Viterbo – (sil.co.) – Presunta vittima di usura, un ristoratore viterbese avrebbe promesso affari ad altri imprenditori, chiedendo soldi in giro senza restituirli.
Anche agli stessi presunti cravattari arrestati dai carabinieri nella primavera del 2021 e tuttora a processo davanti al collegio: “Pure noi fregati”.
Era il periodo a cavallo del Covid, tra il 2019 e il 2020, e correva voce che la parte offesa avesse il vizio del gioco. Ma ciò non ha impedito al suo assicuratore di prestare 20mila euro in contanti per un investimento in pesce e vino al ristoratore presunta vittima degli strozzini con la compagna.
“Sapevo che era in difficoltà, per cui ho pensato che se lui recuperava conveniva pure a me, dato che era in ritardo con i pagamenti – ha detto l’assicuratore -. Mi aveva chiesto il doppio, io gli ho dato 20mila euro, in più tranche, pattuendo un piano di rientro da 700 euro al mese, che mi ha dato una sola volta. Gli altri 19.300 euro non li ho più visti”.
L’altro teste dell’accusa sentito ieri dal pm Michele Adragna era all’epoca titolare di alcuni esercizi commerciali: “Tra fine 2018 e inizio 2019, mi disse che aveva un amico in tribunale e che aveva la possibilità di comprare partite di pesce all’asta e rivenderlo, chiedendomi circa 30mila euro in contanti per partecipare, sui 5mila a volta. Lui era una brava persona, affidabile, girava con la Jaguar. Glieli ho dati, in prospettiva di un guadagno. Non li ho più rivisti, se non qualche centinaio di euro”.
A lui un tatuatore avrebbe confidato: “Ha fregato pure a me”. “Mi disse ‘ha fregato pure a me’ e che n0n potevano fare altro che sperare che ci restituisse il denaro”, ha ricordato. Si torna in aula fra un mese.
Gli imputati
Imputati un tatuatore e la moglie, di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio e un albanese di 32 anni residente a Terni. Vittime, un ristoratore e la compagna che all’epoca gestiva una pescheria, parti civili con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini. Gli iniziali cinque imputati, uno dei quali ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati quattro anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021. L’avvocato Roberto Massatani difende col figlio Francesco il 52enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 47 e 46 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 33enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.
Il secondo filone
Tre gli imputati di concorso in tentata estorsione ed estorsione aggravata: A.B. di 33 anni, fratello minore di altri due dei presunti usurai, il 52enne che ha patteggiato un anno e otto mesi e il 44enne imputato con la moglie nell’altro processo; M.C. di 45 anni, originario di Ronciglione; e l’albanese 30enne E. D., a sua volta cugino dell’albanese 32enne già a processo davanti al collegio. Parti civili sempre il ristoratore e la compagna.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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