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Omicidio di Sutri - Con un cappio fatto con l'elastico di una tuta - Aveva già provato a togliersi la vita

Uccise la compagna a coltellate, si impicca in cella

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Omicidio di Sutri - Il corpo della donna portato via dalla casa e nel riquadro Agaj Asilan

Omicidio di Sutri – Il corpo della donna portato via dalla casa e nel riquadro Agaj Asilan

Omicidio di Sutri - L'intervento dei carabinieri

Omicidio di Sutri – L’intervento dei carabinieri

Omicidio di Sutri - L'intervento dei carabinieri - Il corpo della donna potato via dalla casa

Omicidio di Sutri – L’intervento dei carabinieri – Il corpo della donna potato via dalla casa

Omicidio di Sutri – Il pm Chiara Capezzuto esce dalla casa, con il colonnello Conte e il capitano Martufi

Omicidio di Sutri – Il pm Chiara Capezzuto esce dalla casa, con il colonnello Conte e il capitano Martufi

Genova – Si è impiccato ieri pomeriggio nel carcere di Marassi, a Genova, Agaj Asilan, 54enne albanese accusato dell’omicidio della compagna 31enne Brunilda Hoxha, l’anno scorso, a Sutri.

Asilan ha usato l’elastico di una tuta per costruire il cappio con cui si è ucciso. Gli agenti penitenziari hanno provato a rianimarlo, ma per lui era troppo tardi.

La notizia del suicidio è stata divulgata dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe.

Alle spalle, aveva nove anni di carcere per aver ucciso la moglie a picconate a Palestrina nel 2001.

Era uscito da pochi mesi quando l’anno scorso, a Sutri, ha massacrato a coltellate la sua giovane convivente per poi tagliarsi le vene e ingerire candeggina. Il nuovo tentativo di suicidio, stavolta tragicamente riuscito, a distanza di quasi un anno esatto da quell’11 novembre in cui carabinieri e vigili urbani corsero nel piccolo appartamento di via Paladino Orlando, in centro, a Sutri.

Un movente sconosciuto. Salvato per un soffio dai medici del Gemelli di Roma, Asilan non ricordava niente dell’omicidio. Diceva solo di voler morire. Ha continuato a ripeterlo fino all’ultimo, scontando la sua detenzione più in ospedale che in carcere: è rimasto ricoverato per cinque mesi dopo un prolungato e volontario sciopero della fame che gli aveva fatto perdere più 25 chili.

L’ultima perizia psichiatrica era impietosa: secondo il perito del tribunale di Viterbo Giovan Battista Traverso – lo psichiatra di Cogne – Asilan era perfettamente lucido quando ha ucciso la 31enne Brunilda Hoxha. Lo psichiatra lo riteneva, inoltre, socialmente pericoloso.

Conclusioni che non trovavano d’accordo il dottor Perugi, consulente della difesa di Asilan, che gli aveva diagnosticato un grave disturbo di personalità. “Era una persona mite e tranquilla al punto da non ritenerlo capace dei due efferati omicidi che aveva commesso – spiega il suo avvocato Elisabetta Centogambe -. Proprio in questo consisteva la sua patologia: un’instabilità emotiva tale da farlo passare da quei gesti terribili a un rimorso insopportabile. Diceva sempre che non meritava di vivere… un dolore che, nella situazione in cui era, poteva sembrare ‘di facciata’, finalizzato solo a ottenere sconti di pena. Non era così. Medici, polizia penitenziaria, la direzione del carcere, le associazioni di volontariato che lo hanno seguito… tutti hanno fatto il possibile per lui, assistendolo con una cura particolare”.

Prima dell’estate era stato trasferito a Genova, clinicamente più attrezzata per l’assistenza ai detenuti. A Savona aveva una figlia con cui riallacciare i rapporti. Sembrava stare meglio.

Da poco gli era stata notificata la chiusura delle indagini. Il rimorso, forse, si è riacceso fino a trasformarsi nel cappio che l’ha soffocato.

Nessun processo: Asilan, per due volte omicida e reo confesso, si è inflitto da solo la più pesante delle condanne.


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8 novembre, 2015

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