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Vetralla - È il quantitativo sepolto sotto la discarica del Cinelli - Messa in sicurezza nel 2009, la copertura ha iniziato a cedere

Oltre 140 mila tonnellate di rifiuti pericolosi

di Daniele Camilli

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Vetralla-Cinelli - La discarica nel 2005

Vetralla-Cinelli – La discarica nel 2005

Vetralla-Cinelli - I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla-Cinelli – I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla-Cinelli - I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla-Cinelli – I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla-Cinelli - I quantitativi scaricati in discarica nel corso degli anni - Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli – I quantitativi scaricati in discarica nel corso degli anni – Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli - La regione di provenienza dei fanghi di cartiera - Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli – La regione di provenienza dei fanghi di cartiera – Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli - La provincia di provenienza dei rifiuti pericolosi - Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli – La provincia di provenienza dei rifiuti pericolosi – Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli - La regione di provenienza dei rifiuti pericolosi - Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli – La regione di provenienza dei rifiuti pericolosi – Elaborazione Tusciaweb

Vetralla-Cinelli - I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli – I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli - Capre nell'area della discarica

Vetralla-Cinelli – Capre nell’area della discarica

Vetralla-Cinelli - I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli – I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli - I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla-Cinelli – I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla – Tredici anni fa i carabinieri del nucleo operativo ecologico (Noe) sequestravano la discarica del Cinelli, nel comune di Vetralla. Oltre 140 mila tonnellate di rifiuti pericolosi in un’area agricola di 5 ettari. Tredici anni dopo i rifiuti sono ancora lì, messi in sicurezza dal 2009.

Multimedia: La bomba ecologica della discarica del CinelliVideo

Da allora non è stato fatto più nulla. Almeno così sembra. Vista soprattutto la situazione in cui versa la copertura risalente a 9 anni fa. Una parte si è sfaldata riversando il terriccio anche in una pozza d’acqua dove si abbeverano gli animali. Pecore e capre ci pascolano sopra. Altri animali hanno iniziato anche a fare la tana. Dentro la discarica stessa. Infine, i sondaggi fatti nel 2006 per verificare lo stato di inquinamento sono ancora lì. Abbandonati nell’area della diacarica. Come se nulla fosse.

Tutto inizia il 2 Maggio 2005 quando i militari del Noe, su ordine della magistratura, mettono la discarica sotto sequestro. Avrebbe dovuto essere un sito di ripristino ambientale. Raccolse invece tonnellate di fanghi di cartiera e metalli pesanti, in particolar modo dal centro-nord Italia. Un’attività che sarebbe andata avanti dal 2002, mentre le conseguenze potrebbero aver coinvolto una zona più ampia rispetto a quella considerata.

L’abbancamento sequestrato procedeva in profondità per alcuni metri depositandosi direttamente su una falda acquifera. Un sito dichiarato “inquinato” soltanto nel 2007. Lungo l’Aurelia che porta a Tarquinia, poco distante dalla necropoli etrusca di Norchia del IV secolo a.C., sito archeologico tra i più importanti al mondo, sebbene anch’esso, tuttora, ridotto in condizioni pietose.

Il processo sul traffico illecito di rifiuti, che si aprì successivamente alla vicenda, è finito in prescrizione. Frutto dell’inchiesta “Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo” – riguardante anche le discariche di Capranica e Castel Sant’Elia sempre in provincia di Viterbo – si è concluso nell’ottobre del 2012 con la prescrizione per tutti i 14 imputati. Tra questi c’erano anche Sante e Mario Bartoli, titolari della cava Cinelli, difesi in aula dall’avvocato Samuele De Santis.

“Quando il mio avvocato mi ha chiamato per dirmi che eravamo stati assolti io e mio padre – dichiararono allora Sante e Mario Bartoli – sebbene per prescrizione, dall’infamante accusa di aver avvelenato le nostre terre, quelle dove sono nato e cresciuto e dove ho fatto nascere, crescere e giocare i miei figli, ho pianto. Sono tornato al 5 maggio del 2005, quando ci è stata messa sotto sequestro la vita e ai domiciliari la dignità, e ho rivissuto in un istante oltre sette anni di domande, di sguardi biechi, di umiliazioni da parte dei vicini, di minacce e violenze mai denunciate. Anche perché chi darebbe ascolto a un mostro?”.

“Hanno portato camion di materiale nella mia cava – dissero i Bartoli – mi sono fidato di chi ne sapeva più di me, ho avuto paura di sbagliare, ma in due anni mi sono ritrovato senza un euro e senza un lavoro e con la casa sotto sequestro”. “La storia di questo processo italiano è la storia del processo che non c’è. Fare giustizia è farlo in maniera equa ed essere forti con i forti, quanto con i deboli”.

Nel 2009 sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza della zona grazie ai finanziamenti della Regione Lazio governata allora dal presidente Piero Marrazzo. Seicentomila euro in tutto che “hanno permesso – ha detto l’assessore all’agricoltura del comune di Vetralla, Carlo Postiglioni – di caratterizzare e mettere in sicurezza il sito. La Regione ha poi stanziato altri 600 mila euro, ma non sono mai stati utilizzati. Primo perché l’amministrazione comunale di allora non aveva in mente alcun progetto. Secondo, perché il governo regionale di Renata Polverini ha finito per tagliarli”.

Il sequestro del 2005 venne preceduto da un’imponente raccolta di firme che coinvolse quasi tutti gli abitanti del Cinelli, preoccupati e allarmati dalla presenza della discarica, portando poi alla nascita di un Comitato che si è sempre battuto per avere giustizia e verità in merito alla vicenda. Raccolta di firme che prese piede dopo che un camion diretto al Cinelli si rovesciò lungo l’Aurelia, facendo cadere sull’asfalto il materiale che stava trasportando. La zona dell’incidente venne bonificata e interdetta, con segni evidenti sull’asfalto di un contatto chimicamente violento.

La discarica, che sorgeva lungo via San Salvatore, doveva essere un sito di ripristino ambientale. Carabinieri e magistratura scoprirono invece che si trattava di una discarica di rifiuti pericolosi. Tra i poderi dell’ex Ente Maremma, frutto della riforma agraria degli anni ’50. Terre che oggi si alternano l’una all’altra con recinzioni e campi coltivati. Quasi 300 persone su una superficie di 350 ettari. Si tratta inoltre di una zona paesaggisticamente e geologicamente molto interessante perché posta sul versante “marino” del declivio collinare dei Monti Cimini. Un vero e proprio habitat di passaggio tra la media collina e la maremma tosco-laziale.

In mezzo circa 5 ettari occupati dalla discarica. Un ammasso di rifiuti visibile fino a 14 chilometri d’altezza. Per rendersene conto, e vedere l’area della discarica prima e dopo i lavori di messa in sicurezza, basta utilizzare lo storico di google earth.

Sotto la discarica scorrono due falde acquifere. Una superficiale, a 20 metri di profondità. E una più in profondità, quasi una settantina di metri. Falde toccate da pozzi che si dispongono nelle proprietà attorno. L’acqua della prima scorre in direzione nord-nord/ovest interferendo, a nord della cava, con il fosso Le Pile. La seconda pare provenga direttamente dal lago di Bolsena.

La ditta Bartoli acquisì il sito della discarica del Cinelli nel 1987. Fino al 2001 estrasse solo pozzolana. Nel 2001 chiese e ottenne dalla Provincia di Viterbo la possibilità di svolgere anche attività di recupero ambientale stipulando un’apposita convenzione con il comune di Vetralla. Attività che inizia nel 2002 e prosegue – con un rinnovo nel 2004 – fino al momento del sequestro.

Al momento del sequestro, pare inoltre che circa 16 mila camion abbiano scaricato materiali nella discarica vetrallese. Secondo un rapporto Enea del 2007 non si trattava solo di terriccio, come avrebbe dovuto essere, ma soprattutto fanghi di cartiera (circa l’82% del totale conferito nella cava) con sostanze pericolose presenti oltre ogni limite. Fanghi per i quali era prescritta anche la miscelazione con terreno (70%). Dalle analisi effettuate la presenza di terre arrivava invece a un massimo del 20% sul totale dell’abbancamento.

I rifiuti scaricati illegalmente nella discarica sono aumentati di anno in anno. Una consulenza tecnica realizzata per conto della Procura di Viterbo nell’aprile del 2005 ha infatti evidenziato la situazione seguente. Fanghi di cartiera: 31.798 tonnellate nel 2002 (99% del totale conferito), 29.914 nel 2003 (77%), 45.015 nel 2004 (71%) e 36.042 nei primi 5 mesi del 2005 (90%). Totale, 142.769 tonnellate (82%). “Altri rifiuti”: 31.142 tonnellate, 256 il primo anno, 8.834 il secondo, 18.129 il terzo e 3.921 nell’ultima fase.

Daniele Camilli

27 giugno, 2018

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