Viterbo – È il quinto caso nella Tuscia, negli ultimi dieci anni, quello della maestra d’asilo 63enne in servizio presso la scuola materna di una cittadina della provincia di Viterbo sospesa lo scorso 26 maggio per un anno dall’insegnamento in quanto accusata di maltrattamenti aggravati ai danni di almeno otto scolaretti di età compresa tra i 3 e i 5 anni,
Maltrattamenti filmati dalle telecamere nascoste dei carabinieri, coordinati nelle indagini dai pm Michele Adragna e Paola Conti per la procura della repubblica di Viterbo. “Te do una papagna”, avrebbe detto con linguaggio colorito agli scolaretti, minacciandoli di assestargli uno schiaffo se non le avessero ubbidito. Mercoledì è comparsa davanti al gip Rita Cialoni per l’interrogatorio di garanzia dopo l’esecuzione della misura cautelare. Per il seguito c’è da aspettare.
Prima di lei sono finite nei guai altre due maestre d’asilo una delle quali arrestata. una professoressa di italiano delle medie e una dirigente scolastica. Il bilancio, ad oggi, è di due maestre “cattive” condannate a due anni di reclusione, mentre è stata assolta la preside ed è ancora in attesa della fine del processo di primo grado la professoressa.
La scuola materna di Monterosi nel 2014, all’epoca dell’arresto di una maestra per maltrattamenti
La maestra arrestata dai carabinieri il 6 marzo 2014 a Monterosi, una 53enne di Ronciglione incastrata dalle telecamere nascoste, è stata condannata a due anni il successivo 11 luglio, con lo sconto di un terzo della pena del patteggiamento, il rito scelto dalla difesa, grazie al quale ha potuto beneficiare anche della sospensione ella pena e non menzione, risolvendo in pochi mesi la vicenda penale, durante un processo che si è svolto a porte chiuse e senza le parti civili. Cinque-sei le vittime “predilette”, secondo i filmati. Tra loro una bimbetta di 3 anni, ripetutamente trascinata per un braccio sul pavimento come un sacco di patate.
Il 30 gennaio 2019, a distanza di cinque anni, per la stessa vicenda, su richiesta della stessa procura, è stata assolta la preside, all’epoca 58enne, accusata di maltrattamenti in concorso con la maestra, per la quale il processo, celebrato col rito ordinario, si era aperto il 25 marzo 2016. Contro di lei si erano invece costituiti parte civile undici genitori, che avevano chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva di cinquemila euro per ciascuno dei familiari, per complessivi 55mila euro, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile. L’accusa da cui è stata prosciolta era di avere dato in ritardo l’allarme nonostante le numerose segnalazioni dei genitori.
La pm Paola Conti – Ha indagato su diversi casi di maltrattamenti
Risale invece a sette anni fa il caso clamoroso della professoressa di italiano delle medie “bulla” di Bagnoregio, una sessantenne originaria di Castel Giorgio, che non solo avrebbe maltrattato lei uno studente di tredici anni, i cui genitori sporsero denuncia nel 2016 salvo revocare la costituzione di parte civile al processo, ma avrebbe spinto il resto della classe a deriderlo, coinvolgendo gli alunni in episodi come prenderlo di peso e metterlo fuori la porta oppure stargli tutti intorno a cerchio mentre lui era costretto a stare per punizione seduto in mezzo su una sedia. La presunta vittima è oggi un ragazzo di 20 anni. Il processo non si è ancora concluso.
E’ stata infine condannata a un anno, 11 mesi e 15 giorni di reclusione una maestra quarantenne d’origine calabrese, in servizio presso la scuola materna di Nepi, pure lei inchiodata dalle telecamere nascoste, accusata di maltrattamenti aggravati e abbandono di minori nei confronti dei 26 bambini della sua classe e per questo sospesa dal servizio dal 27 gennaio 2017 per un anno. Vittime di abbandono a se stessi e angherie i maschi, mentre la maestra avrebbe curato e coccolato le femmine. “Ti lego alla sedia e ti vengo a prendere a calci nel sedere”, avrebbe detto l’imputata a uno scolaretto. “Vi sbatto dentro a calci. Uno, due e basta”, avrebbe minacciato i bambini, col solito ritornello della conta.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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