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Tribunale - Tutto ruota attorno a un consorzio logistico del Poggino - Parti civili quattro lavoratori

Venti milioni di evasione fiscale e autisti di medicinali sfruttati, processo prescritto per due imputati su quattro

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza

Massimiliano Siddi

Massimiliano Siddi

Viterbo – (sil.co.) – Evasione fiscale e autisti di medicinali sfruttati da cooperative “stellari”, processo già prescritto per due imputati su quattro. È il processo scaturito dalle denunce di alcuni corrieri di medicinali del Poggino che sarebbero stati costretti a turni massacranti dai datori di lavoro. Quattro i lavoratori che si sono costituiti parte civile.

Accusati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, sono gli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, di 57 e 55 anni, e i dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis, di 67 e 41 anni, originari invece di Roma. Nel mirino di carabinieri dell’ispettorato del lavoro e guardia di finanza un consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione, l’Interservice Group di Viterbo, con sede al Poggino, formalmente amministrato da una cinquantenne romana.

Solo per i fratelli Boni sarebbero ancora in piede alcuni capi d’imputazione, secondo quanto rilevato ieri dalla presidente del collegio Daniela Rispoli che, su richiesta del pm Michele Adragna, ha rinviato l’udienza a luglio per una verifica, anche alla luce delle testimonianze residue.

La difesa ha presentato una lista di ben 82 testimoni, gran parte dei quali lavoratori, oltre a diversi consulenti di parte, due dei quali avrebbero dovuto essere ascoltati ieri in merito alle rispettive conclusioni. L’udienza di luglio servirà a verificare i tempi di prescrizione dei singoli reati, con la conseguente verifica delle testimonianze ancora rilevanti per le successive determinazioni.

Le indagini, scattate tra il 2015 e il 2016, sono state coordinate dal pubblico ministero Massimiliano Siddi e hanno visto in prima linea i carabinieri dell’ispettorato del lavoro e i militari della guardia di finanza del comando provinciale, secondo le cui conclusioni sarebbero stati inoltre sottratti alle casse dello stato soldi per oltre venti milioni di euro. Giuseppe e Stefania Boni sono accusati in concorso di evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto tramite l’emissione di una serie di fatture per operazioni inesistenti, indicando nella dichiarazione relativa all’Iva per gli anni 2011- 2012-2013-2014 elementi passivi per un importo complessivo di 19 milioni, 985mila e 195 euro. 

Parti civili quattro operai viterbesi di 78, 64, 44 e 43 anni, impiegati per lo più come autisti per il trasporto di prodotti farmaceutici, con turni di lavoro massacranti e sottopagati dietro la minaccia di licenziamento. In media 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana e due domeniche al mese, per 1000-1200 euro. “Tra il 2009 e il 2014 ho lavorato per 6-7 cooperative, tutte col nome di pianeti e costellazioni, come Marte, Mercurio, Sirio, Scorpione”, ha raccontato al collegio il 78enne, un autotrasportatore in pensione, costretto sulla sedia a rotelle.

Sotto la lente degli investigatori una serie di società e cooperative, tutte riconducibili alla coppia di imprenditori viterbesi. Gli imputati sono stati rinviati a giudizio il 27 aprile 2019. Roberto Aquilanti sarebbe stato il braccio destro di Giuseppe Boni, suo stretto collaboratore nella gestione delle attività del “gruppo” e nel controllo del personale. Andrea De Angelis, invece, sarebbe stato il dipendente con funzioni di referente per la gestione operativa di tutto il personale assunto in due cooperative.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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18 maggio, 2023

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