Bimbo ucciso dal padre a Vetralla - Processo per il muratore 45enne in attesa di giudizio per l'omicidio del figlioletto - Poche settimane prima era stato allontanato dai familiari
di Silvana Cortignani

Matias Tomkow con il padre Mirko
Vetralla – Bimbo ucciso dal padre a Vetralla, al via il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia a Mirko Tomkow. Processo subito per il 45enne d’origine polacca in attesa di giudizio per l’omicidio del figlioletto. Le minacce di morte alla moglie davanti al bambino sarebbero state all’ordine del giorno. Tanto da spingere la donna a rivolgersi ai carabinieri poche settimane prima del feroce delitto.
“Giuro che io ti do fuoco con la benzina e poi mi ammazzo”, avrebbe minacciato la moglie la scorsa estate. Parole “profetiche”. Prima di svenire a causa dell’alcol ingerito, dopo avere ucciso il figlio, avrebbe cosparso un lenzuolo di benzina, col probabile intento di incendiare tutto. Qualcuno ipotizzò, a caldo, dopo avere ammazzato anche la moglie al suo rientro dal lavoro. Per la chiusura dell’inchiesta mancherebbe solo il risultato dell’autopsia sul corpo del bambino.
Mirko Tomkow è il muratore 45enne che nel primo pomeriggio dello scorso 16 novembre ha barbaramente assassinato il figlioletto di 10 anni, appena tornato a casa da scuola, all’interno dell’appartamento al civico 6 di Stradone Luzi nella frazione di Cura di Vetralla mentre la moglie Mariola Rapaj, una 38enne d’origine albanese, era al lavoro.
Un posto dove l’imputato non sarebbe dovuto stare, essendo stato colpito il 10 settembre dal divieto di avvicinamento ai familiari – nonostante la moglie, dopo la segnalazione ai carabinieri non abbia voluto sporgere denuncia – motivo per cui si trova in carcere da tre mesi non solo per omicidio volontario aggravato, ma anche per avere violato la misura cautelare disposta dal tribunale su richiesta della pm Paola Conti.

Vetralla – Mazzi di fiori sotto casa del piccolo Matias
“Maltrattava anche il figlio, costretto ad assistere… “
Nell’ordinanza il gip Giacomo Autizi scrive: “Emerge come l’indagato abbia realizzato condotte reiterate nel tempo, consistite in aggressioni fisiche, minacce di morte e ingiurie abituali. Il Tomkow si relazionava con la compagna nelle forme dell’aggressività e della violenza, isolandola socialmente. Maltrattava anche il figlio, costretto ad assistere a tali contegni lesivi”.
Il tribunale, accogliendo la richiesta avanzata il 15 ottobre dalla pm Conti, ha disposto per il 45enne il giudizio immediato, senza il passaggio dall’udienza preliminare. Ma nemmeno la fissazione di un processo “lampo” è bastata a scongiurare la tragedia che si è consumata il 16 novembre.
A marzo saranno sentiti tutti i testi dell’accusa
Tomkow ieri in tribunale non c’era. Non ha chiesto di essere tradotto dal carcere per essere presente all’udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Udienza rinviata per motivi procedurali al 29 marzo quando, oltre all’ammissione prove, è già previsto l’ascolto di tutti i testi della lista dell’accusa. E’ stata inoltre già fissata l’udienza successiva, che si terrà il prossimo 12 aprile.
Manca ancora l’esito dell’autopsia sul piccolo Matias
Nel frattempo non sono ancora chiuse le indagini per la morte del piccolo Matias. Manca ancora il deposito della relazione relativa all’esame autoptico disposto dal pubblico ministero Stefano D’Arma, titolare col procuratore capo Paolo Auriemma del fascicolo contro il genitore detenuto a Mammagialla con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Per l’uomo, che rischia una condanna all’ergastolo, si profila un processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Tomkow “più lucido” dopo tre mesi di carcere
Intanto, secondo il difensore di fiducia, l’avvocato Paolo Grazini del foro di Viterbo, a distanza di tre mesi dal delitto il 45enne sembrerebbe “più lucido” di quanto non sia apparso nelle prime settimane. Quando fu ritrovato, privo di conoscenza in mansarda, a causa dell’ingente quantità di alcol ingerito, fu ricoverato per qualche giorno all’ospedale di Belcolle. Come si ricorderà, prima di salire in soffitta, aveva nascosto il cadavere martoriato del bambino nel cassettone del letto, dove è stato rinvenuto dai soccorritori quando è scattato l’allarme.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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