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Operazione Cashier's Check - Udienza preliminare rinviata di sette mesi a causa della nullità dell'avviso di fine indagine per 16 indagati - Tra loro i due viterbesi arrestati nel blitz del 2017

Pensionati senza rimborsi, slitta il processo

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Viterbo – (sil.co.) – Pensionati e vittime di incidenti senza rimborsi e risarcimenti a causa del furto presso i centri di smistamento di mezza Italia degli assegni circolari inviati per posta da privati e enti pubblici, si allungano i tempi del processo ai componenti della banda sgominata il 23 febbraio 2017 dai carabinieri di Viterbo con i sei arresti e la quarantina di denunce a piede libero dell’operazione Cashier’s check. 

E’ destinata infatti a slittare di altri sette mesi, al 21 ottobre, la prima delle tre udienze preliminari che si sarebbe dovuta tenere l’altro ieri davanti al gup del tribunale di Roma a carico dei 39 imputati che rischiano il rinvio a giudizio tra cui una decina di viterbesi, indagati a vario titolo per ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere. 


Operazione Cashier's check - Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro

Operazione Cashier’s check – Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro


Tra i 39 per cui gli inquirenti hanno chiesto il processo ci sono, dome detto, una decina di viterbesi, per lo più teste di legno, usati per cambiare gli assegni su conti correnti aperti ad hoc.

C’è poi la coppia arrestata nel blitz di cinque anni fa, assieme ai presunti vertici del sodalizio (tre napoletani tra cui una donna e un romano). Si tratta, come è noto, di Marco Antonio Carriere e di Giuseppe Salustro, 31 e 35 anni, difesi dall’avvocato Luigi Mancini, che avrebbero agito da intermediari, reclutando gente disposta a cambiare assegni di dubbia provenienza in cambio del 10 per cento. A Salustro e Carriere sarebbe invece spettato il 25 per cento. 

A distanza di oltre cinque anni dall’operazione, si sarebbe dovuta tenere lunedì 14 marzo 2022, davanti al gup del tribunale di Roma, la prima delle tre udienze preliminari a carico dei 39 indagati che rischiano il rinvio a giudizio. Ma l’udienza è stata rinviata dopo che il giudice, su istanza delle difese, ha preso tempo per esaminare una eccezione relativa alla possibile nullità dell’avviso di fine indagine, il temuto 415 bis che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, recapitato agli indagati dal tribunale capitolino, cui sono stati rinviati gli atti dal riesame che, a sua volta, pochi giorni dopo gli arresti, aveva annullato le sei ordinanze di custodia cautelare, dichiarando l’incompetenza territoriale del tribunale di Viterbo.

Non una questione di lana caprina, ma una cosa seria. Tanto che già ieri il gup, a tempo di record, ha preso una decisione, disponendo la notifica del rinvio a giudizio per difetto di nullità del 415 bis nei confronti di 16 imputati, tra i quali Carriere e Salustro, con stralcio delle relative posizioni e restituzione del fascicolo integrato al pm affinché provveda a sanare la notifica, in vista dell’udienza fissata al prossimo 21 ottobre, per procedere alla riunione con il procedimento a carico degli indagati non stralciati. 

Ergo, bisognerà aspettare fino al prossimo autunno, anche per sapere se saranno accolte le richieste di patteggiamento e rito abbreviato avanzate da alcuni difensori per i propri assistiti che, in caso die sito positivo, potrebbero uscire dall’inchiesta e dal processo beneficiando, in cao di condanna, dello sconto di un terzo della pena. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 marzo, 2022

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