Viterbo – (sil.co.) – Coppia di imprenditori in crisi per colpa del lockdown finiti nelle mani di una banda di strozzini, vittime e carnefici si spiavano a vicenda.
E’ emerso durante l’udienza di ieri del processo a quattro dei cinque arrestati (altri due furono indagati a piede libero) nel blitz messo a segno dai carabinieri nella primavera del 2021 con l’accusa di avere ricattato e strozzato un ristoratore viterbese e la moglie.
Tra loro due fratelli, uno dei quali ha patteggiato una condanna definitiva a un anno e otto mesi, mentre l’altro, con la compagna, un albanese residente a Terni e un italiano di Castel Giorgio sono a processo davanti al collegio. Il dibattimenti entrerà nel vivo il prossimo 15 novembre, quando saranno sentiti i primi quattro testimoni dell’accusa, tra cui marito e moglie, parte civile con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Massimo Oreste Finotto del foro di Terni, Fabio Menichetti di Roma e dallo studio Massatani di Viterbo.
Ieri, nel frattempo, il pubblico ministero Michele Adragna, ha chiesto e ottenuto dal giudice Eugenio Turco, presidente del collegio, l’acquisizione di documentazione già presente nel fascicolo della procura al momento in cui il sostituto ha chiesto per gli imputati il giudizio immediato.
“Si tratta di due cd – ha spiegato il magistrato – due supporti informatici all’interno del quale ci sono le stampe delle conversazioni avvenute su chat Whatsapp tra le parti nonché registrazioni di conversazioni tra presenti, registrate sia dagli imputati che dalle parti offese”.
Tra le prove documentali prodotte dal pm anche filmati di telecamere della videosorveglianza, oltre ad atti acquisiti a seguito di perquisizioni e poi sequestrati, tra cui referti del pronto soccorso cui sono state costrette a ricorrere le parti offese, appunti manoscritti, bonifici bancari, eccetera.
Intanto la perita nominata dal tribunale ha depositato la trascrizione delle intercettazioni. Finita la fase del “riscaldamento”, fra due mesi saranno sentite per prime le presunte vittime, cui sarà chiesto di raccontare davanti ai giudici come sono andati secondo loro i fatti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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