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Scontro di civiltà o incontro di civiltà - Islam e stato di diritto - Intervista al filosofo della scienza Giulio Giorello su fanatismo religioso, strumenti per combatterlo, rapporto tra fede e scienza nel mondo musulmano

“Contro il terrorismo non servono i piagnistei del politicamente corretto”

di David Crescenzi
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Viterbo - Giulio Giorello

Viterbo – Giulio Giorello

Viterbo - Giulio Giorello

Viterbo – Giulio Giorello

Viterbo - Giulio Giorello

Viterbo – Giulio Giorello

Viterbo – Una volta, il cardinal Gianfranco Ravasi scrisse che i credenti non devono temere “la scienza, la ricerca, la critica” o rischiano di rimanere “chiusi nell’armatura di una religiosità paurosa e fin cieca“.

Del resto, se chi professa un credo religioso, fondato sui dogmi, riesce anche a coltivare la passione per la scienza, fondata sui dubbi, con ogni probabilità sarà capace di far coesistere la sua identità religiosa, e le verità che la accompagnano, con la parallela identità di cittadino di una democrazia secolare, che cioè non ambisce ad avere tutte le verità.

Per questo, in un certo senso, la questione sul rapporto tra fede e scienza nell’Islam è propedeutico a quella sulla sua compatibilità con i valori laici dello stato di diritto. In questo quadro, ecco che diviene fondamentale l’opinione di chi, su tali questioni, si è da sempre interrogato. Per mestiere. Come Giulio Giorello, epistemologo, filosofo della scienza e storica firma del Corriere della Sera.

Al di là dei problemi connessi alle frange più estremiste, c’è una qualche minaccia connessa alla struttura ideologica dell’Islam?
“È una domanda molto difficile, nel senso che è difficile dare la risposta, perché le religioni sono, per certi versi, quasi come degli organismi viventi e, quindi, cambiano nel tempo. Dunque, non si può darne una definizione univoca. Io credo che ci sia una componente aggressiva molto forte in tutte le religioni monoteistiche che conosco. Però, questa tentazione all’intolleranza, nel corso dei secoli, è stata più o meno modificata e talvolta, come dire, anche spenta. Ecco, si prenda il caso dell’Ebraismo.

L’Ebraismo è per molti versi intollerante quanto l’Islam, però, nel corso dei secoli si è adeguato a tutta una serie di condizioni di vario genere (culturali, economiche), che ne hanno permesso la sopravvivenza. Ma oggi direi che mi sembrerebbe impensabile una politica di carattere terroristico sostenuta dall’Ebraismo, benché non si possa mai essere sicuri del tutto: nella tollerante Olanda del 1600, ci fu un tentativo (da parte di un integralista ebraico, ndrdi pugnalare Baruch Spinoza, anch’egli ebreo,  e soltanto la prestanza fisica e la prontezza del filosofo riuscirono a salvarlo dalla morte. Bisogna anche dire che Spinoza era stato gettato via dalla sua comunità con un’atroce maledizione. Quindi, anche l’Ebraismo ha conosciuto periodi di intolleranza ma, adesso, a me non sembra che sia la religione più pericolosa di questa terra.

Peraltro, il Cristianesimo, che almeno a parole è la religione dell’amore, si è macchiato di una serie di orrendi reati per gran parte della sua storia. Si pensi non soltanto alle guerre dei cristiani contro i rappresentanti di altre religioni, ma soprattutto alle guerre dei cristiani fra di loro. Notoriamente, si pensa a cosa successe dopo la Riforma, ma anche prima tutta una serie di modalità di violenza, repressione e intolleranza erano state messe in atto, in particolare, dalla Chiesa cattolica apostolica romana. Oggi il Cristianesimo, sia nelle versioni protestanti, sia nella versione cattolica, sia nella stessa concezione ortodossa, sembra meno virulento. Ma non si può mai sapere. Io credo che dobbiamo stare attenti nei paesi che hanno delle istituzioni laiche, talvolta piuttosto fragili, al fatto che il Cristianesimo, e in particolare il Cattolicesimo, potrebbero rivelarsi, di nuovo, delle forme dispotiche e autoritarie”.

L’Islam è compatibile con la democrazia?
“Alcuni islamici stanno operando in questa direzione e ci tengo a far notare che alcune prese di posizione molto coraggiose, dopo gli attentati dei fanatici pro-Isis in Europa, sono state assunte non dall’alto ma dal basso, da uomini e donne dell’Islam. Soprattutto le donne, le quali hanno sottolineato come una forma di settarismo rischia addirittura di uccidere la loro stessa religione. Questo è successo in Danimarca, è successo in altri paesi. E queste dichiarazioni dimostrano che ci sono, nel grande corpus dell’Islam, delle figure, che forse per ora saranno in minoranza, che sono molto importanti dal punto di vista di una coscienza che io chiamerei europea. E questo è molto significativo. Si noti bene: sono voci che vengono dal basso. Sono voci soprattutto di donne, le quali hanno avuto il coraggio di denunciare il pericolo della violenza e della repressione esercitati in nome di Allah”.

Storicamente, nei paesi islamici scienza e filosofia hanno saputo prosperare all’interno di società aperte anche alla cultura occidentale. Si pensi ad esempio agli studi su Aristotele di Averroè. Non crede che ciò dimostri come, nell’Islam, la fede possa felicemente coesistere con un pensiero razionale capace di sconfiggere l’intolleranza?
“Ci sono state delle isole relativamente felici in cui il rapporto tra riflessione filosofica e poi scientifica e religione islamica si sono sviluppati senza troppo aggressività. Nonostante alcune vicissitudini della sua vita, è appunto il caso di Averroè. Quindi, non è scritto nelle stelle che, in un qualche modo, Islam e scienza debbano andare in conflitto, anche se il constatare come in alcune zone di pensiero islamico ufficiali, soprattutto in Turchia, sia stata attaccata la teoria dell’evoluzione di Darwin, non mi fa ben sperare. Ecco, questo lo dico sinceramente.

D’altra parte, rendiamoci conto che la teoria dell’evoluzione di Darwin, nonostante una serie di conferme impressionante, e nonostante la sua fecondità nell’aprire nuovi orizzonti alla ricerca, è ancora vista con sospetto e ostilità in molti ambienti cattolico-romani e in parecchie sacche del Protestantesimo settario, soprattutto in certe correnti fondamentalistiche americane, che mi danno l’impressione di una totale incomprensione e chiusura nei confronti di una delle più importanti concezioni scientifiche del nostro tempo.”

A proposito di sonno della ragione, alcuni hanno sostenuto che a motivare molti terroristi contribuirebbe una sorta di “teoria del complotto” secondo cui tutti i musulmani sarebbero oppressi dall’Occidente. Il jihadismo è dunque una forma di paranoia sociale comparabile al complottismo, anche se ben più pericoloso?
“Io non metterei le cose in termini così semplici. Il jihadismo è, come mentalità, una struttura molto più complessa e articolata del normale complottismo che, molto spesso, è un modo piuttosto sciocco di criticare alcuni aspetti della nostra società che si vorrebbe aperta e democratica. Ecco, questa mi sembra una distinzione che sarebbe opportuno fare. Non amo i teorici del complotto, non penso ad esempio che i medici che difendono i vaccini, giustamente secondo me, siano tutti legati a un complotto con le multinazionali del farmaco. Anzi! Quindi, ritengo che il complottismo non sia uno strumento adeguato per far fronte proprio alle sfide più complesse del mondo in cui viviamo”.

Lei ha sostenuto che “Contro il terrorismo integralista islamico non serve il conformismo del politicamente corretto”. Che cosa intende con questa espressione?
“Il conformismo del politicamente corretto è quello che fu chiamato da un importante storico, Robert Hughes, “la cultura del piagnisteo” e cioè questo continuo attribuire a presunti mali o complotti dell’Occidente, senza poi talvolta mai distinguere un po’ meglio, molti dei guai sociali esistenti. Per esempio, si prenda il caso della questione dell’emigrazione, dall’Africa soprattutto, dove molti migranti sono spinti a guardare alla nostra Europa da ragioni prettamente economiche (cioè, detto in termini brutali, lì non mangiano) oppure da questioni brutalmente politiche (detto seccamente, nei loro paesi rischiano di essere uccisi). Possibile che questi difetti strutturali delle situazioni africane siano ancora tutti colpa del bieco colonialismo occidentale? No, per favore, cerchiamo di dare delle spiegazioni un po’ più sensate. Laddove i vecchi dittatori stanno morendo, perché per fortuna anche loro muoiono, e nasce una nuova classe politica in Africa capace di gestire alcuni dei problemi più importanti dei diversi paesi, ebbene, qui forse si potrà trovare una soluzione al problema delle migrazioni che non sia una soluzione buonista.”

Quali sono invece le azioni che si debbono mettere in campo, se ce ne sono di efficaci, per contrastare la minaccia jihadista?
Secondo me, la prima cosa, che è una condizione necessaria anche se forse non sufficiente, è che ci siano nei paesi sotto minaccia dei buoni apparati di indagine, della buona polizia, che sappiano controllare le informazioni e sappiano intervenire prima e non dopo. Cioè, prevenire è meglio che curare all’ultimo, non so se mi spiego. Laddove queste strutture funzionano la minaccia non è estirpata, però, è più sotto controllo che in altri paesi. Quindi, la prima cosa è la fiducia nelle forze dell’ordine, che vuol dire anche investimento economico nelle forze dell’ordine. Tra l’altro, le forze dell’ordine italiane si sono dimostrate in un certo senso molto efficaci. Molto di più, forse, della pretesa efficienza della polizia britannica, la quale sa tutto, però, aveva questi terroristi che gli giravano in casa tranquillamente e che sono riusciti a compiere attentati orribili, come del resto le cronache hanno ampiamente mostrato“.

Però, come diceva, una buona polizia è condizione necessaria ma che non basta.
Esatto, non basta. Occorre, innanzitutto, smantellare nei nostri stessi paesi europei qualunque pregiudizio di carattere razziale o religioso. Questo è il primo punto. E poi si tratta di praticare una politica dell’accoglienza seria. Quando dico “seria”, voglio dire che non basta accogliere dei migranti sul nostro territorio. Dico “nostro” nel senso di territorio europeo. Bisogna dare a queste persone delle possibilità di lavoro e di integrazione. Senza queste, il terreno resta fertile ad azioni di risposta sconclusionate e pericolose, come si è constatato anche di recente in alcuni paesi europei”.

Non potrebbe essere che, a volte, si teme il mondo islamico perché crede fermamente in qualcosa mentre, in una società secolarizzata, si tende a non credere più in niente?
“Non è detto che noi proprio non crediamo più in niente, attenzione, e dico “noi” in senso lato perché questo non è un fatto puramente europeo né solamente occidentale. Noi abbiamo sviluppato una struttura che è fortemente operativa, in cui si esercita il pensiero critico e che produce cambiamenti impressionanti, anche a breve termine, nella nostra vita associata. Alludo all’impresa tecnico-scientifica. Io non dico che bisogna credere alla scienza o nella scienza. Io dico semplicemente che l’impegno di cui danno prova le migliori organizzazioni scientifiche, pensi al Cern di Ginevra per esempio, può diventare un modello anche per altri settori della vita civile”.

Oriana Fallaci, dopo l’11 settembre, esaltava la capacità degli americani di reagire al terrorismo stringendosi orgogliosamente attorno ai loro valori. Quali sono i valori che in Italia danno corpo ad un’identità e a una democrazia di cui forse ci si dovrebbe sentire più orgogliosi?
“Viviamo da un po’ di tempo, direi più o meno da quando sono nato io, nel contesto di una costituzione repubblicana che, nonostante alcuni indubbi limiti che sono stati a lungo messi in luce da costituzionalisti e da vari studiosi, è comunque una buona costituzione e di cui possiamo giustamente, per molti versi, andare fieri. E quindi, questa mi pare la linea, insomma. Che poi non è una linea politica. È un atteggiamento generale che dobbiamo fare nostro, tenendo presente che le costituzioni sono fatte anche per aiutare il buon vivere civile”.

Avendone la possibilità, cosa direbbe a un ipotetico giovane musulmano che avesse in animo di immolarsi in un atto terroristico?
“Io gli manderei un messaggio calibro 45, prima che si immoli in un’azione terroristica”.

David Crescenzi


Articoli: Il vero nemico è la crescente concentrazione di ricchezza… di Franco Cardini  – Dacia Maraini: “All’Islam è mancato un libro come il Vangelo e una figura come Cristo…” – Vanno combattuti i demoni del terrorismo e dell’ignoranza di David Crescenzi – Nessuno tocchi la società aperta… di Carlo Galeotti


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25 settembre, 2017

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