Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, killer incastrati dall’app di geolocalizzazione usata dalla moglie di Salvatore Bramucci per monitorare il marito e da quella della Smart a noleggio dei banditi. Intanto è caccia alle armi, cercate a casa di uno dei tre indagati a piede libero, un trentenne che sarebbe stato inchiodato dal Dna. Intanto i presunti sicari hanno fatto scena muta davanti alla gip Rita Cialoni.
Bacci e La Pietra pronti a ricorrere al riesama
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande della gip Rita Cialoni i due presunti killer del pregiudicato 58enne con importanti precedenti per estorsione e usura il cui cadavere, crivellato dei colpi di arma da fuoco che gli sono stati sparati alle 8,20, è stato rinvenuto una decina di minuti dopo al posto di guida dell suo suv Chevrolet Captiva di colore grigio da da tre ciclisti, che stavano facendo un’escursione in bicicletta nelle campagne di Soriano nel Cimino, la mattina di domenica 7 agosto.
Difesi rispettivamente dagli avvocati Giancarlo Costa e Antonio Rucco del foro di Roma, Tonino Bacci e Lucio La Pietra, entrambi romani, 48 anni, sono comparsi questa mattina davanti al magistrato del tribunale di Viterbo che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nella sala colloqui della casa circondariale di Mammagialla.
Al termine dell’interrogatorio lampo, i difensori si sono riservati di ricorrere al tribunale del riesame, rilevando, da loro punto di vista, “grossi buchi nella ricostruzione”, sostenendo la sussistenza di “elementi indiziari a discarico”. “Fortissimi elementi indiziari di estraneità”, secondo i legali.
La coppia di presunti sicari, esecutori materiali del delitto cui avrebbero concorso almeno altre tre persone, è finita in manette all’alba del 13 settembre.
Il parabrezza dell’auto di Bramucci e nel riquadro Tonino Bacci, uno degli arrestati
Caccia alle armi a casa di un trentenne tradito dal Dna
Nel frattempo sarebbe stato identificato grazie alle tracce di Dna rinvenute sulla scena del crimine uno degli altri tre indagati a piede libero per omicidio aggravato dalla premeditazione in concorso. Si tratta di un 32enne originario della Romania e residente a Guidonia Montecelio
Potrebbe appartenere a lui il Dna estrapolato dal mozzicone di sigaretta marca “Luckies” rinvenuta nel campo di nocciole adiacente la strada dove è avvenuto l’agguato mortale, a meno di un metro dall’asfalto, mentre più verso l’interno e verso il veicolo sono state scorte tracce di un pneumatico.
Contestualmente all’arresto dei presunti autori materiali del delitto è scattata la perquisizione personale e domiciliare dei locali e relative pertinenze nella disponibilità dell’indagato, estesa anche al domicilio informatico del 32enne.
I carabinieri, in particolare, hanno avuto mandato dalla procuratore Paolo Auriemma e dal pm Massimiliano Siddi di cercare “le armi utilizzate per il delitto, gli apparecchi cellulari ed ogni altro strumento informatico in suo uso (con facoltà di estrazione immediata di copia forense dei dati presenti nei computer e negli apparecchi cellulari, qualora possibile, con successiva restituzione degli stessi), all’interno dei quali potranno essere ragionevolmente rinvenuti elementi investigativi significativi, relativamente alle comunicazioni fra i correi nelle fasi di pianificazione, organizzazione ed esecuzione della cruenta azione delittuosa, nonché ogni altro elemento che la pg operante, in sede di perquisizione, riterrà utile ai fini investigativi”.
L’abitazione di Salvatore Bramucci, nel riquadro, nei pressi della quale è stato ucciso
La moglie della vittima poteva controllare il marito a distanza
Gli investigatori, che hanno ricostruito non solo i movimenti degli indagati il giorno del delitto, ma anche il sopralluogo del 4 agosto, sono stati aiutati dalla tecnologia.
Non solo le telecanere dei sistemi di videsorveglianza e le celle agganciate dai telefonini, ma anche delle applicazione innovative di cui possono essere dotati gli smartphone, come l’app di geolocalizzazione “Life 360” con la quale la moglie di Bramucci poteva monitorare “da remoto” il marito.
I dati, analizzati congiuntamente a quelli forniti dalla società UnipolTech – gestore del servizio di monitoraggio degli spostamenti della Smart bianca a noleggio dei banditi, dotata di dispositivo Gps installato dalla ditta proprietaria – hanno consentito di verificare che il 4 agosto Bacci era alla guida della vettura “pulita”, usata dal gruppo armato negli spostamenti assieme alla Giulietta grigia rubata.
Una curiosità, tra i “riscontri individulizzanti” di Bacci c’è anche un video ripreso dalla telecamera di sicurezza di bar nei pressi del casello autostradale di Orte dove si apprezza la presenza di una fasciatura sull’indice destro compatibile con il dato descrittivo del fotosegnalamento del Bacci datato 21 aprile 1999, in cui risulta l’annotazione “falange indice dx mancante in parte”.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.