Nimes (Francia) – Risucchiato dalla pompa d’aspirazione della piscina mentre giocava in acqua con la sorella. “Mi sono accorta che Giuseppe era in difficoltà perché muoveva freneticamente la testa senza riuscire a risalire in superficie”, ricostruisce Elisabetta Centamore davanti al tribunale francese di Nimes. La ragazzina tenta di tirare via il fratello. “Inutilmente”, ammette. Corre da papà Salvatore, mentre il bagnino si tuffa in acqua. “Ho provato a liberarlo – dichiara ai giudici – con l’aiuto di quattro o cinque persone. Ci siamo riusciti solo al quarto tentativo, ovvero dopo circa cinque minuti”.
Cinque minuti fatali per Giuseppe Centamore, che alle 2,40 della notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 2015 muore all’ospedale di Nimes. “Morto per annegamento”, dirà l’autopsia. A soli 16 anni e in un metro e settanta d’acqua. Quell’acqua che tanto amava e di cui ne aveva fatto una passione. “Era un eccellente nuotatore”, ricorda il procuratore. Due le cause del decesso secondo la magistratura francese: “La non conformità dell’impianto idraulico della piscina, imputabile alla società Diffazur, e l’assenza di un dispositivo d’arresto di emergenza per la pompa, imputabile alla Petite Camargue e all’amministratore”.
La Diffazur, azienda che costruisce piscine, La Petite Camargue, che è la società del campeggio di Aigues Mortes in cui è avvenuta la tragedia, e il suo amministratore Bernard Sauvaire sono finiti a processo per omicidio colposo. “Il pulsante di emergenza – sottolinea il procuratore – avrebbe fatto cessare istantaneamente l’effetto d’aspirazione”. Un’aspirazione “smisurata”, la definisce il magistrato, che ha “trattenuto Giuseppe contro una griglia da cui non è riuscito a staccarsi, in maniera così forte che il suo corpo ne ha conservato il marchio sulla carne”. Dalle indagini è emerso che per tirare via il 16enne sarebbe servita una forza pari a quella esercitata per spostare 350 chili.
Sia La Petite Camargue, tramite l’amministratore Sauvaire, che la Diffazur hanno respinto le accuse. “Sauvaire – è scritto nelle carte – ha spiegato di aver riposto la sua piena fiducia nella Diffazur ma ha ammesso che il sistema di emergenza era in un luogo non idoneo, vale a dire nel locale tecnico accessibile solo al personale del campeggio. E ha dichiarato che dopo l’incidente è stato installato in prossimità della piscina, insieme al piano di prevenzione e sicurezza”. Secondo la Diffazur, “il dispositivo d’arresto era espressamente previsto nel contratto con La Petite Camargue e la sua istallazione era a carico del cliente. Per quanto riguarda l’attrezzatura – continuano le carte – la Diffazur ha precisato che era stata La Petite Camargue a fornirgli le pompe senza però aver fatto un particolare controllo sulla loro compatibilità con le griglie, che ha acquistato da un’azienda tedesca molto esigente in sicurezza e in conformità con le normative”.
Nonostante ciò il tribunale di Nimes ha condannato la Diffazur al pagamento di un’ammenda di 200mila euro, La Petite Camargue al pagamento di un’ammenda di 100mila euro e Sauvaire a nove mesi di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 25mila euro. “Bernard Sauvaire – si legge nella sentenza – non si è assolutamente preoccupato dell’installazione del pulsante d’emergenza ma, una volta avvenuto l’incidente, l’ha effettuata con cura e in tempi record”. Mentre per La Petite Camargue sono state “rilevate – emerge dalle carte – numerose mancanze e negligenze nella gestione del complesso acquatico e, inoltre, si è scoperto che nessuno era veramente responsabile della sicurezza della piscina”.
Per la Diffazur la condanna, emessa il 19 novembre 2019, è diventata definitiva. Invece, come fa sapere Salvatore Centamore, papà di Giuseppe, “è stato disposto il processo di appello della società La Petite Camargue e di Bernard Sauvaire”.
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