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Economia - Viterbo - Intervista all'assessore all'Urbanistica di Siena Stefano Maggi che racconta i vantaggi di aver eliminato il traffico nel cuore della città da quasi 50 anni

“Chiudere il centro attira i turisti e il commercio ne guadagna”

di Paola Pierdomenico
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L'assessore all'Urbanistica di Siena Stefano Maggi

L’assessore all’Urbanistica di Siena Stefano Maggi

Il centro storico storico di Siena

Il centro storico storico di Siena

Siena - Piazza del campo

Siena – Piazza del campo

Siena - Piazza del campo

Siena – Piazza del campo

Siena - Piazza del campo

Siena – Piazza del campo

Siena - Porta Tufi

Siena – Porta Tufi

– “Chiudere il centro è salubre e attira turisti. Anche i commercianti ne hanno guadagnato”.

A sentir parlare, Stefano Maggi, assessore all’Urbanistica, Trasporti e traffico del comune di Siena, sembra quasi assurdo il contrario e cioè tenere aperto il centro storico. Da quasi 50 anni la sua città ha scelto di limitare il traffico dentro le mura.

Un provvedimento che per il professore universitario, che si occupa anche di Trasporti, ha portato un enorme vantaggio a Siena, attirando turisti da tutto il mondo. Sbaglia anche chi pensa che chiudere il centro riduca il commercio. Per Maggi, chi passeggia acquista di più visitando più negozi.

Da quanti anni è chiuso il centro storico?
“Il centro storico – dice Maggi – inizia la chiusura nel 1965 ed è il primo in Italia. Poi si è esteso negli anni ’70. Oggi abbiamo adottato le ztl, zone a traffico limitato, e non la pedonalizzazione completa”.

Quanto è estesa l’area interessata alla chiusura? 
“La ztl comprende tutta l’area medievale dentro alle mura. Si tratta della zona a traffico limitato più ampia d’Italia”.

Quali sono state le problematiche principali nelle diverse fasi che hanno portato alla chiusura?
“La forte protesta dei commercianti e quella dei residenti che non possono accedere liberamente e lasciare le macchine ovunque. I centri storici, del resto, sono nati nel periodo in cui non c’erano le automobili, ma se si vogliono salvare l’unica soluzione è diminuire l’accesso veicolare, delle auto e anche dei motorini.

Negli anni ’50 con la motorizzazione di massa, l’alternativa alla chiusura era lo sventramento dei centri storici per farci le strade. Questo succede in altre città, non da noi. L’esperienza di Siena, che limita l’accesso delle macchine, dà vita a un nuovo modo di pensare che è poi quello che ci caratterizza oggi. Il centro storico non si tocca perché è un gioiello dal punto di vista turistico e culturale”.

Quali soluzioni avete proposto dunque?
“Per superare questi problemi abbiamo proceduto a una chiusura progressiva del centro storico dentro le mura, prima alle auto e poi parzialmente anche alle moto. A un certo punto, infatti, si sono ridotte le macchine ma sono aumentati i motorini che sono triplicati in dieci anni”.

Tornando ai residenti come hanno reagito alla chiusura?
“Non l’hanno presa poi così male, nonostante le limitazioni come quella di poter tenere parcheggiata una sola macchina e non due. E’ di fatto ridotta la possibilità di muoversi, ma questo comporta anche una maggiore vivibilità, potendo passeggiare tranquillamente. Il vantaggio è proprio poter vivere il centro storico. Una situazione inconcepibile prima della chiusura. Nel 1957 è stata addirittura emessa un’ordinanza che vietava la sosta ai pedoni nel Corso di Siena, cioè la via principale. Incredibile. Nel ’65, però, si è rovesciata la prospettiva per cui, ora, i pedoni devono camminare e la macchine devono stare lontane”.

All’atto pratico, se dovesse passare un artigiano per un lavoro?
“Ci sono permessi temporanei, in fasce orarie precise”.

Lo stesso, dunque,  per lo scarico delle merci dei negozi?
“Sì, è consentito dalle 7,30 alle 10 di mattina”.

I commercianti, invece, come l’hanno presa?
“Solo all’inizio degli anni ’60 hanno protestato, poi, passato qualche mese, hanno compreso i vantaggi economici. Quando si può passeggiare, la gente arriva meglio ai negozi e acquista con più calma”.

L’opinione più diffusa, però, è che non potendo arrivare vicino ai negozi, la gente rinuncia a comprare.
“Questo è quello che si pensava a Siena negli anni ’60, ma non è così. Naturalmente – spiega Maggi – se si devono fare spese consistenti è evidente che si crea un problema per portarla via. I supermercati, dentro le mura quindi, si sono organizzati con un servizio di recapito della spesa a domicilio a un prezzo minimo”.

Quindi, oggi, l’atteggiamento dei commercianti è positivo?
“Assolutamente sì, anzi pensiamo di estendere la pedonalizzazione proprio per rendere il centro storico ancora più vivibile. Se le macchine non ci sono la gente passeggia meglio ed entra nei negozi. Il punto chiave è questo: normalmente andare in macchina al centro commerciale spinge a fermarsi solo nei negozi interessati per poi andarsene. A piedi invece si passeggia in relax e si compra lentamente, visitando più punti”.

Quali sono stati i vantaggi economici per la città?
“Enormi. Con le macchine nel centro Siena non sarebbe famosa in tutta Italia e anche all’estero per essere un gioiello medievale. Non sarebbe meta di turisti da tutto il mondo, ma una città come tante altre. I vantaggi, in prospettiva, sono stati grandissimi. La gente viene a vedere Siena perché il centro è chiuso al traffico e può passeggiare”.

Chiudere il centro storico, quindi, è possibile?
“Assolutamente sì. Anzi, in questo periodo siamo impegnati a estendere la pedonalità completa, un aspetto su cui, invece, siamo rimasti indietro”.

Avete creato dei posti macchina alternativi?
“Si, ne sono stati creati sia all’esterno delle mura medievali e in qualche caso anche interrati dentro le mura. In tutto, saranno circa 2500 posti auto. Quelli dentro la città medievale sono a pagamento, gli altri sono gratis”.

Se dovesse consigliare una strategia per chiudere il centro storico, quale sarebbe?
“Intanto serve una forte comunicazione con la gente. Il 20esimo secolo, che è quello dell’automobile, è finito e ora bisogna andare verso una demotorizzazione. Questo non significa abbandonare la macchina, ma usarla di meno per andare più i piedi, in bicicletta e sui mezzi pubblici. Questo è fondamentale nelle città anche di medie dimensioni come Siena e Viterbo. Dobbiamo cambiare la direzione altrimenti nelle città sarà impossibile respirare. I recenti dati sull’aumento dei tumori polmonari dimostrano che si respira aria cattiva per la circolazione di auto e moto. Limitare il traffico è quindi salubre e vantaggioso per il turismo”.

Soddisfatto quindi per questa decisione?
“Decisamente sì e non solo io – conclude Maggi -. Non è un caso che la chiusura del centro storico di Siena è citata nei migliori manuali di urbanistica”.

Paola Pierdomenico


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13 settembre, 2013

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