Monterosi – (sil.co.) – Fratelli presi a martellate in un cantiere il pomeriggio del 5 dicembre 2007, imputato finisce sotto processo per tentato omicidio a distanza di tredici anni.
A suo tempo, aveva fatto perdere le tracce. Ed è stato rintracciato solo lo scorso 4 marzo, mentre nel mondo stava scoppiando la prima grande ondata di pandemia da Coronavirus. Si tratta di uno dei due indagati che si sono resi irreperibili prima del processo in cui sei imputati romeni dovevano rispondere di lesioni aggravate e tentato omicidio.
Vittime due connazionali, due fratelli, uno dei quali, secondo quanto emerso in aula, sarebbe stato preso a martellate in testa proprio dall’attuale imputato.
L’uomo, difeso dall’avvocato Alfredo Parroccini, è stato ritrovato la primavera scorsa, tre anni dopo l’assoluzione del 17 luglio 2018 dei quattro imputati che si sono sottoposti a processo e ben tredici anni dopo il fatto di sangue che per poco non è finito in tragedia al cantiere Terre dei consoli di Monterosi alla vigilia del ponte dell’Immacolata 2007.
Ieri mattina sarebbe dovuto iniziare il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, al quale lo stesso pm Stefano D’Arma ha fatto notare come in caso di riqualificazione del reato da tentato omicidio a lesioni aggravate, nei confronti di quello dei due fratelli che riportò le lesioni più gravi, sarebbe da dichiarare il non luogo a procedere in quanto estinto per prescrizione. D’altra parte, così finì nell’estate del 2018 il processo ai quattro connazionali.
Secondo quanto emerso durante le indagini dell’epoca, gli imputati avrebbero accerchiato, picchiato e preso a martellate due fratelli carpentieri all’uscita dal lavoro, attorno alle 16, nei pressi dello spogliatoio del cantiere Terre dei consoli. Per la procura, l’azione fu premeditata”.
Tre ore prima della presunta aggressione, avrebbero avuto una lite con i due fratelli. Motivi di lavoro, essendo colleghi. E per l’accusa sarebbe stato questo il movente che avrebbe scatenato la “spedizione punitiva premeditata”. Le vittime, uscite dal cantiere, sarebbero state raggiunte fuori dallo spogliatoio da almeno otto persone. Ma solo in sei vennero identificate e di due, per l’appunto, si persero le tracce. Uno è a tutt’oggi uccel di bosco.
Calci, schiaffi, pugni e poi botte con gli attrezzi
Calci, schiaffi e pugni. Gli aggressori sarebbero poi passati agli arnesi da lavoro. Secondo la procura, uno dei due fratelli sarebbe stato atterrato con una livella, per poi ricevere una raffica di martellate sulla schiena e sulle gambe. Una ferita lacero contusa alla testa, qualche frattura e trenta giorni di prognosi. L’altro fratello è invece più grave. Le martellate le avrebbe prese tutte sulla testa, e in ospedale sarebbe arrivato in condizioni disperate e con un gravissimo trauma cranico.
Per i quattro che sono stati assolti dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mettei, la procura aveva chiesto 12 anni di reclusione ciascuno per tentato omicidio, ma il reato fu riqualificato in lesioni aggravato e dichiarato già due anni fa prescritto.
“E’ stato lui a dare le martellate”
Qui potrebbero fare la differenza le dichiarazioni rilasciate in aula dai testimoni, secondo cui sarebbe stato l’imputato a sferrare le martellate, di cui il pm ha ottenuto l’acquisizione. Ma la difesa, che anche ha ottenuto l’acquisizione dei verbali, ha sottolineato come al processo si sia tentato scaricare tutto sugli imputati irreperibili, tirando fuori martellate che non erano nemmeno menzionate nelle sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri di Monterosi e Roma Prima Porta.
In previsione di una probabile riqualificazione del reato alla luce della sentenza del 17 luglio 2018, le cui motivazioni sono state acquisite dal collegio, il processo è stato rinviato senza sentire nemmeno i testimoni, al 14 luglio 2021. Per quella data, studiate le carte della difesa e dell’accusa, si deciderà se può ancora reggere, nei confronti del solo attuale imputato, l’accusa di tentato omicidio.
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