Antonio Russo
Viterbo – Camionista morto nel tir in fiamme sulla superstrada, il conducente del mezzo pesante viaggiava oltre il limite e con un carico eccessivo. Pochi secondi prima dello schianto, inoltre, sarebbe stato al telefono.
È l’incidente sfociato in un terribile rogo avvenuto attorno alle ore 19,54 del 18 luglio 2017 al chilometro 59 della SS 675, ad appena 290 metri dall’uscita Viterbo Nord della Viterbo-Orte, in direzione di Monte Romano.
Tre i mezzi coinvolti: il tir che era sulla Trasversale e due vetture che si stavano immettendo dallo svincolo sulla Cassia Nord. “Una rampa pericolosa, di 37 metri invece di 75, che oggi non si farebbe più, non contestabile, ma ampiamente censurabile da un punto di vista tecnico”, ha sottolineato lo stesso perito dell’accusa, l’ingegnere Lucio Pinchera, professore universitario e consulente anche nel caso delle due amiche falciate da un’auto a Corso Francia.
A processo davanti al giudice Roberto Colonnello per omicidio stradale il conducente della seconda delle due auto che percorrevano incolonnate la rampa. Vittima Antonio Russo, un autotrasportatore 41enne, di San Felice a Cancello in provincia di Caserta, il cui corpo è stato trovato carbonizzato al posto di guida. Non sarebbe però morto nell’incendio divampato nella cabina di guida, ma per lo sfondamento del cranio.
L’imputato viaggiava a bordo di una Audi A5 di colore bianco. Nell’immediatezza il pm Stefano D’arma iscrisse nel registro degli indagati anche il conducente della jeep Chrysler Patriot di colore nero che gli stava davanti, un militare, la cui posizione è stata poi archiviata. I due mezzi si stavano immettendo, quando sono stati tamponati dall’autoarticolato Iveco Stralis di colore rosso che stava sopraggiungendo, proveniente da Terni, col suo carico di 2 bobine d’acciaio del peso di oltre 200 quintali.
Tra i testimoni ascoltati durante l’udienza di ieri il professor Pinchera, l’ingegnere incaricato della perizia cinematica dalla procura, il quale ha chiamato in causa anche il conducente della Crysler, perplesso che la sua posizione sia stata stralciata.
“Sono tre i veicoli coinvolti, non se ne può togliere uno”, ha sottolineato il consulente. “Un elemento certo e indiscutibile è la condotta della vittima, che viaggiava minimo a 85 chilometri orari in un tratto in cui il massimo consentito è 70, con un eccesso di carico di 9mila chili. Una condotta alternativa avrebbe avuto un esito completamente diverso”, ha esordito.
“L’evento morte è dovuto alla condotta della vittima e abbiamo anche la prova che a innescare il pericolo da cui è derivato l’esito è stato il conducente della Chrysler. Quando il mezzo pesante ha impattato due volte lateralmente sulla Audi, era già in frenata. E non è dimostrabile che l’invasione di corsia da parte della vettura, che era sulla linea di marcia, ne abbia favorito la perdita di controllo”, ha spiegato Pinchera, ribadendo più volte che “c’è la certezza che è stato il primo conducente, la cui auto era tutta orientata a destra, a innescare il pericolo”.
Il video del tir avvolto dalle fiamme
Il corpo carbonizzato della vittima al posto di guida è stato identificato grazie al telefono cellulare ritrovato all’interno della cabina e al successivo test del Dna. Del cellulare sono poi stati acquisiti i tabulati.
È emerso che pochi secondi prima dell’impatto la vittima sarebbe stata al telefono, dalle 19,50 per circa quattro minuti, 217 secondi. Una telefonata cominciata, secondo la cella agganciata, all’altezza di Vitorchiano e conclusasi con normali saluti, secondo l’interlocutore, quindi prima dello schianto.
In aula anche il personale della stradale, che ha effettuato i rilievi e ha ricostruito la dinamica del sinistro. Il tir sarebbe prima finito fuori strada, per poi schiantarsi frontalmente contro il guardrail del ponte che sovrasta la Cassia Nord. Sfondata la barriera di contenimento, la cabina di guida è rimasta in bilico sul cavalcavia. E’ precipitato, invece, su un pendio tra la superstrada e la Cassia Nord, il rimorchio del tir, che ha perso il carico di bobine di alluminio, una delle quali finita sulla ex statale in un momento in cuik non stava transitando nessuno, altrimenti avrebbe potuto provocare una strage. Uno schianto violentissimo. L’abitacolo è stato sventrato, l’autoarticolato ha preso fuoco e le fiamme hanno inghiottito Antonio in un attimo.
Il processo per la sua morte riprenderà a marzo.
Silvana Cortignani
Multimedia: Fotocronaca: Camion fuori strada prende fuoco – Video: Tir in fiamme sulla superstrada – L’intervento dei soccorritori
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