Omicidio del Suffragio, nei riquadri Azzurra Cerretani, Daniele Barchi e Stefano Pavani
Viterbo – Delitto di via Fontanella del Suffragio, tutti in attesa della perizia psichiatrica su Azzurra Cerretani “costretta dal killer a torturare vittima col forchettone”.
È slittato ieri per l’ennesima volta il processo a carico di Azzurra Cerretani, la 28enne viterbese in attesa di conoscere la sua sorte giudiziaria da oltre cinque anni, che sarebbe stata costretta dal killer a torturare la vittima con un forchettone la notte tra il 20 e il 21 maggio 2018, accusata di omicidio volontario in concorso con Stefano Pavani, il 35enne di Corchiano giudicato seminfermo di mente e condannato a 15 anni. A distanza di cinque anni e mezzo il ruolo avuto nel feroce delitto da Azzurra Cerretani è ancora tutto da chiarire.
In attesa di sapere come andrà a finire da oltre cinque anni anche le parti civili con l’avvocato Pasqualino Magliuzzi i genitori della vittima, Daniele Barchi, il 42enne originario di Gaeta il cui cadavere martoriato, seviziato e massacrato di botte la notte tra il 20 e il 21 maggio di cinque anni fa, fu rinvenuto la sera del 22 maggio 2018 nel suo monolocale di via Fontanella del Suffragio, uno dei vicoli adiacenti corso Italia, nel centro storico di Viterbo. A dare l’allarme, rifugiandosi a Bagnaia, a casa della sorella, fu proprio Azzurra Cerretani, dicendo alla polizia: “Ha ammazzato un uomo”.
Per la donna, come è noto, il difensore Fausto Barili ha chiesto il giudizio abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, che nemmeno ieri si è riusciti a discutere in contraddittorio a causa di un difetto di notifica a uno degli esperti, il perito del tribunale Federico Trobia e il consulente della difesa Claudio Manni, cui spetta illustrare al giudice le rispettive conclusioni. L’udienza è stata quindi ancora una volta rinviata, stavolta per fortuna soltanto a fine mese, quando si saprà il futuro giudiziario della Cerretani, per la quale la procura aveva chiesto l’archiviazione, cui si sono opposti i genitori della vittima, ottenendone l’imputazione a dicembre 2021.
Omicidio di via Fontanella del Suffragio, gli investigatori sulla scena del crimine
“Azzurra costretta a partecipare alla violenza colpendo la vittima con un forchettone da cucina”.
Sono state pubblicate il primo luglio 2022 le motivazioni della sentenza con cui, il precedente 28 febbraio, la corte di cassazione ha reso definitiva la condanna a 15 anni di reclusione di Stefano Pavani.
Secondo l’ipotesi accusatoria, avallata dai giudici di merito, l’imputato ha volontariamente cagionato la morte di Barchi, colpendolo con ripetute percosse in ogni parte del volto e del corpo, in modo tale da procurare alla vittima fratture costali multiple, bilaterali e plurifocali con infiltrazione emorragica dei tessuti molli intercostali e contusioni del parenchima polmonare, nonché lesioni emorragiche meningoencefaliche, toraciche, craniche e del collo, e in modo tale da comprimere la regione cervicale della vittima.
Il complesso delle lesioni descritte ha determinato il decesso per arresto cardiocircolatorio del Barchi, il quale, inoltre, è stato ferito con un coltello, un forchettone da cucina e una bottiglia di vetro.
Gli ermellini ricordano come in appello sia stata “esclusa con certezza l’intossicazione cronica da alcool, come chiarito dalla perizia Traverso-Biagiotti”, nonché l’ipotesi di “ubriachezza derivante da caso fortuito o da forza maggiore o, comunque, involontaria”, deponendo in senso contrario il fatto che “nell’appartamento dove si era consumato l’omicidio vennero trovate solo poche bottiglie di birra e non poteva dirsi in quanto tempo l’imputato le avesse bevute”.
Pavani, inoltre, mise in atto “condotte sintomatiche di lucidità di pensiero, incompatibile con uno stato di totale ubriachezza, quando costrinse la vittima a consegnargli il cellulare, quando la costrinse a chiamare i genitori per ottenere del denaro da costoro, quando ebbe la prontezza di allontanarsi dal luogo del crimine dopo aver commesso il fatto”.
“L’imputato, infatti, continuò a colpire la vittima quando questa era ormai quasi incosciente, la scaraventò più volte contro un pianoforte e una sedia a sdraio costringendo, al contempo, la sua fidanzata Azzurra Cerretani (fidanzata dell’aggressore) a partecipare alla violenza colpendo ancora il Barchi con un forchettone da cucina”, la conclusione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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