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Tratta di esseri umani - Parla L., la 15enne romena costretta a prostituirsi a Viterbo insieme alla sua amica

“Mi violentavano tutte le sere”

di Stefania Moretti
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I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

I giudici della Corte d’Assise Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

Di giorno riceveva i clienti. Di notte la violentavano. Se si fosse ribellata, l’avrebbero picchiata a sangue. O forse anche ammazzata.

L., 24 anni a dicembre, racconta ai giudici di una vita che non è vita.

Portata in Italia dalla Romania nel 2005, ha quindici anni quando inizia a prostituirsi a Viterbo. Con lei c’è A., di un anno più grande. I loro presunti aguzzini sono già stati condannati in primo grado per reati che vanno dalla riduzione in schiavitù alla violenza sessuale. Ne mancano due: Damian Constantin Stelian e Costantin Sergiu Ilie, a giudizio per tratta di esseri umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile. Sarebbero stati loro a venderle agli albanesi per mille euro. E ieri, dopo A., è toccato a L. testimoniare al processo.

“Ci dicevano che avremmo guadagnato 1500 euro al mese solo per noi – racconta -. Invece ci prostituivamo gratis”. Per l’accusa, i soldi sarebbero passati dagli albanesi Artur Sulejmani e Samuel Kola, già condannati, ai due imputati: duemila euro per comprare le ragazze. L. non ha visto il passaggio di denaro: lo sa perché gliel’anno detto. Anche a questo si appiglia la difesa.

Quanto ai proventi della prostituzione, Sulejmani li prendeva e li spartiva coi “colleghi”. 350 euro a settimana sarebbero toccati anche a Stelian. Ma L. non lo sa. Le parole le escono col contagocce e senza lacrime. Tutte con lo stesso tono avvilito.

Fatica lei e fatica il pm Fabrizio Tucci a cavare qualcosa da quella nebbia. All’ennesimo “non ricordo”, il presidente la riprende. Solo allora prosegue un po’ più convinta. “Stelian ci ha portate in Italia e Sergiu si è fermato alla dogana – dice -. A Viterbo, ci hanno consegnate ad Artur e Samuel. All’inizio si sono comportati bene, ma il secondo giorno è cominciata la tortura. Ci picchiavano. Non ci facevano uscire. Dovevo prostituirmi e fare sesso con Samuel, altrimenti erano botte. Mi violentava tutte le sere”.

Il “battesimo” come squillo è a Firenze, ma è solo una trasferta. Le ragazze si prostituiscono a Viterbo: A. al palazzaccio di via Cattaneo e L. a San Pellegrino, ma non rende granché. “Artur e Samuel si lamentavano perché non lavoravo bene – spiega -. Volevano buttarmi nel mare. Non avevo fatto neanche la metà dei soldi usati per comprarmi, quindi non valevo niente. Artur mi ha ridata indietro a Stelian e sono stata per un po’ dal fratello di Sergiu”. Si chiama Octavian Nicolae Ilie. Anche lui è già stato condannato nel vecchio processo. Ha preso otto anni e neanche lo sapeva.

Sul banco dei testimoni, Octavian non dice una parola contro Stelian e il fratello. Si rimangia tutto il suo primo interrogatorio del 2005. Non è più vero che Stelian è potente, né che ricomprò L. perché gli albanesi non la volevano più. Falso anche il progetto di rivendere la ragazzina ai brasiliani. Gli inquirenti lo vengono a sapere dalle intercettazioni. E’ a quel punto che scatta il blitz per liberarle. “Dopo l’arresto i poliziotti mi hanno gonfiato di botte. Ho inventato tutto perché ero sotto pressione”, taglia corto Octavian.

Tra i testimoni, anche l’ex capo della squadra mobile Salvatore Gava e l’ex fidanzata di Artur Sulejmani. A marzo parleranno gli imputati.

Stefania Moretti


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26 gennaio, 2013

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