Viterbo – (sil.co.) – Le avrebbe strappato le mutandine rosa per violentarla poi le avrebbe gettate nella spazzatura dove poco dopo sono state rinvenute dai carabinieri.
Al via il processo al 52enne, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, sottoposto dal 17 settembre dell’anno scorso alla misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dalla presunta vittima.
Denunciato il 29 agosto 2021, è stato iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale, lesioni e rapina nonché appropriazione indebita e danneggiamento aggravati.
Mercoledì, a distanza di sette mesi dalla querela e di sei mesi dall’applicazione della misura, è comparso davanti al collegio del tribunale di Viterbo per l’udienza di ammissione delle prove, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato da parte della procura.
L’avvocato Paolo Delle Monache
Violentata dopo una scenata di gelosia
L’imputato, che ha sempre negato i presunti abusi, fornendo una versione alternativa dei fatti che gli vengono contestati, sostiene che i rapporti sessuali siano stati consenzienti.
La vittima sarebbe stata violentata all’interno dell’abitazione dell’indagato, in seguito a una scenata di gelosia, dopo di che il cinquantenne, cui viene contestata anche l’aggravante della relazione sentimentale, avrebbe palesato “evidente spregiudicatezza e crudeltà”, distruggendo due cellulari della donna e sottraendole dieci euro dalla borsa.
Strappati di dosso mutandine e gioielli
Durante la violenza, l’ex le avrebbe messo una mano sulla bocca per impedirle di urlare, strappandole le mutandine, un paio di slip di colore rosa, poi gettati nella spazzatura, dove sono stati ritrovati, effettivamente rotti, durante la perquisizione scattata in seguito alla querela.
Successivamente, inoltre, le avrebbe strappato di dosso dei monili che, a suo dire, le avrebbe regalato nel corso della relazione, durata un paio d’anni, nonostante la donna si fosse detta pronta a restituirglieli spontaneamente su sua richiesta: un bracciale d’oro e una collana d’oro con due ciondoli, una croce d’oro e una medaglia a forma di ragno, anch’essi ritrovati rotti e ammaccati a casa del cinquantenne durante la perquisizione.
Seguita al supermercato dopo gli abusi
L’indagato l’avrebbe quindi seguita al supermercato, dove avrebbe dato in escandescenze, facendo accorrere i carabinieri che lo hanno fermato e identificato mentre, in stato di alterazione, discuteva animatamente con la vittima davanti a dei testimoni. La donna, allora, ha detto ai militari che poco prima era stata aggredita e violentata dall’uomo, sporgendo poi formale querela in caserma.
Non sarebbe stata la prima volta
Non sarebbe stata la prima volta. Già in passato la vittima sarebbe stata picchiata, rinunciando però a farsi refertare dai sanitari del pronto soccorso e perdonando anzi il compagno, come confermato dalla sorella che, sentita a sommarie informazioni, avrebbe detto di averla vista, la primavera scorsa, con un occhio nero e vari lividi sul corpo. Stavolta è stata affidata alle cure dei medici dell’ospedale di Belcolle, che per le lesioni riportate, tra cui spicca un graffio sull’addome, l’hanno giudicata guaribile in dieci giorni.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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