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Tribunale - Secondo l'accusa incastrato dal movente e dall'arma del delitto, una balestra da caccia con binocolo sovrapposto

Uccisione del cane Nuvola, la procura fa appello contro l’assoluzione del militare

di Silvana Cortignani
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Nuvola, il cane ucciso con una balestra

Nuvola, il cane ucciso con una balestra


Fabrica di Roma – Uccisione del cane Nuvola, la procura ricorre in appello contro l’assoluzione in primo grado del militare accusato di avere trapassato a  colpi di balestra la cucciola di pastore maremanno dei vicini di casa, morta dissanguata nella sua cuccia il 26 maggio 2013 in una villetta di una zona residenziale di Fabrica di Roma.

La pm Paola Conti, che ha chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione, ha depositato nei giorni scorsi l’appello, in seguito alla pubblicazioni delle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 8 gennaio, il giudice Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo ha assolto per non avere commesso il fatto un militare 49enne dell’esercito. Difeso dall’avvocato Giovanni Tripodi del foro di Roma.

A incastrare l’imputato, secondo l’accusa, il movente (ce l’aveva coi cani dei vicini, appassionati animalisti, tenuti nel giardino adiacente alla sua proprietà) e il possesso della presunta arma del delitto, ovvero una balestra da caccia marca Royal di colore militare con binocolo sovrapposto, oltre a cinque frecce in alluminio con punta conica, che secondo l’accusa sarebbe stata usata per scagliare il dardo che aveva trafitto l’animale.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


A salvare il militare anche l’alibi fornito al processo da alcuni conoscenti, presso la cui abitazione avrebbe pranzato e trascorso parte del pomeriggio della domenica in cui fu massacrata Nuvola. E poi la perizia disposta dal tribunale sui “dardi”, che non sarebbero stati, secondo il consulente del giudice di primo grado,  l’arma del delitto. 

Nelle motivazioni vengono inoltre sottolineate alcune presunte carenze nelle indagini che potrebbero avere inciso sulla mancata formazione di prove sufficienti per corroborare l’impianto accusatorio al processo: “Non sono stati sviluppati tabulati telefonici funzionali a collocare l’imputato sul luogo del fatto il giorno dell’uccisione di Nuvola, non sono stati operati accertamenti dattiloscopici o genetici funzionali a collocare il prevenuto sul luogo del fatto, non sono state trovate (né cercate) tracce biologiche del cane sugli abiti, sulla persona o comunque in luoghi riconducibili all’imputato”.


“Chi è entrato lo ha fatto appositamente per uccidere il cane”,

“Chi è entrato lo ha fatto appositamente per uccidere il cane”, ha sottolineato la pm Paola Conti, chiedendo la condanna dell’imputato lo scorso 17 dicembre. Un argomento sul quale concorda anche il giudice di primo grado. 

“Chi è stato? C’è una sola risposta: la sola persona cui i cani davano fastidio in tutto il circondario. Uno che sapeva bene cosa fosse una punta da caccia con quattro lame. L’imputato, che è un maresciallo della Folgore, appartiene a un corpo speciale, le cui truppe sono speciali e fanno specifici addestramenti”, ha detto la pm.

“Nessuno degli altri vicini di casa dei proprietari di Nuvola si era mai lamentato dei cani, tranne l’imputato. Secondo lui abbaiavano troppo, secondo gli altri vicini come tutti i cani. Ed è da escludere l’ipotesi di un ladro che si è spaventato trovandosi davanti un cane. I ladri non vanno in giro a rubare armati di balestre da caccia coi dardi quadrangolari clandestini comprati su internet”, ha proseguito il pubblico ministero.

Nuvola è morta di una morte atroce. “E’ morta nella sua cuccia, con le visceri di fuori dopo essere stata trapassata da parte a parte.  La freccia ha lacerato perfino il cuscino e la cuccia di plastica dove si era rifugiata. Si è tentato di dire che è Nuvola è stata presa a picconate, ma del piccone non è stata trovata traccia, dei dardi sì“, ha sottolineato la pm.


Nuvola, le foto scattate subito dopo l'uccisione e finite nel fascicolo della procura

Nuvola, le foto scattate subito dopo l’uccisione e finite nel fascicolo della procura


L’Enpa tra le parti civili

Tre le parti civili assistite dagli avvocati Anna Paradiso, Giacomo Barelli e Dominga Martines: sono il proprietario, Franco Crestoni, 75 anni, anche a nome della moglie nel frattempo deceduta; l’Enpa, nella persona della legale rappresentante Carla Rocchi; l’associazione animalista, Incrociamo le zampe onlus, con la presidente Rita Storri.

Silvana Cortignani


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1 maggio, 2021

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