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Tribunale - Udienza preliminare al via l'11 luglio - Gli indagati sono difesi dalla neoministra Giulia Bongiorno - Cinque le parti offese

Evasione milionaria e sfruttamento, in quattro rischiano il processo

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Viterbo - Il sostituto procuratore Massimiliano Siddi

Viterbo – Il sostituto procuratore Massimiliano Siddi

Giulia Bongiorno

Giulia Bongiorno

Viterbo – Evasione fiscale milionaria, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, in quattro rischiano il processo. Sono due imprenditori e due loro dipendenti. 

L’udienza preliminare inizierà l’11 luglio davanti alla gup Savina Poli e gli indagati sono difesi dalla nota avvocatessa romana Giulia Bongiorno, neo ministra della pubblica amministrazione nel governo Conte.

L’evasione fiscale sarebbe superiore ai venti milioni di euro.

Nel mirino della procura sono finiti due imprenditori viterbesi (un uomo e una donna di 53 e 51 anni) e due dipendenti (un 63enne e un 37enne), oltre a un consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione, con sede a Viterbo, formalmente amministrato da una 49enne. 

Cinque le parti offese pronte a costituirsi parte civile. A chiedere il rinvio a giudizio il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta.

Sotto la lente degli investigatori una serie di società e cooperative, tutte riconducibili alla coppia di imprenditori viterbesi.

Il 63enne sarebbe stato il braccio destro del 53enne, suo stretto collaboratore nella gestione delle attività del “gruppo” e nel controllo del personale. Il 37enne invece sarebbe stato il dipendente con funzioni di referente per la gestione operativa di tutto il personale assunto in due cooperative.

Gli imprenditori viterbesi,  il braccio destro e il dipendente sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso. 

Secondo il pm Siddi: “Svolgevano attività di intermediazione illecita e sfruttamento continuato del lavoro dei dipendenti delle società cooperative  che partecipavano al consorzio, organizzandone l’attività lavorativa in favore di vari grossisti di prodotti farmaceutici in gran parte del territorio nazionale”.

“In particolare – secondo l’accusa – mediante lo sfruttamento e l’approfittamento dello stato di bisogno di detti lavoratori, che impiegavano per lo più come autisti, sottoponendoli a turni e orari di lavoro estrmamente gravosi e pericolosi e comunque esorbitanti rispetto ai limiti previsti dai contratti collettivi nazionali, nonché retribuendoli in modo parimenti difforme da tali contratti e intimando loro il licenziamento se non si fossero adeguati a queste condizioni, garantivano ai predetti grossisti, con i quali stipulavano appositi contratti di servizio, il trasporto e la consegna dei prodotti medicinali a condizioni contrattuali più favorevoli rispetto agli altri operatori  del settore”.

Gli imprenditori sono inoltre accusati in concorso di evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto tramite l’emissione di una serie di fatture per operazioni inesistenti, indicando nella dichiarazione relativa all’Iva per gli anni 2011- 2012-2013-2014 elementi passivi per un importo complessivo di 19 milioni, 985mila e 195 euro. Tra il 2011 e il 2013, inoltre, il 53enne, per evadere le imposte, avrebbe indicato elemneti passivi tramite l’utilizzo di fatture per prestazioni lavorative emesse dalle cooperative per un importo di 10 milioni, 976mila e 405 euro. Sempre per reati tributari, è inoltre finito nel mirino della procura in quanto effettivo gestore del consorzio formalmente amministrato dalla 49enne. 

Silvana Cortignani

 

 

 

 


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10 giugno, 2018

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