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Bimbo ucciso - Contestato l'omicidio pluriaggravato da premeditazione, vincolo familiare, minore età della vittima, motivi futili e abietti, sevizie e crudeltà - VIDEO DELLA SENTENZA

Ergastolo a Tomkow, la pm: “Matias ucciso dal padre per vendicarsi della moglie”

di Silvana Cortignani
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Matias Tomkow con il padre Mirko

Matias Tomkow con il padre Mirko


Viterbo – Ergastolo a Mirko Tomkow, la pm Paola Conti: “Matias è stato ucciso dal padre per vendicarsi della moglie”.

E’ stato uno dei punti cardine della requisitoria del pubblico ministero, che ha ricostruito per la corte d’assise tutti i passaggi che hanno condotto il muratore 45enne di Vetralla a commettere il crimine più efferato, l’uccisione del proprio figlio.

La corte d’assise lo ha condannato all’ergastolo con isolamento diurno per un anno, più pene accessorie, nonché a una provvisionale di 200mila euro alla moglie Mariola Rapaj e di 100mila euro ciascuno ai cognati Marcela Rapaj e Ubaldo Marcelli, per i quali Matias era come un figlio.

Il difensore di parte civile Michele Ranucci ha anticipato la richiesta di un risarcimento di due milioni di euro per la madre e di un milione di euro per gli zii. 



Lo zio Ubaldo, l’unico in aula dopo che gli psichiatri della Asl hanno vietato alla mamma di Matias di presenziare al processo, ha ascoltato in silenzio la lettura del dispositivo.

Dentro il box dei detenuti, Mirko Tomkow è rimasto impassibile fine alla fine. Senza mai chiedere prendere la parola per chiedere scusa o piangere una lacrima. Neanche durante l’interrogatorio-confessione del 27 giugno.

“Una sentenza giusta – commenta l’avvocato Ranucci per la famiglia – che fa seguito a una ricostruzione ineccepibile e molto scrupolosa da parte della pm Paola Conti. Siamo soddisfatti, ma il dolore resta. Niente riporterà in vita e tra le braccia della sua mamma e dei suoi zii il piccolo Matias”. 


Mirko Tomkow alla lettura della sentenza

Mirko Tomkow alla lettura della sentenza


E’ partita da lontano la pm Conti. Dai calci dati a Mariola incinta nel 2011 da un marito che non si è mai occupato del figlioletto, cui pensava invece lo zio, ritenuto da molti essere il padre, perché lo portava a scuola, a fare sport, a comprare libri e vestiti, a fare passeggiate nell’amatissima Roma.

Tutti particolari emersi dopo la segnalazione del 7 agosto 2021 ai carabinieri di Vetralla di maltrattamenti in famiglia di un’amica della moglie, sfociata nell’allontanamento del 10 settembre. Poi ci sono state le foto col cappio al collo inviate alla cognata prima di far perdere le proprie tracce il 25 ottobre, il ricovero in una struttura Covid della capitale dove è rimasto fino al 16 novembre, giorno del delitto.

Alla moglie e al cognato avrebbe fatto credere che sarebbe tornato la sera se non addirittura il giorno successivo. Prendendo poi tre treni la mattina di buonora e abbandonando appositamente il cellulare tra i sedili dell’ultimo convoglio, per essere a Vetralla prima di pranzo e dell’uscita da scuola del figlioletto.


Paola Conti

La pm Paola Conti


“E’ tornato senza dirlo a nessuno, per uccidere”, ha detto Paola Conti. “Tomkow ha sempre meditato propositi di vendetta, fin da quando, il 14 agosto, pochi giorni dopo dopo avere minacciato la moglie di darle fuoco, ha comprato la tanica da cinque litro di benzina trovata aperta in soffitta, che ha versato in casa e sul corpo del piccolo Matias dopo averlo ucciso. Se non fosse svenuto per l’alcol ingerito, chissà cosa altro sarebbe successo”, ha proseguito.

“Reo confesso davanti alla corte d’assise, Tomkow ha spiegato che era ubriaco. Un’aggravante l’ubriachezza, perché si è stordito di alcol per crearsi uno stato di incoscienza e portare a termine il suo proposito criminoso”.

“Aveva un tasso di 3,9 quando è giunto in ospedale e appena sceso dal treno è andato a comprarsi tre bottiglie di vodka, che si è messo a bere in soffitta mentre aspettava che Matias tornasse da scuola. Aveva programmato tutto, è andato in Stradone Luzi per uccidere”, ha concluso.

La pm Conti ha chiesto l’ergastolo per omicidio pluriaggravato da premeditazione, vincolo familiare, minore età del bambino, motivi abietti e futili, sevizie e crudeltà. Quest’ultima l’unica aggravante non riconosciuta dalla corte d’assise, le cui motivazioni saranno rese note tra tre mesi.

Dopo di che i difensori Pier Paolo Grazina e Sabina Fiorentini potranno, se credono, ricorrere in appello. Durante la discussione hanno chiesto di riqualificare il reato in omicidio colposo, perché Tomkow, che non ha mai chiesto perdono in aula né mostrato alcun rimorso o pentimento, secondo loro non avrebbe voluto uccidere Matias, ma solo che smettesse di gridare quando gli ha rotto il cellulare, disturbato perché squillava.

Silvana Cortignani


Mariola Rapaj con il figlio Matias

Matias in una foto con la mamma Mariola


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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9 luglio, 2022

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