Viterbo – (sil.co.) – Il terrore negli occhi e la faccia rossa, come se avesse preso uno schiaffo. Un poliziotto delle volanti – che la sera del 7 ottobre 2020 era casualmente a cena dal ristoratore viterbese presunta vittima con la compagna di una banda di usurai – ieri ha descritto così al collegio la parte offesa.
La sera stessa, appunto il 7 ottobre di cinque anni fa, verso le 18, sarebbe piombato al ristorante un albanese, portando fuori il titolare che, messo all’angolo, sarebbe stato aggredito da un cugino che era con l’albanese, il quale lo avrebbe preso per un orecchio e lo avrebbe colpito al volto, con un pugno o uno schiaffo, minacciandolo di morte se non avesse rispettato l’ultimatum di fine ottobre.
“Quando mi ha visto fuori sotto il portico con familiari e amici – ha spiegato il poliziotto – è uscito facendomi entrare dentro di corsa, sistemandoci in un tavolo diverso da quello solito, come se volesse che non vedessi qualcosa. Io, dal canto mio, ho visto delle ombre. Ma soprattutto mi hanno colpito la faccia rossa, come se lo avessero menato anche se non posso dirlo. E poi l’espressione preoccupata, il fatto che è stato tutta la sera a guardare agitato fuori dalla vetrata, senza occuparsi dei clienti come faceva di solito”.
“Si vedeva che aveva paura, tanto che uscendo gli ho detto di chiamarmi il giorno dopo se aveva bisogno”, ha riferito al collegio il poliziotto che, pur non essendo stato contattato, preparò un’informativa per fissare su carta l’accaduto.
Nelle settimane e nei mesi successivi, secondo l’accusa, una pericolosa escalation di minacce e intimidazioni, che a gennaio ha convinto gli investigatori a perquisire e intercettare i presunti strozzini, che sarebbero stati orchestrando per il 12 gennaio 2021 una ulteriore intimidazione, un’aggressione fisica nei pressi della pescheria , dopo quella del 5 dicembre al locale.
Quel giorno, fuori del ristorante si sarebbe presentato l’imputato cinquantenne originario di Castel Giorgio, facendo con le mani il gesto di spingere una sedia a rotelle per dire che se non avessero versato subito 75mila euro dei 120mila che pretendevano, avrebbero gambizzato la coppia e li avrebbero fatti finire sulla carrozzina. Minacce reiterate pochi giorni dopo, ai danni della figlia del ristoratore.
Imputati un tatuatore e la moglie, di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio e un albanese di 32 anni residente a Terni. Parti civili con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini il ristoratore e la compagna. Gli iniziali cinque imputati, uno dei quali ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati quattro anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021. Altri tre, indagati a piede libero, sono imputati in un altro procedimento. Per un totale di otto presunti strozzini.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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