Leonarda Cianciulli
Viterbo – (sil.co.) – Saponificatrice di Correggio, caduto in prescrizione dopo oltre dieci anni il reato di plagio restano le stuatuizioni civili. Così ha deciso la corte d’appello di Roma in merito alla nota vicenda del libro stampato in provincia di Viterbo sul caso di Leonarda Cianciulli, la serial killer degli anni Trenta finita al centro di una contesa editoriale. Era l’assassina che bolliva le vittime nel pentolone. Tre quelle accertate. Tutte donne.
Leonarda Cianciulli
Risale a quattro anni fa, il 18 luglio 2018, la sentenza di primo grado con cui il giudice Giovanni Pintimalli del tribunale di Viterbo ha condannato a tre mesi per plagio l’autore del volume al centro della contesa. Un libro copiato senza essere mai stato pubblicato.
Alla sbarra è finito Fabio Sanvitale, uno scrittore di Pescara, difeso dalla legale Diamante Ceci, il quale, oltre ad essere stato condannato a tre mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena e non menzione), è stato anche condannato a risarcire del danno subito, da liquidarsi in sede civile, la vittima, ovvero l’editore ferrarese Fausto Bassini.
“Al termine di una battaglia giudiziaria lunga ben undici anni, questa è la vittoria di tre valenti professionisti: l’avvocato Marco Fornaciari del foro di Reggio Emilia (figlio di Piero Fornaciari, legale di parte civile nel clamoroso processo Cianciulli del 1946) che mi ha seguito sin dalle prime fasi di questa vicenda; e gli avvocati Carla Gelsomini ed Edoardo Maria Manni del foro di Viterbo che sono stati al mio fianco nella fase dibattimentale e che lo saranno in quella di liquidazione dei danni”, commenta Bassini.
“E’ la vittoria di uno studioso e persona perbene su un certo modo di intendere la criminologia, purtroppo talora radicatosi anche nell’università italiana, che antepone la spettacolarità al protocollo scientifico, la scrittura vuota di sapere alla ricerca di qualità, la mistificazione alla verità, la protervia all’etica”, sottolinea lo studioso.
“Una sentenza storica, un tribunale penale italiano che sancisce il plagio di un’opera inedita depositata alla Siae”, disse all’epoca l’editore di Ferrara, assistito al processo dagli avvocati di parte civile Manni e Gelsomini e nella fase pre dibattimentale dall’avvocato Fornaciari del foro reggiano, figlio dell’avvocato Piero Fornarciari, “implacabile accusatore” (parole della stessa Leonarda Cianciulli) al clamoroso processo del 1946, all’assise di Reggio Emilia, contro la saponificatrice di Correggio.
“Una vera e propria integrale copiatura di interi brani”, secondo i giudici della corte territoriale, che hanno sancito la vittoria anche in appello per il ferrarese.
Il volume “Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice” (Armando Editore), stampato a Ronciglione nel 2010 e firmato a quattro mani dal giornalista Fabio Sanvitale e dal criminologo Vincenzo Maria Mastronardi, costituisce un plagio di una sua opera inedita.
“Il reato è stato dichiarato caduto in prescrizione, ma le statuizioni civili sono state confermate. Ora il risarcimento”, commenta il diretto interessato.
“Con la sentenza del 18 luglio 2018 – ricorda Fausto Bassini – il tribunale penale di Viterbo stabiliva che il libro ‘Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice: nuove indagini e rivelazioni sul mostro di Correggio’, pubblicato da Armando Editore di Roma nella collana diretta da Vincenzo Maria Mastronardi Crimini & Criminali e firmato inscindibilmente a quattro mani da Fabio Sanvitale, giornalista pubblicista, e dallo stesso Mastronardi, criminologo dell’università di Roma ‘La Sapienza’ costituiva un plagio dell’opera inedita depositata alla Siae dallo studioso e ricercatore ferrarese Fausto Bassini, intitolata ‘Libro sulla storia biografica e giudiziaria di Leonarda Cianciulli in Pansardi (Montella, 18.04.1894 – Pozzuoli, 15.10.1970), detta ‘saponificatrice di Correggio’”.
Il volume incriminato era stato stampato nel novembre del 2010 dalla Tipolitografia Spada di Ronciglione.
“Risultano numerose e significative le parti del libro Sanvitale/Mastronardi riprese interamente dall’inedito Bassini depositato in Siae”, scriveva il giudice Pintimalli nelle motivazioni della sentenza di primo grado, che condannava per violazione del diritto d’autore (articolo 171, legge 633/1941) il Sanvitale, unico imputato alla sbarra, alla pena di tre mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno subìto da Bassini da liquidarsi in sede civile.
E’ stato lo stesso imputato a ricorrere in appello contro la condanna. I giudici di secondo grado, pur dichiarando di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, hanno confermato le statuizioni civili di primo grado.
Nelle motivazioni della sentenza n. 07448/22 emessa il 30 giugno 2022 dalla corte d’appello di Roma seconda sezione penale, recentemente depositate, si legge tra l’altro: “Orbene, il confronto tra l’opera depositata dal Bassini e quella pubblicata da Sanvitale-Mastronardi per i tipi della ‘Armando Editore’ recide qualsiasi dubbio. (…) Non si riscontra soltanto un grado di analogie e di affinità tale da far ritenere utilizzata la creatività e la soggettività espresse dal Bassini, ma si rileva una vera e propria integrale copiatura di interi brani (…), senza che sia riscontrabile un apporto individuale recato dal Sanvitale e dal Mastronardi, così dovendosi escludere ogni carattere di creatività, di originalità e di novità della seconda opera”.
Il Sanvitale è stato anche condannato a rifondere alla parte civile le spese sostenute nel grado di appello.
Articoli: Libro sulla saponificatrice di Correggio, le motivazioni della storica condanna per plagio – Saponificatrice di Correggio, condannato scrittore accusato di plagio – Saponificatrice di Correggio, valanga di testimoni al processo per plagio – In tribunale il caso della “Saponificatrice di Correggio”
Leonarda Cianciulli
L’assassina che bolliva le vittime nel pentolone
Leonarda Cianciulli, nata nel 1894 a Montella in provincia di Avellino e morta nel 1970 al manicomio di Pozzuoli, è una delle poche serial killer della storia. A 23 anni sposò Raffaele Pansardi, un impiegato del catasto, dal quale ebbe 4 figli (i soli sopravvissuti dopo 17 gravidanze, tra aborti spontanei e morti premature).
In pieno Ventennio, tra il 1939 e il 1940, uccise tre donne a colpi di scure in Emilia Romagna, dopo di che ci avrebbe fatto il sapone. Era stata già condannata per furto nel 1912, per minaccia a mano armata nel 1919 e per truffa nel 1927. A Correggio avrebbe gestito una sorta di mercatino dell’usato.
Nel suo memoriale “Confessioni di un’anima amareggiata”, scrive di una delle vittime: “Finì in un pentolone, come le altre due. Ma la sua carne era grassa e bianca. Quando fu sciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose”.
La prima donna a essere uccisa dalla “saponificatrice” fu Ermelinda Faustina Setti, 70enne attirata con la scusa di un futuro matrimonio a Pola. Così, il 17 dicembre del 1939, giorno previsto per la partenza, la donna si recò a casa dell'”amica” per farsi scrivere una lettera da spedire a casa, una volta giunta a Pola, e per firmare una delega indirizzata a Leonarda, che avrebbe dovuto gestire i suoi beni.
La seconda vittima fu Francesca Clementina Soavi, un’insegnante a cui Leonarda aveva promesso un lavoro al collegio femminile di Piacenza, che scomparve il 5 settembre del 1940.
Infine, il 30 novembre del 1940, l’ex soprano Virginia Cacioppo venne attirata dalla “saponificatrice” con la scusa di un lavoro a Firenze.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY