Carabinieri
Vetralla – (sil.co.) – Speronò e bastonò l’auto con a bordo ex e rivale, le vittime al giudice: “Noi barricati dentro terrorizzati”. Accusato di avere seminato il panico sulla Cassia, prendendo a sprangate l’auto con a bordo la ex e il nuovo fidanzato, avrebbe provocato alla vettura del rivale danni per un ammontare di seimila euro.
È entrato nel vivo così, ieri davanti al giudice Alessandra Aiello – con la testimonianza delle due vittime e la conta dei danni – il processo col giudizio immediato all’ex pugile 49enne di Vetralla che il 20 febbraio dell’anno scorso, un lunedì pomeriggio, prese a sprangate con una mazza da baseball la Jeep su cui viaggiavano la ex e il nuovo fidanzato, bloccati a uno stop di Cura di Vetralla, quindi inseguiti e speronati in retromarcia sulla Cassia e infine intercettati presso un’area di servizio dove il fuoristrada sarebbe stato preso a bastonate. Deve rispondere di violenza privata, minaccia e danneggiamento.
Scene da Far West quelle cui hanno assistito gli automobilisti di passaggio e momenti di puro terrore per le vittime, costrette a barricarsi dentro il mezzo mentre l’imputato avrebbe intimato al conducente di uscire.
“Ha inchiodato davanti a noi, mentre mi stavo immettendo sulla Cassia allo stop davanti a un bar di Cura, poi è sceso dalla macchina urlandomi dal finestrino ‘esci che ti ammazzo di botte’ mentre sferrava calci e pugni contro lo sportello. Per prima cosa ho messo le chiusure di sicurezza, poi ho detto alla mia compagna di rifugiarsi dietro e nascondersi sotto il sedile posteriore, riuscendo a imboccare la Cassia verso Vetralla, mentre lui mi inseguiva”, ha raccontato il compagno della ex dell’imputato, un 43enne anche lui di Vetralla, spiegando di aver conosciuto l’ex pugile in palestra, dove gli faceva da allenatore, prima di fidanzarsi con la sua ex di sei anni prima.
“Arrivati all’altezza della farmacia sulla Cassia è riuscito a sorpassarmi – ha detto -, dandomi una botta sulla fiancata, quindi mi ha inchiodato davanti, venendomi addosso in retromarcia. Riuscito a scappare, nonostante i danni alla vettura, mi sono fermato nella piazzola del vicino distributore, le cui telecamere hanno ripreso tutta la scena. Lui mi è venuto dietro e lì ha cominciato a prendere a sprangate la macchina, secondo me con una mazza da baseball, anche se non ne sono certo perché quando veniva addosso al finestrino mi veniva da chiudere gli occhi”.
Dal benzinaio diversi testimoni, tra i quali un poliziotto, mentre sono stati i carabinieri di Vetralla a svolgere le indagini che hanno portato agli arresti domiciliari dell’imputato, tuttora sottoposto a divieto di avvicinamento, alla cui revoca si è opposto il 43enne, sentito dal giudice al riguardo. L’imputato, rimasto ai domiciliari solo per poche settimane, dal 27 febbraio al 14 aprile dell’anno scorso, è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, sostituito ieri dalla collega di studio Nicol Crocetti.
Più scarna la ricostruzione degli eventi fatta dalla ex dell’imputato: “Mi sono gettata dietro e nascosta sotto i sedili per la paura, per cui non ho visto niente. Ero terrorizzata. Sentivo le urla, le botte sulla macchina, le bastonate sulla carrozzeria, ma non saprei dire con cosa”, ha spiegato, ancora evidentemente scossa e traumatizzata per l’accaduto, al quale, così come il compagno, non ha saputo dare una spiegazione.
Ingentissimi i danni, oltre allo spavento. “Seimila euro ho speso per rimettere a posto la macchina”, ha detto la parte offesa.
Il processo è stato rinviato al 14 febbraio per sentire due carabinieri, ultimi testi dell’accusa, e la discussione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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