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Corte d'assise - Delitto di ferragosto a Tuscania - Oggi davanti alla giuria popolare l'interrogatorio di Aldo Sassara

Omicidio Gianlorenzo, è il giorno della verità per il cognato accusato di averlo ucciso

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Angelo Gianlorenzo

La vitima – Angelo Gianlorenzo

Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino

 I Ris in località San Savino

Massimiliano Siddi

L’accusa – Il pm Massimiliano Siddi

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

La difesa – L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L'avvocato Giovanni Bartoletti

Le parti civili -L’avvocato Giovanni Bartoletti

Tuscania – Omicidio Gianlorenzo, è il giorno della verità per il cognato accusato di averlo ucciso. 

Salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, questo lunedì è destinato a diventare la giornata clou del processo in corte d’assise all’imputato Aldo Sassara che questa mattina, offrendo una sua versione di quanto accaduto quel giorno, potrà tentare di convincere la corte della sua innocenza. 

Sarà interrogato questa mattina per la prima volta davanti ai giudici il 78enne di Capodimonte accusato dell’omicidio del marito della sorella, l’agricoltore 83enne Angelo Gianlorenzo, massacrato di botte la mattina del 14 agosto 2016 nelle campagne isolate in località San Savino, tra Marta e Tuscania. La vittima sarebbe morta per arresto cardiaco in seguito alla violentissima aggressione subita. 

Al termine dell’udienza del 27 gennaio, l’imputato ha confermato l’intenzione di farsi interrogare oggi davanti alla giuria popolare presieduta dalla presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli (Silvia Mattei, giudice a latere). 

Un’udienza che, vista le precedenti, promette scintille tra i difensori Danilo Scalabrelli e Marco Valerio Mazzatosta e gli avvocati di parte civile Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini, che assistono la vedova Impera Sassara e i figli Eliana e Mario Gianlorenzo.


Il supertestimone: “Voci di due uomini sul luogo del delitto”

A fine gennaio è stato sentito il supertestimone dell’accusa, un pastore macedone quarantenne citato dal pubblico ministero Massimiliano Siddi. Si tratta dell’unica persona che sarebbe stata presente sul luogo al momento del delitto, anche se non avrebbe visto niente ma solo sentito due voci maschili alterate, trovandosi col gregge di pecore sulla sponda opposta del fiume Marta.

Al culmine della discussione, quando si sono alzati i toni, sarebbe riuscito a percepire alcune parole tipo “vai”, “scappa” oppure “scappi”, quindi lo scalpiccio come di persone che correvano tra gli olivi. “E’ durato una decina di minuti, poi ho sentito una voce che diceva ‘ohi, ohi’ per un’altra decina di minuti, poi più niente”, ha detto durante l’interrogatorio. 


L’accusa: “Un processo indiziario, ma… “

 Nessun riscontro scientifico. Come si ricorderà, lo stesso pm alla prima udienza del processo, lo scorso 17 giugno, ha sottolineato come si tratti di un processo indiziario, non essendo state rinvenute prove a carico del 78enne, né sulla scena del crimine, né altrove.

“Questo non vuol dire che sia senza elementi – aggiunse però Siddi, sottolineando – gli elementi ci sono, non è un processo sul nulla, la stragrande maggioranza dei processi per omicidio sono indiziari. Quando il gip rigettò le richieste di fermo e di arresto, ad esempio, non avevamo ancora il video che dimostra attraverso i suoi spostamenti che era sulla scena del crimine”.


La vedova: “Aldo non è un fratello, ma un animale”

Tra le udienze più drammatiche quella del 25 novembre 2019 quando è stata sentita la vedova della vittima nonché sorella dell’imputato. “Aldo non è un fratello – disse in aula l’82enne Impera Sassara – ma un animale, una belva feroce, un killer. Pensammo avesse ucciso anche nostro padre”.  


L’imputato: “Uno di meno. Era un brutto birbaccione. Vaffanculo”

“Io non ho ammazzato nessuno, ma meno male che mio cognato è morto. Uno di meno. Era un brutto birbaccione. Vaffanculo. La terra è mia, è tutto mio”, avrebbe detto di getto ai carabinieri l’imputato quando è stato rintracciato nelle campagne di Malorto al termine di una caccia all’uomo durata qualche ora.

Nel corso delle indagini preliminari, il presunto killer si sarebbe incastrato parlando da solo in dialetto martano stretto, non sapendo di essere intercettato. 


I periti medico-legali: “Schiena spezzata e costole rotte, ma è morto di infarto”

Un sasso triangolare intriso di sangue sarebbe stato l’arma del delitto. “Angelo Gianlorenzo aveva il collo e la schiena spezzati e tutte le costole rotte, ma è morto d’infarto”, la morte per infarto è l’unico punto su cui sono d’accordo tutti i periti. Su cosa abbia scatenato l’attacco cardiaco invece è scontro. 

Per la difesa dell’imputato, a differenza di procura e parti civili, non sono stati i colpi alla testa, le due fratture vertebrali e le costole fratturate a provocarlo. “Gli era stata sostituita una valvola aortica, era cardiopatico e assumeva sicuramente l’aspirinetta che fluidifica il sangue e aumenta il rischio di emorragie”, sostengono gli avvocati Mazzatosta e Scalabrelli. 

Per ore sotto il sole cocente e già in stato di decomposizione, è stato impossibile stabilire in base al rigor mortis del cadavere l’ora esatta del decesso, che sarebbe avvenuto nelle prime ore della mattinata secondo accusa e parti civili, ma anche verso le 11secondo la difesa, ovvero quando l’imputato era già passato davanti alle telecamere in motorino, vestito diversamente rispetto all’andata. I filmati della videosorveglianza, uno dei capisaldi della procura. 

Silvana Cortignani


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17 febbraio, 2020

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