno con del filo e della polvere da sparo pronto a esplodere in faccia a chi lo apre.
Il bilancio è di una decina di pacchi per sei esplosioni e quattro donne rimaste ferite, tra cui la 55enne di Fabrica di Roma, moglie di un ex agente della penitenziaria, finita all’Andosilla nella tarda serata di martedì 10 marzo, che ha riportato ustioni a entrambe le mani e a un braccio. La busta era indirizzata al figlio.
Il plico esplosivo diretto a Chiricozzi è stato fatto brillare dagli artificieri grazie alla prontezza di due addette allo smistamento dell’ufficio postale di Ronciglione che hanno allertato immediatamente i carabinieri.
Nessuna rivendicazione. Si indaga per attentato con finalità di terrorismo e lesioni. La pista privilegiata dagli investigatori del Ros e della Digos sembrerebbe restare quella della frangia anarchica antimilitarista.
Nessun collegamento logico apparente tra i destinatari. In comune hanno però il fatto di conoscere il mittente. Nel caso di Chiricozzi, un avvocato. A proposito di avvocati, tra le vittime c’è anche il legale romano Paolo Giachini che a suo tempo difese l’ex agente della Gestapo e capitano delle Ss Erich Priebke.
Attenti al mittente, una persona nota ma dalla quale non aspettate pacchi.
Chi è Francesco Chiricozzi
Francesco Chiricozzi è il ventenne ex consigliere comunale del movimento di estrema destra di Vallerano (ai domiciliari da settembre dopo cinque mesi di carcere) in attesa del processo d’appello dopo la condanna a tre anni per stupro di gruppo. Si tratta della violenza sessuale filmata e fatta girare su due chat WhatsApp ai danni di una donna viterbese di 36 anni, messa in atto assieme al 22enne Riccardo Licci (condannato in primo grado a due anni e dieci mesi) al pub di piazza Sallupara la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019. Gli imputati sono stati giudicati con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato lo scorso 15 novembre.
“L’unico collegamento è il clamore mediatico”
“Si tratta di un evento che ci coglie con estrema sorpresa”, commenta l’avvocato Giovanni Labate. E’ lui il “vero” difensore di Francesco Chiricozzi, il cui nome sarebbe stato all’apparenza confuso dall’attentatore con quello del collega Marco Valerio Mazzatosta, che assiste invece l’altro imputato Riccardo Licci.
“Evidentemente – secondo Labate – c’è qualcuno in giro che ama spaventare e seminare il panico. Ed è altrettanto evidente che non c’è nessun collegamento con Francesco Chiricozzi, se non magari il fatto che ha avuto una certa notorietà negli ultimi tempi perché la vicenda che l’ha riguardato è stata molto pubblicizzata dai media”.
“Peraltro il misterioso attentatore sembra essere una persona che non conosceva neanche esattamente né il nome del suo difensore, né il nome dell’altro difensore. Tant’è che l’ha sbagliato. L’unico motivo può essere il clamore mediatico. Certo il dato preoccupa perché è una persona che evidentemente è capace di tutto e che può colpire chiunque, questa è una cosa che spaventa e che crea particolare allarme. Come se non bastasse il Coronavirus, ci mancava unabomber”, conclude il legale, ammettendo di avere dato disposizione, sia a studio che a casa, di smistare con molta più prudenza la corrispondenza.
“Unabomber” potrebbe pescare le vittime su Facebook
Se le due addette del centro smistamento dell’ufficio postale di Ronciglione non avessero avuto sospetti, la busta gialla contenente una scatoletta di legno con innesco ed esplosivo sarebbe potuta esplodere tra le mani di Chiricozzi, come è successo alla donna di Fabrica di Roma rimasta ferita nella tarda serata di lunedì 9 marzo. A tradire quello che ormai chiamano tutti “unabomber” la targhetta adesiva col nome del mittente scritto a macchina, quello dell’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, senza timbro né indirizzo dello studio legale.
Eppure in collegamento, seppure sbagliato, tra il mittente e il destinatario c’è. Chiricozzi conosce l’avvocato Mazzatosta.Abbastanza per spingere l’ignara vittima ad aprire il pacco. Una busta gialla di quelle morbide al tatto formato A4 da spedizioni postali come le altre.
Anche le altre vittime, le prime tutte a Roma, avevano un collegamento col mittente, in un caso una vecchia compagna di scuola, il cui nome potrebbe essere stato reperito dall’attentatore sul profilo Facebook della ragazza. Perché abbia scelto proprio lei è ignoto. “Il plico lo ha aperto mia madre- ha raccontato a Chi l’ha visto – dentro sembrava ci fosse un libro incartato con la carta regalo. Quando lo ha aperto invece c’era un pezzetto di legno che è esploso, ferendola alle mani, al collo e al volto”.
Silvana Cortignani
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