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Civita Castellana - Respinti dal tribunale amministrativo i ricorsi della ditta contro il no di comune e provincia

No del Tar al progetto di ripristino ambientale della cava di Lucciano

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Corchiano - La marcia Borghetto –Lucciano

Corchiano – La marcia Borghetto –Lucciano 

Corchiano - La marcia Borghetto –Lucciano

Corchiano – La marcia Borghetto –Lucciano 

Corchiano - La marcia Borghetto –Lucciano

Corchiano – La marcia Borghetto –Lucciano 

Civita Castellana – No del Tar al contestato progetto di recupero ambientale che secondo la popolazione avrebbe rischiato di trasformare in una discarica di inerti la cava di Lucciano.

Il tribunale amministrativo del Lazio ha respinto i due ricorsi presentati dalla società Prodipi contro il no del comune di Civita Castellana e della provincia di Viterbo, ai quali si erano uniti comitati e associazioni di cittadini, al progetto di ripristino ambientale della vecchia cava, situata su un’area di ben 25 ettari, nella frazione di Borghetto, la cui attività estrattiva era stata interrotta nel 1992. 

Il territorio è quello della media valle del Tevere, dove sono presenti, tra l’altro, importanti coltivazioni biologiche. La battaglia ha coinvolto tutti i comuni del biodistretto della Via Amerina e delle Forre del Treja, da Civita Castellana a Corchiano, Faleria e Gallese. 

La richiesta della ditta, risalente al 2006, prevedeva un ripristino ambientale con la modifica del piano di recupero della cava e quindi dei materiali che potevano essere portati in cava per il suo riempimento. Col rischio, secondo i contrari, di fare del sito una discarica di inerti. 

Per la profondità dello scavo, inoltre, sarebbero state intercettate e scoperte le falde acquifere, unica fonte di approvvigionamento idrico di una vastissima e pregiatissima zona abitata.

“Avendo la società ricorrente eseguito attività abusiva di coltivazione di cava in profondità oltre i limiti stabiliti dal piano di recupero approvato nel 2004 – scrivono i giudici amministrativi regionali – veniva definitivamente meno uno dei presupposti essenziali cui l’articolo 5 decreto ministeriale 5 febbraio 1998 subordina l’utilizzo dei rifiuti nelle attività di recupero delle cave da attivare con procedure amministrative semplificate”. 

Nella sentenza, che risale allo scorso 3 dicembre, il Tar sottolinea inoltre come fin dall’inizio del procedimento l’attività non corrispondesse a quella descritta nel progetto di recupero ambientale che era stato approvato e “non fosse rispettosa delle prescrizioni necessarie per intraprendere l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti”.


Articoli: “Cava di Lucciano, vicenda finalmente archiviata” – “La cava di Lucciano deve essere tutelata” – “Più approfondimenti sulla cava di Lucciano” – “No alla discarica a Civita Castellana” – “Cava di Lucciano, nostro giudizio sarà a difesa del territorio” – Cava di Lucciano, se ne parla in Provincia – “Difendiamo il biodistretto della via Amerina e delle Forre” – “Cava a Borghetto, folle un recupero ambientale” – “Presto uno studio idrogeologico a Lucciano” – “Chi ha scavato senza autorizzazioni risarcirà il Comune” – No alla discarica tra le forre


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5 gennaio, 2019

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