Bimba contesa – I carabinieri sotto casa della madre il 3 luglio 2018
Viterbo – Bimba contesa, madre condannata a 8 mesi di reclusione per non averla consegnata al padre genitore affidatario. Il giudice Elisabetta Massini ha anche disposto un risarcimento di diecimila euro e una provvisionale di 3.500 euro al genitore, che si è costituito parte civile con l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta al processo in cui la ex moglie era imputata di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.
Si è chiusa così, ieri, la vicenda della quarantenne originaria di Oristano, sposata con un professionista viterbese, tornata in Sardegna il 5 aprile 2016 con la piccola senza avvisare il padre. L’uomo, che nel frattempo ha chiesto la separazione giudiziale, il 22 dicembre 2017 ha ottenuto l’affidamento della figlia, nata il 13 luglio 2015, entro quindici giorni dal provvedimento del giudice civile.
“Se andassi in Sardegna non ne uscirei vivo”, ha detto ieri il padre al termine della testimonianza, durante la quale ha raccontato le aggressioni subite e le traversie vissute per mesi, nel tentativo di riprendersi la bambina per portarla con sé a Viterbo.
C’è riuscito dopo sette mesi, il 3 luglio 2018. “Da allora la piccola vive con me e la madre può vederla ogni quindici giorni in casa famiglia senza pernotto”, ha detto, spiegando di essere stato “privato di mia figlia per un anno e mezzo, durante il quale l’ho vista in tutto tre ore in Sardegna”.
A gennaio 2018, quando è andato per la prima volta in Sardegna per riprendersi la bambina, aveva già ricevuto “minacce di morte dalla famiglia della mia ex moglie”. All’appuntamento la donna non si è presentata, facendogli sapere che non gliela avrebbe consegnata.
“Il 28 febbraio sono andato a trattare con lei allo stesso tavolo in cui erano seduti il sindaco e il parroco del paese, nonostante il magistrato avesse previsto anche l’uso della forza pubblica. Siamo tornati a Viterbo tutti insieme: io, la mia ex e la bambina. Ma dopo un mese lei è scappata di nuovo con la piccola”.
“Se ne è andata il 28 marzo 2018, mentre io ero a Firenze per lavoro. Solo successivamente ho scoperto che aveva portato mia figlia in provincia di Caserta, a casa della sorella del suo nuovo compagno”.
Passano altri due mesi durante i quali, il 25 aprile e il 25 maggio 2018, arrivano altri due provvedimenti del giudice civile, che a maggio dispone la consegna della bambina al padre entro dieci giorni.
“Quando sono tornato in Sardegna, a maggio, ho trovato fuori casa una folla di persone che mi stavano aspettando, esponendo cartelli minacciosi. Nemmeno il maresciallo della locale stazione dei carabinieri è riuscito a varcare la soglia. Intanto la mia ex moglie appariva su tutti i social dicendo che non voleva darmi la bambina”.
Alla fine sono entrati in azione i carabinieri. “Il 3 luglio 2018 la piccola è tornata finalmente tra le mie braccia, ma ci sono volute sei ore di negoziazione tra urla e strilli perché ciò avvenisse, durante le quali mi hanno fatto restare in aeroporto, nel senso proprio di barricato dentro l’aeroporto, per la mia incolumità, fino a quando dopo un’attesa estenuante un militare non mi ha portato mia figlia”.
Bimba contesa – La protesta
Nel 2020 è arrivata la sentenza di separazione con l’affido esclusivo al padre e la possibilità per la madre di vedere la figlia ogni 15 giorni in casa famiglia a Viterbo senza pernotto. La donna, assitsita al processo dall’avvocata Cristina Puddu, si è vista rigettare l’appello.
“Sono stato minacciato e diffamato. Sono state diffuse in rete foto di una vettura, dicendo che era della giudice civile che aveva disposto l’affidamento a me della piccola, sotto casa mia perché eravamo amanti. E’ stato detto che ero un personaggio potente, che ero un massone. Sono stato minacciato plurime volte di morte. Anche oggi, se andassi in Sardegna, non ne uscirei vivo”, ha concluso.
La procura ha chiesto per l’imputata una condanna a quattro mesi di reclusione, raddoppiata a otto mesi dalla giudice Massini, che ha anche disposto un risarcimento di diecimila euro e una provvisionale di 3.500 euro per i danni subiti dall’ex marito.
“Dobbiamo tutti ricordare – ha concluso l’avvocato Mazzatosta – che la vera vittima di tutta questa vicenda è una bambina, una figlia che è stata ingiustamente privata del padre”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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