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Tribunale - L'uomo, un 59enne, è accusato di lesioni aggravate - A processo anche la vittima, per minacce aggravate

Spara una fucilata al figliastro, fissato il processo al patrigno

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Acquapendente – Spara una fucilata al figliastro, citazione diretta per il patrigno. Processo subito, senza il passaggio dall’udienza preliminare.

La prima udienza è stata fissata davanti al giudice Silvia Mattei il 15 ottobre, dopo quasi due anni e mezzo dalla drammatica lite in famiglia che il 6 luglio 2017 ha rischiato di sfociare in tragedia in un casolare di campagna di Acquapendente.

A giugno, invece, comincerà il processo per minacce aggravate alla vittima, il figliastro, a sua volta denunciato. Un giovane oggi 25enne, che avrebbe provocato la reazione del patrigno, minacciando di prendere a bastonate il compagno della madre.

L’uomo, un 59enne, fin dall’inizio si è difeso sostenendo di avere agito per scongiurare il peggio dal momento che il giovane avrebbe minacciato con un coltello e un bastone sia lui che la compagna, madre del ragazzo, accanendosi contro la vettura dei familiari parcheggiata fuori casa, mentre la coppia era costretta a barricarsi all’interno dell’abitazione.

Il giovane, inoltre, dopo il violento episodio, culminato nella fucilata, avrebbe continuato a minacciare sia l’uomo che la moglie.

“Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere la legittima difesa. Se il mio assistito non avesse fermato la furia del figlio della compagna con una fucilata, chissà come sarebbe andata a finire per tutti. Non voleva ucciderlo, come si capisce dalla traiettoria. Ha mirato in basso”, spiega il difensore Vincenzo Dionisi.

La prima udienza del processo al 25enne è stata fissata al 7 giugno 2019, davanti al giudice Gaetano Mautone, con l’accusa di minacce aggravate, nel periodo che va da luglio a settembre 2017. “Perché – si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio – brandendo dapprima un coltello e poi un bastone, con il quale aveva già danneggiato la vettura del patrigno, e in altre circostanze, per mezzo del telefono e dei social network, proferiva minacce di morte nei confronti dello stesso patrigno e della compagna e madre dell’indagato”.

“Ho sparato per difendermi”, disse il patrigno al gip durante l’interrogatorio di convalida. L’agricoltore sarebbe così andato in camera. Avrebbe estratto dall’armadio un fucile da caccia calibro 12 e da una finestra avrebbe esploso un colpo, ferendo il 22enne alle gambe.

“Era l’unica cosa che potevo fare – ha detto l’arrestato al gip, difendendosi in aula -. Dovevo fermarlo, sennò chissà come sarebbe andata a finire. Non volevo ucciderlo, altrimenti non avrei sparato in basso. Volevo soltanto difendermi”.

Ricoverato a Belolle con una prognosi di trenta giorni, il 25enne aveva riportato “ferite multiple e circolari da fucile a pallini, sulla coscia destra e sinistra e una ferita circolare sul fianco destro”.

Silvana Cortignani

Silvana Cortignani


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8 aprile, 2019

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