Viterbo – (sil.co.) – Coppia di imprenditori viterbesi usurati durante il Covid, i presunti componenti della banda di strozzini che li avrebbero minacciati e ricattati nel 2020 si difenderanno a parole loro davanti al collegio. Intanto, contro i quattro imputati, potrebbero risultare decisivi gli ultimi due testi dell’accusa.
I difensori di parte civile delle vittime, avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini
Le difese, che avevano chiesto qualche giorno di tempo per decidere se procedere con l’interrogatorio, nei giorni scorsi hanno fatto sapere che i quattro imputati rilasceranno spontanee dichiarazioni per spiegare la loro versione dei fatti prima della sentenza.
Si torna in aula dopo le festività, quando saranno sentiti anche gli ultimi due testimoni del pm Michele Adragna, fondamentali secondo i difensori di parte civile Enrico Valentini e Giovanni Labate, che assistono le presunte vittime.
Imputati un tatuatore e la moglie, di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio e un albanese di 32 anni residente a Terni. Vittime, un ristoratore viterbese e la compagna che all’epoca gestiva una pescheria.
Gli iniziali cinque imputati, tra cui quello che ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati quattro anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021. Tre gli indagati a piede libero.
Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani
L’avvocato Roberto Massatani difende col figlio Francesco il 52enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 47 e 46 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 33enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.
Processo in solitaria, infine, per un ulteriore indagato, rimasto a suo tempo a piede libero, un 45enne accusato di usura in concorso. Tre gli indagati a piede libero per tentata estorsione e estorsione aggravata in concorso rinviati a giudizio davanti al collegio.
Ma due, nel frattempo, sono usciti di scena ricorrendo a riti alternativi. Si tratta di un altro fratello del tatuatore e di un trentenne albanese, a sua volta cugino dell’albanese imputato nell’altro processo. Si procede invece in solitaria e col rito ordinario per M.C., 45 anni, originario di Ronciglione, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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