Viterbo – Strappati alla vita poco più che bambini. Giuseppe Centamore, viterbese, aveva solo 16 anni quando il 30 giugno del 2015 è stato risucchiato dal depuratore della piscina del camping village La Petite Camargue. Ad Aigues-Mortes, nel sud della Francia, dove era in vacanza con i genitori. Sara Francesca Basso, frusinate, di anni ne aveva invece 13. Lo stesso atroce destino di Giuseppe. Mercoledì è rimasta incollata a un bocchettone della vasca del Virgilio Grand Hotel. A Sperlonga, dove stava trascorrendo l’estate con la famiglia. La forza degli aspiratori ha impedito ai due ragazzini di tornare in superficie, lasciandoli sott’acqua per interminabili minuti. Due morti assurde.
“Identica la dinamica e le vicende che hanno visto la morte di Giuseppe – commentano Paola e Salvatore Centamore, la mamma e il papà del 16enne -. L’acqua alta un metro e mezzo (Giuseppe è annegato in un metro e 70). I volontari che si sono prodigati, invano, per strappare Sara dal terribile risucchio (Giuseppe è stato staccato da quattro persone, al terzo o quarto tentativo) mentre il personale cercava di bloccare l’impianto. Il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi. L’apparente ripresa del respiro, senza riprendere conoscenza. Il trasporto in ospedale in elicottero. Il ricovero in rianimazione. La morte, dopo alcune ore. Un film da noi rivissuto per intero. Come per Giuseppe, ci sono i testimoni (non mancano mai) che avrebbero visto la ragazza stare male. Per cui la pompa ha risucchiato un corpo inanimato? Anche per Giuseppe una dipendente del campeggio ha riferito alla polizia che un signore (descritto in un certo modo ma mai individuato) le avrebbe detto di aver visto un ragazzo che, in piedi sulla piscina, sarebbe caduto in acqua colto da malore. Ci sono venuti i brividi, e abbiamo rivissuto attimo per attimo la nostra tragedia”.
Due omicidi colposi, secondo gli inquirenti. La procura di Latina, che per la morte di Sara ha iscritto quattro persone nel registro degli indagati, ora attende l’esito ufficiale dell’autopsia. Ma fondamentali saranno pure i risultati delle perizie tecniche sulla vasca. La gendarmeria di Le Grau du Roi, invece, il responso di perizie ed esame post mortem lo ha da tempo. Mentre l’autopsia sul corpo di Giuseppe avrebbe escluso il malore come causa del decesso, che sarebbe avvenuto solo per annegamento, le perizie tecniche avrebbero rilevato una potenza sovradimensionata del depuratore e l’assenza di un pulsante che in caso di necessità potesse immediatamente bloccare l’impianto. Ma dopo tre anni nessuna svolta è stata data alle indagini.
“Non si può morire così – ripetono Paola e Salvatore Centamore -. A quando una legge che, come l’omicidio stradale, punisce chi mette in pericolo le vite altrui? Anche se tanto prenderanno qualche anno, e per giunta con la condizionale. I morti li piangono parenti e amici. Questa non è giustizia”.
Ieri Giuseppe avrebbe compiuto 19 anni, e gli amici e i compagni di classe lo hanno ricordato con una commemorazione di fronte al liceo Mariano Buratti. Ripresa anche dalle telecamere di Rai 1. “Peppe – dicono – ci è mancato molto durante la maturità, perché era sempre il primo a sdrammatizzare i momenti di tensione. La sua assenza l’abbiamo avvertita anche la sera prima degli esami, quando ci siamo tutti incontrati qui. Fuori scuola”. Quella scuola in cui Giuseppe si sarebbe dovuto diplomare, e sul cui cancello ieri è stato apposto uno striscione. “Ricordatevi di ridere per me – recita -, io accarezzerò i vostri sogni”.
E i ricordi di Giuseppe sono decine. “Era un ragazzo solare – raccontano gli amici -, in grado di cogliere il lato positivo delle cose. Era sempre gioioso e disponibile. Generoso e altruista. Era il fulcro del gruppo, capace di unire tutti senza mai escludere nessuno. Peppe era socievole, sincero e scherzoso. Lo ricordiamo felice, con il sorriso perennemente stampato sulle labbra”.
Raffaele Strocchia
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