Mafia viterbese – Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)
Viterbo – Porta la firma del procuratore antimafia Giovanni Musarò, che ha chiuso le indagini a fine 2024, la richiesta di rinvio a giudizio di ulteriori undici indagati nell’ambito della maxinchiesta dei carabinieri di Viterbo che coi tredici arresti del 25 gennaio 2019 ha sgominato il sodalizio italo-albanese capeggiato dai boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.
Risale invece allo scorso primo aprile la fissazione dell’udienza preliminare che si terrà il prossimo 28 maggio davanti al gup Elvira Tamburelli del tribunale di Roma per quello che si preannuncia come un filone parallelo al principale.
Agli imputati viene contestata l’aggravante del metodo mafioso. Sette le parti offese tra cui un maresciallo dei carabinieri, il politico Claudio Ubertini e i due figli. Ubertini, in particolare, fu tra i primi a ribellarsi, denunciando e collaborando attivamente con gli investigatori, oltre a costituirsi parte civile per l’appunto nel filone principale. sfociato in nove condanne definitive per associazione di stampo mafioso.
Viterbo – L’auto di Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme
Chi sono gli 11 imputati – Giuseppe Trovato, detto “Peppino” e “zio”, nato a Lamezia Terme il 24 maggio 1975 – Spartak Patozi, detto “Ricmond”, “Ricciolo”, nato in Albania il 3 luglio 1988, residente a Vitorchiano – Otello Macrì, nato a Viareggio il 16 marzo 1961 residente a Reggio Emilia – Ergen Petshtanaku, nato in Albania il 7 febbraio 1996, dichiarato irreperibile il 19 settembre .2024 – Christian Lanari, nato a Ronciglione il 17.10.1980, residente a Vetralla – Daniele Casertano, nato a Napoli il 12 maggio 1987 residente a Vetralla, con dimora a Viterbo – Sabri Patozi, nato in Albania il 3 giugno 1992 residente a Vitorchiano – Eduart Voka, nato in Albania il 5 luglio 1979 residente a Viterbo, frazione di Bagnaia – loana Laura Zaharia, nata a Bucarest il 5 giugno 1987, residente a Viterbo, – Emanuela Hima, nata in Albania il 29 luglio 1978 residente a Viterbo – Manuele Russo, nato a Viterbo il 3 ottobre 1985 e ivi residente
Casertano, Lanari e la rapina alle poste di Canino Il famoso colpo messo a segno con la complicità del direttore risale al 28 novembre 2020. Daniele Casertano e Christian Lanari, due dei pianificatori, sono stati condannati in via definitiva a 5 anni e otto mesi e a 4 anni di reclusione. A Casertano, durante il biennio di fuoco di mafia viterbese, sarebbero state bruciate due vetture, la notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018, come ritorsione per un presunto sgarbo di natura economica ai danni di Trovato.
Eduart Voka: il vizietto di bruciare le macchine dei carabinieri La prima auto incendiata è stata l’Audi di un vicebrigadiere, bruciata la notte tra il 18 e il 19 aprile 2017. La seconda la Passat di un collega che stava indagando sull’attentato incendiario, data alle fiamme la notte tra l’11 e il 12 giugno 2017. Per questo secondo gesto intimidatorio, voluto da Trovato e attuato da Gazmir Gurguri, finì indagato per danneggiamento in concorso Eduart Voka
L’ombra di mafia viterbese bis Tra le sette parti offese un ristoratore 58enne a cui il 21 dicembre 2018 il sodalizio ha incendiato sotto casa una Jaguar senza che nemmeno sporgesse denuncia. Si è deciso ad andare dai carabinieri a distanza di un anno, a novembre 2019, quando il fratello di Ismail Rebeshi, David, si è presentato nel suo locale di Tuscania con tre albanesi ventenni cercando di estorcergli 6.500 euro. È il filone mafia viterbese bis.
Movida dal carcere, le due donne inguaiate da Rebeshi Nel prosieguo delle indagini è emerso che, mentre Rebeshi era in già in carcere, tra l’8 maggio e il 7 giugno 2019, in concorso con la compagna Laura Jona Zaharia e la compagna del fratello Emanuela Hima, avrebbe messo a segno due operazioni per eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante ”di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa”. In particolare, avrebbe intestato fittiziamente la proprietà della società auto Bicu con sede a Viterbo, al chilometro 3,400 della strada Teverina, alle due donne. Alla sola compagna, invece, la proprietà del capitale sociale della società Le Bell, destinata a curare gli interessi di Rebeshi nel settore dell’intrattenimento notturno e delle compravendite di veicoli.
Sottomesso al sodalizio A fine 2017, Trovato si vantava coi sodali di avere sottomesso Otello Macrì. “Però gli abbiamo fatto capire che non siamo minchioni, che qui comandiamo noi”, disse il boss parlando dell’imprenditore, che era andato da lui per “trattare”, in seguito agli attentati incendiari contro il compro oro della figlia. Il boss gli chiese e ottenne omertà e la riduzione degli orari di apertura dell’attività. In questo contesto l’imprenditore gli avrebbe chiesto di aiutarlo a recuperare i suoi crediti, in cambio della metà, anche se poi non se ne sarebbe fatto nulla.
Mafia viterbese – I nove condannati in via definitiva dalla cassazione
Le nove condanne definitive
– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione – Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi – Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi – Gabriele Laezza: 7 anni – Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi – Fouzia Oufir: 5 anni – Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi – Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi – Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso)
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.