Carabinieri
Vetralla – (sil.co.) – Sprangate all’auto della ex e del fidanzato, l’ex pugile che ha seminato il panico sulla Cassia lo scorso 20 febbraio, al momento dell’arresto era intossicato dalla cocaina.
Nel frattempo sono stati confermati dal tribunale del riesame di Roma i domiciliari all’ex pugile 47enne residente a Vetralla arrestato dai carabinieri il 27 febbraio per avere aggredito la coppia in un’area di servizio lungo la Cassia nel primo pomeriggio dello scorso 20 febbraio. E’ stato però concesso all’attuale compagna dell’imputato di continuare a frequentarne l’abitazione e anche a soggiornarvi.
Nel frattempo si sarebbe proceduto da parte della procura all’acquisizione dell’audio della telefonata effettuata al 112 e dei filmati delle telecamere che non erano presenti nel fascicolo, contenente esclusivamente i fotogrammi dalle stesse estrapolati.
Tribunale di Viterbo
Belcolle: “Intossicazione acuta da cocaina”
Al momento dell’arresto, come si ricorderà, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, in quanto l’uomo si era barricato in casa, facendo temere il peggio. Portato a Belcolle è stato sottoposto ad accertamenti, in base ai quali, secondo quanto emerso successivamente, è stata fatta una diagnosi di “intossicazione acuta da sostanze stupefacenti”. Nella cartella clinica si legge che è stato effettuato dosaggio dei metaboliti urinari da cocaina, risultato “francamente positivo”. Non sarebbero invece state rilevate problematiche di natura psichiatrica, ma solo “agitazione psicomotoria secondaria ad intossicazione da sostanze”.
“Usa droghe, perdita freni inibitori più probabile”
Il 47enne, come è noto, avrebbe inseguito la coppia in macchina fino a un distributore sul tratto urbano della Cassia, a Vetralla, dove ha tamponato in retromarcia sotto gli occhi della videosorveglianza la Jeep del rivale e poi l’ha presa a mazzate con il manico di plastica di un badile, minacciando di fare lo stesso al conducente, che si è guardato bene dallo scendere e ha chiamato i carabinieri.
Il difensore Luigi Mancini, presentando istanza prima al gip e poi al tribunale della libertà, ha chiesto una misura meno afflittiva. Ma già il giudice di Viterbo, rigettando la richiesta, aveva sottolineato nell’ordinanza: “Fa uso di sostanze stupefacenti, per cui la perdita dei freni inibitori appare ancor più probabile e potrebbe essere foriera di ulteriori condotte criminose in caso di incontro, anche occasionale, con le persone offese o, in ipotesi, avverso altri soggetti con cui l’indagato abbia ragioni di contrasto”.
Caccia al super testimone poliziotto
L’indagato, fornendo la propria versione dei fatti durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Savina Poli, avrebbe spiegato che alla base del gesto non ci sarebbe stato alcun movente passionale, ma questioni legate alla palestra frequentata da tutti i componenti del terzetto.
L’ex pugile, originario di Civitavecchia e diventato nel frattempo un apprezzato maestro di boxe nel Viterbese, avrebbe detto di avere agito preso dalla rabbia, stanco di essere vittima della coppia.
Alla luce di quanto dichiarato dal 47enne durante l’interrogatorio il gip ha disposto di indagare ulteriormente sui rapporti tra l’ex pugile e le presunte vittime, approfondendo gli spunti investigativi forniti dall’arrestato, anche risentendo le persone offese e gli altri soggetti che erano nell’area di servizio nonché identificando e sentendo il poliziotto che sarebbe intervenuto e che avrebbe riferito alle persone offese di aver notato quanto accaduto prima che giungessero presso l’area di servizio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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