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Omicidio di Salvatore Bramucci - Otto testimoni, tra cui la moglie di uno dei sicari, rischiano l'incriminazione per falsa testimonianza - FOTO E VIDEO
Soriano nel Cimino – La “vedova nera” Elisabetta Bacchio, condannata lunedì a 24 anni di carcere quale mandante e pianificatrice dell’omicidio del marito, fatto uccidere da un commando armato il 7 agosto 2022 a Soriano nel Cimino, è stata dichiarata dal presidente della corte d’assise Francesco Oddi “indegna a succedere a Bramucci”.
Una coppia apparentemente felice – Elisabetta Bacchio con Salvatore Bramucci
Ieri intanto il procuratore capo Paolo Auriemma, a margine della conferenza stampa sui maltrattamenti e la violenza sessuale in una casa di riposo di Latera, ha voluto elogiare espressamente il lavoro svolto dai carabinieri coordinati dal pm Massimiliano Siddi, che ha consentito una puntuale ricostruzione del delitto e dei suoi autori, sfociata nelle prime sei condanne di primo grado da parte della corte d’assise. Manca all’appello solo Ismail Memeti.
Per risarcire la figlia di primo letto del marito e il fratello, difesi dagli avvocati Antonio Filardi e Antonio Maria Carlevaro, cui sono stati riconosciuti 50mila e 25mila euro di provvisionale in vista del risarcimento in sede civile, Elisabetta Bacchio non potrà contare sul “tesoretto” attorno ai 600mila euro in orologi preziosi e contanti, che secondo il pm Massimiliano Siddi sarebbe stato il movente del delitto. Mascia e Isolino Bramucci, come è noto, hanno chiesto rispettivamente 500mila e 170mila euro di danni,
Delitto orchestrato a fine primavera di tre anni fa con la sorella Sabrina Bacchio e il cognato Dan Costantin Pomirleanu, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella, nonché il “supporto logistico” del “professore” che “vuole 30mila euro”, ovvero Antonio “Tonino” Bacci, all’epoca più o meno carismatico pregiudicato di Ponte di Nona, nell’hinterland capitolino, specializzato nel racket degli alloggi occupati.
Bacci, che pur schivando l’ergastolo è tra i sei coimputati quello condannato in primo grado alla pena più pesante, ovvero 28 anni di reclusione, fin dall’inizio si sarebbe portato dietro nell’impresa Alessio Pizzuti, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini, condannato a 18 anni, che secondo il pm Massimiliano Siddi pur non partecipando al delitto era presente a tutte le fasi preliminari.
Avrebbe invece ingaggiato solo all’ultimo momento quel Lucio La Pietra, difeso da Antonio Rucco, la cui foto con la sigaretta che gli pende dalle labbra pubblicata dalla stampa il giorno dell’arresto del 13 settembre 2022 avrebbe “rivelato” a parenti e amici il suo. a detta loro insospettabile, coinvolgimento nel delitto. Bacci è difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore,
Omicidio Bramucci – I primi tre arrestati, poche settimane dopo il delitto: Sabrina Bacchio, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Le sorelle diaboliche, Elisabetta e Sabrina, hanno evitato l’ergastolo in primo grado con gli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella e Paolo Delle Monache, tutti e tre del foro di Viterbo.
“Lucio la Pietra era tanto bravo, buono, sorridente, allegro, animatore delle comitive di amici, non sarebbe stato in grado di ammazzare una mosca, figuriamoci sparare a un uomo”, hanno insistito durante il processo parenti e amici citati dalla difesa. A partire dalla moglie, che sarebbe caduta dal pero sapendo che era stato arrestato per omicidio.
Anche la moglie di La Pietra, con una lunga sfilza di altri sette testi, rischia ora l’accusa di falsa testimonianza per cui la corte d’assise ha rinviato gli atti in procura.
Tra loro anche il 47enne romano, già indagato e poi archiviato per l’omicidio di Bramucci, sentito in aula lo scorso 15 luglio, che avrebbe ospitato in casa su richiesta di Bacci il settimo imputato, il macedone 56enne in carcere da Ognissanti Ismail Memeti detto Flavio o Tarzan, il quale avrebbe saputo che Bacci aveva commesso l’omicidio per cui era stato pagato 40mila euro.
Bacci il 4 agosto, giorno dell’ultimo sopralluogo sulla scena del crimine, avrebbe chiesto al 47enne alloggio per Memeti, che avrebbe rubato a un pregiudicato di Ronciglione e guidato la Giulietta grigia usata dal gruppo di fuoco il 7 agosto per l’agguato a Bramucci.
Non si sa se Memeti – oltre a guidare la Giulietta, l’auto con cui è stato posto in essere l’agguato, mentre la Smart che le faceva da apripista durante il “viaggio della morte”, a noleggio quindi “geolocalizzata”, era nascosta nella vegetazione – possa essere colui che ha sparato a Bramucci. Se ne saprà di più quando Memeti sarà giudicato, a parte, perché la sua posizione è stata stralciata, in quanto arrestato solo a Ognissanti.
Le difese di Bacci e La Pietra hanno sempre negato che i presunti killer fossero in grado di usare un revolver per uccidere e ribadito più volte che non sono emerse tracce biologiche della loro presenza sulla vettura usata per il delitto. Chissà che a bordo non ci fosse un “terzo” uomo.
Silvana Cortignani
Tribunale – Mascia, la figlia di Salvatore Bramuccci, e il fratello della vittima Isolino dopo la lettura della sentenza
Sei condanne per omicidio pluriaggravato in concorso:
– Elisabetta Bacchio, 24 anni di reclusione: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella – Sabrina Bacchio, 24 anni di reclusione: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache – Dan Costantin Pomirleanu, 20 anni di reclusione: nato nel 1990, detenuto dal 4 gennaio 2024, attualmente a Rebibbia, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella – Antonio Bacci, 28 anni di reclusione: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore – Lucio La Pietra, 27 anni di reclusione: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco – Alessio Pizzuti, 18 anni di reclusione: nato nel 1990, finito agli arresti domiciliari il 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
Parti civili il fratello e la figlia della vittima:
– Mascia Bramucci, 38 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi – Isolino Bramucci, 63 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.