Graffignano – “Ci hanno rubato la serenità”.
E’ ancora sotto shock ma consapevole che poteva andare peggio. E’ scosso Carlo Alfonso Giannatiempo, generale dell’esercito in pensione e proprietario di una villa a Graffignano. Giovedì sera la sua casa è stata scenario di una tentata rapina con sparatoria (video – fotocronaca – slide).
A farne le spese i due custodi: Michele Bevione di 73 anni e il rumeno Florin di 43, gravemente ferito. “Con mia moglie Alessandra – dice Giannatiempo – siamo ancora sotto shock. Pensiamo continuamente a Florin che è in ospedale, ma siamo consapevoli che poteva finire in tragedia”.
In quella villa Giannatiempo e la moglie Alessandra Piersanti vivono dai primi anni Duemila. Una casa isolata in località Porcerro. Intorno, l’aperta campagna. Una zona tranquilla, fino a quattro giorni fa.
“Fortunatamente non è morto nessuno – continua il generale -, ma ci hanno rubato la serenità. Questo non è più l’ambiente idilliaco nel quale ho vissuto per quindici anni”.
I malviventi sono entrati in azione intorno alle 20 di giovedì. In casa c’erano solo i due custodi. I proprietari erano a Viterbo per una visita medica. Sono rientrati quindici minuti dopo la tentata rapina.
I rapinatori, armati e col volto coperto, hanno prima aggredito e immobilizzato Bevione. Lo hanno bloccato appena sceso dalla macchina, mentre rientrava. Imbavagliato, gli hanno rubato quello che aveva addosso e dato una botta in testa. E per evitare che potesse reagire, gli hanno anche legato i piedi col fil di ferro.
Poi hanno sparato a Florin. Hanno mirato all’addome, la pallottola gli ha trapassato il corpo per poi conficcarsi nel polso e frantumargli le ossa. Il 43enne è ricoverato all’ospedale Belcolle di Viterbo. Trenta giorni di prognosi, ma non è in pericolo di vita.
“Ho sentito dei forti rumori. Impaurito, ho preso un coltello e sono uscito. Michele urlava”. Florin parla dalla stanza numero uno del reparto di ortopedia. E’ scosso e dolorante, ma riesce comunque ad alzarsi dal letto.
Addosso, nonostante il pigiama blu, sono ancora visibili i segni dell’aggressione: un vistoso graffio sull’orecchio destro e la mano fasciata, bloccato fino al gomito il braccio sinistro.
“Volevo far scappare chiunque avesse varcato il cancello di casa – continua -. Ho visto due persone con il volto coperto, forse da una sciarpa o dal cappuccio di una felpa. Non hanno detto nemmeno una parola, hanno solo sparato. Due volte: prima contro di me e poi contro il muro. Pieno di sangue, mi sono trascinato in casa e ho fatto scattare l’allarme”.
La paura è stata tanta e di quella sera Florin non ne parla volentieri. Gli occhi continuano a riempirsi di lacrime. “Mi fa terribilmente male il braccio – dice -, più dell’addome. Ma è passata”. Poi sorride e aggiunge: “Fortunatamente sono ancora vivo”.
I carabinieri di Viterbo stanno continuando la caccia ai rapinatori. Le indagini sono serratissime e nella villetta è un continuo via vai di forze dell’ordine.
I Ris e i Ros stanno setacciando la zona per raccogliere indizi utili all’identificazione dei malviventi. Tracce di passi, o i segni delle ruote di un’auto di un possibile palo.
Il colpo dei rapinatori è andato a vuoto. Non hanno rubato nulla anzi, non sono nemmeno entrati. Sabato gli uomini dell’arma hanno raccolto le testimonianze di Bevione e Florin.
Al vaglio ogni elemento che potrebbe rivelarsi utile all’identificazione dei malviventi. I dettagli sono pochissimi. I ricordi dei due custodi molto vaghi. E i rapinatori, per evitare che si capisse da dove provenissero, sono stati ben attenti a non pronunciare nessuna parola.
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