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Tribunale - Operazione "Barbarie" - Era imputato di abbandono di incapaci e maltrattamenti in concorso - Le titolari, madre e figlia, furono arrestate dai Nas

Ospizio lager di Settevene, assolto il medico curante delle vittime

di Silvana Cortignani
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Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati


Nepi – Ospizio lager di Nepi, assolto dall’accusa di maltrattamenti aggravati in concorso e abbandono di incapaci il geriatra Raffaele Conforti. 

Si è chiuso così, ieri, l’ultimo capitolo dell’operazione “Barbarie” sfociata il 26 novembre 2013 nell’arresto delle titolari della casa alloggio “Serena Senectus” di Settevene. Le due donne, madre e figlia, Rosalia Ceci e Michelina Miseria, di 78 e 59 anni, hanno patteggiato rispettivamente un anno e 10 mesi e un anno e 6 mesi il 30 marzo 2017. 

La fine di un incubo per il noto geriatra romano di 75 anni. “Un incubo durato otto anni per il mio assistito, che era soltanto il medico curante degli ospiti della struttura”, il commento a caldo del difensore Marco Russo, che ha assistito l’imputato assieme alla collega Veronica Paturzo del foro di Roma. 

Il medico, che non era il responsabile sanitario della casa di riposo, indagato solo successivamente al blitz del Nas dei carabinieri, è stato rinviato a giudizio quattro anni fa, lo stesso giorno in cui le titolari hanno patteggiato, con l’accusa di maltrattamenti aggravati in concorso e abbandono di incapaci, omessa custodia e altri reati connessi alla sua attività. Parti civili cinque familiari delle presunte vittime.

Nei filmati delle telecamere nascoste si vedono i dieci anziani ospiti, quattro dei quali non autosufficienti, presi a schiaffi e pugni, insultati o legati mani e piedi alla tavola durante i pasti. Il giorno del blitz, furono trasferiti a Faleria con tre ambulanze, un pulmino, tre infermieri e un assistente sociale. 

Terribili le testimonianze del personale della struttura, sentito all’udienza del 10 dicembre 2019: “Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”


Marco Russo con il codifensore Veronica Paturzo dopo la sentenza

L’avvocato Marco Russo con il codifensore Veronica Paturzo dopo la sentenza


Il pubblico ministero ha chiesto tre anni, gli avvocati Russo e Paturzo l’assoluzione. 

“Non poteva non sapere. Quando le salme degli anziani sono state riesumate, è emerso che una poveretta aveva cicatrici da piaghe da decubito fino alle ossa, profondissime, non è credibile che il medico non se ne sia accorto”, ha sottolineato l’accusa. Nel 2015 furono riesumati i corpi di quattro presunte vittime, in seguito alla perizia super partes disposta dal tribunale in sede di incidente probatorio. Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non emerse un nesso di causalità tra i maltrattamenti filmati dai carabinieri con delle microcamere nascoste e le morti sospette.

“I pestaggi sono avvenuti tra luglio e novembre 2013, il mio assistito in quell’arco di tempo si è recato nella struttura una sola volta, il 21 novembre”, ha replicato, tra le altre cose, la difesa. “Si recava presso la casa alloggio di Settevene secondo necessità, soltanto per seguire i suoi pazienti e riferirne le condizioni di salute ai familiari, come avrebbe fatto se fossero stati in casa propria, consigliando, se il caso, il ricovero in ospedale. Non ha alcuna responsabilità dell’aggravamento delle piaghe da decubito, per la cura delle quali dava precise indicazioni alle titolari”, ha ribadito l’avvocato Russo. 

Il giudice Elisabetta Massini ha assolto il geriatra dall’accusa di maltrattamenti aggravati in concorso “per non avere commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di abbandono di incapaci relativamente a otto degli anziani, mentre per altri due il reato è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. 

Silvana Cortignani


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16 luglio, 2021

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