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Furbetti della Asl - Ospedale di Belcolle - L'azienda sanitaria proroga la sospensione del primario di medicina trasfusionale, ascoltata dalla commissione provvedimenti disciplinari

“Riscaldati turba la serenità di colleghi e pazienti”

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Tiziana Riscaldati

Tiziana Riscaldati

L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

L'Asl di Viterbo

L’Asl di Viterbo

Viterbo – La Asl ha prorogato la sospensione di Tiziana Riscaldati, primario di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle, indagata di punta dell’inchiesta sui furbetti dell’azienda sanitaria viterbese.

Dopo l’interdizione stabilita dal tribunale, per la dirigente Riscaldati il 3 febbraio scorso è arrivata anche la sospensione della Asl. Dalla durata di 30 giorni, è stata prorogata “fino all’esito del procedimento disciplinare in corso, e comunque non oltre il 4 aprile 2017”, si legge in una delibera della direzione generale.

Lunedì intanto la commissione provvedimenti disciplinari della Asl ha ascoltato Riscaldati, dopo essere stata “convocata per essere sentita a sua discolpa”. Ma “vista la complessità e la gravità delle contestazioni, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, anche per il ruolo rivestito dalla dipendente, che per loro natura ed entità sono idonee a turbare la serenità del contesto lavorativo pubblico, anche rispetto agli altri dipendenti e alla comunità locale”, la Asl ha deciso di prorogare il termine di sospensione cautelare.

Tiziana Riscaldati, 60 anni, è tra i ventitré accusati a vario titolo di falso e truffa. Tra questi anche un’infermiera già sospesa dal servizio: Stefania Gemini, addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa di medicina trasfusionale.

L’indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla pm Paola Conti, prende il via a fine 2015. Dalle intercettazioni dell’inchiesta Inps, gli agenti del nucleo tributario scoprono che nel reparto di medicina trasfusionale c’è chi timbra il cartellino e poi si allontana dall’ospedale di Belcolle. Ma anche chi vidima il badge dei colleghi che restano a casa o si dedicano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.

I finanzieri li hanno videoripresi per circa tremila ore. Poi pedinamenti e appostamenti, fino ad arrivare alla notifica del 415 bis, l’avviso di conclusione indagini. Nel corso delle indagini è emerso che negli ultimi cinque anni dodici tra medici e infermieri avrebbero anche gonfiato i propri stipendi per un importo complessivo di un milione e 300mila euro.

Avrebbero sfruttato una delle caratteristiche del reparto: l’assistenza, a pagamento, in casa dei pazienti. La frode sarebbe stata posta in essere attraverso false attestazioni relative a trasfusioni di sangue a domicilio in giorni di assenza dal lavoro, in alcuni casi anche mentre erano in ferie. Oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, o effettuate ma rendicontate anche a favore di colleghi che in realtà non c’erano.



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7 marzo, 2017

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