Viterbo – Buttafuori a processo. Avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli avventori della discoteca dove lavorava invece avrebbe sequestrato, rapinato e violentato una ragazzina di 17 anni conosciuta nel locale, dove si era recata a ballare coi suoi amici. La vittima sarebbe stata costretta a seguirlo per ben due volte da un affittacamere, dove la minore sarebbe stata picchiata e stuprata più volte sotto la minaccia di fare del male ai suoi congiunti.
Avrebbe perfino simulato una crisi epilettica per seguire la vittima al pronto soccorso.
Alla sbarra il diciannovenne di Pomezia arrestato due volte, la prima a dicembre e poi di nuovo la primavera scorsa, che dopo avere intercettato la minore nel locale dove lavorava nella security, l’ha rintracciata tramite social network, presentandosi nel giro di pochi giorni a casa dei genitori come il fidanzato che tutti i padri sognano, quando in realtà sarebbe stato un orco.
Per lui un processo lampo. Il prossimo 16 dicembre, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, l’imputato comparirà davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone cui dovrà rispondere delle pesanti accuse di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni, contestate in fase preliminare dal pubblico ministero Chiara Capezzuto con l’aggravante della crudeltà.
Dottor Jekyll e mister Hyde
L’imputato, facendo ampio uso dei social, avrebbe iniziato a prendere informazioni sulla giovane, i suoi amici, la sua famiglia, le due sorelle, i genitori e perfino la nonna, riuscendo infine a intrufolarsi nella sua intimità e a farle vivere due-tre settimane d’inferno, partito da una violenza carnale, prima che la vittima trovasse il coraggio di denunciarlo.
Si sarebbe fermato a cena e sarebbe anche riuscito a fermarsi a dormire dalla nonna, con la scusa che di notte non era il caso di mettersi in auto dalla provincia di Viterbo a quella di Roma. Inoltre avrebbe consigliato alla madre e al padre di togliere la figlia dalla scuola pubblica per iscriverla a una privata per garantirle migliori risultati.
In realtà, secondo la vittima per allontanarla dalle sue conoscenze, facendole il vuoto attorno,. Nel frattempo, facendo leva sulla paura, avrebbe abusato di lei perfino sotto il tetto della casa familiare, mentre i genitori, ignari, erano in un’altra stanza.
Alle calcagna della vittima anche in ospedale
E’ andata avanti due-tre settimane. Fino a quando, lo scorso mese di dicembre, i genitori non avrebbero notato dei lividi sulle braccia casualmente scoperte della figlia che solo in quel momento sarebbe scoppiata a piangere, rivelando loro un calvario di soprusi, mentre il suo aguzzino, presente nella casa dove in pochi giorni era già riuscito a installarsi come “fidanzato”, si sarebbe scagliato con violenza contro entrambi, facendo scattare l’allarme e l’intervento dei carabinieri che lo hanno arrestato.
Non è stato sufficiente. Spacciandosi per vittima, dopo pochi giorni è tornato libero, fino a quando le successive indagini non hanno convinto la pm Chiara Capezzuto, lo scorso aprile, in piena emergenza Coronavirus, a chiedere per lui la misura di custodia cautelare, per cui è finito ai domiciliari col braccialetto elettronico.
Il motivo: mentre la diciassettenne e i familiari erano in ospedale a farsi refertare e lui in caserma, sentendo che erano stati portati al pronto soccorso di Belcolle, avrebbe simulato una crisi epilettica e si sarebbe fatto portare anche lui in ospedale per dare loro la caccia, non riuscendo nei suoi intenti solo perché bloccato dal personale.
Arancia meccanica al bed&breakfast
A giugno l’ultimo atto, l’incidente probatorio nel corso del quale è stata cristallizzata la versione della vittima che, essendo minorenne all’epoca dei fatti, non dovrà così testimoniare in aula in caso di processo.
“Dopo aver strappato dalle mani della minore il telefono, per impedirle di chiedere aiuto – si legge nel capo d’imputazione – l’avrebbe minacciata di ledere l’incolumità fisica sua e dei familiari, đicendole di conoscere il suo indirizzo, il luogo dove lavoravano i suoi genitori, di sapere che aveva due sorelle più piccole e dove andavano a scuola, nonché di aver inviato degli uomini pronti a far loro del male sotto l’abitazione familiare e che suo padre era un ‘pezzo grosso’ che avrebbe potuto rovinarle la vita”.
L’avrebbe quindi privata della libertà personale, imponendole di seguirlo dapprima in un b&b di Nepi, dove l’avrebbe costretta due volte con percosse e minacce a subire rapporti sessuali completi. E il giorno successivo, a Pomezia e a Roma, dove l’avrebbe costretta di nuovo ad andare con lui in un b&b all’interno del quale l’avrebbe percossa e costretta con violenza e minacce a rapporti sessuali più volte, lasciandola chiusa a chiave in camera per diverse ore.
“Ti metto incinta e dovrai tenere il bambino”
Al diciannovenne, in sede di indagini preliminari, è stata contestata l’aggravante di aver agito con crudeltà: “Avendo continuamente detto alla ragazza, mentre le usava violenza sessuale e la percuoteva, che avrebbe dovuto soffrire quanto aveva sofferto lui da piccolo, nonché avendole mostrato, la sera del 13 dicembre 2019 i suoi amici nei pressi della discoteca di Roma dai predetti frequentata, intimandole di non parlare con nessuno e, al contempo, schernendola sul fatto che loro si stavano divertendo, mentre lei si trovava in quella situazione. Nonché dicendole che l’aveva sicuramente messa incinta e che l’avrebbe costretta a tenere il bambino”.
Il diciannovenne, inoltre, l’avrebbe percossa numerose volte “sia nel periodo in cui l’aveva privata della libertà personale, sia nei due giornl successivi, nei quali continuava a trattenersi nel suo paese e a frequentare la sua abitazione, cagionandole lesioni personali consistite in contusioni multiple, in abuso sessuale, ecchimosi al collo, ematomi al braccio ed avambraccio sinistro e coscia sinistra, nonché ustioni di sigaretta su una mano, giudicate guaribili in 10 giorni”.
Silvana Cortignani
– Diciassettenne sequestrata, rapinata e stuprata da un buttafuori
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