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Tribunale - La vittima: "Ricordo solo i miei passi sulla ghiaia" - L'imputato: "Mi dissero 'negro di merda'"

Bastonate fuori la discoteca, chiesti cinque anni per tentato omicidio

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Carabinieri e 118

Carabinieri e 118

Capranica – (sil.co.) – Bastonate fuori della discoteca, chieste sei assoluzioni da rissa e una condanna a cinque anni di carcere per tentato omicidio. 

E’ il processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone per i disordini scoppiati all’esterno della discoteca Le Saline la notte tra il 6 e i 7 settembre 2013 in cui ha rischiato di morire un giovane, oggi 34enne, che fu preso a bastonate e rimase gravemente ferito alla testa. Sul posto intervennero 118 e carabinieri.

Ad avere la peggio fu Giorgio Piferi, parte civile con gli avvocati Roberto e Francesco Massatani. La vittima è presente al processo anche nelle vesti di imputato, assieme ad altri cinque giovani, tutti accusati di rissa e uno anche del suo tentato omicidio. 

Nell’udienza di mercoledì il pubblico ministero Michele Adragna ha chiesto per tutti e sei gli imputati di rissa l’assoluzione con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, ha chiesto invece la condanna a cinque anni di reclusione per il giovane accusato anche del tentato omicidio di Piferi. 

Al termine dell’udienza il processo è stato rinviato al prossimo 10 febbraio per sentire le difese e la sentenza. 

Secondo il perito super partes nominato dal tribunale, la dottoressa Mariarosaria Aromatario, il mezzo usato e i colpi ricevuti avrebbero potuto provocare la morte della vittima qualora Giorgio Piferi non fosse stato soccorso tempestivamente. Le stesse conclusioni cui era giunto il perito di parte, professor Massimo Lancia. Subito soccorso, il giovane fu portato prima all’ospedale di Belcolle e subito trasferito al policlinico Gemelli di Roma, dove giunse in gravissime condizioni, col cranio fracassato.


La vittima: “Ricordo solo i miei passi sulla ghiaia”

“Quando mi sono risvegliato al Gemelli, i medici mi dissero che avevo rischiato la vita”, ha raccontato Piferi all’udienza del 13 febbraio 2019.  In ospedale è rimasto ricoverato per 20 giorni.

L’episodio sarebbe avvenuto verso le 4 del mattino. Piferi aveva trascorso la serata in discoteca con alcuni amici. Durante la serata uno degli imputati gli avrebbe riferito di aver avuto una discussione con una persona all’interno del locale. Dopo questo primo litigio ce ne sarebbe stato poi un secondo, avvenuto successivamente all’esterno del locale. Una rissa, scoppiata fuori dal locale, tra due gruppi di ragazzi, uno di Sutri e uno di Capranica.  

La vittima è stata soccorsa sul posto dal personale del 118, portata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e, da qui, al Gemelli in eliambulanza, dove infine il giovane è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico alla testa dal quale avrebbe rischiato di non svegliarsi.

“Ricordo soltanto i miei passi sulla ghiaia e che stavo andando al parcheggio. Ricordo la figura di un ragazzo, che oggi non saprei riconoscere, che prende un bastone da terra e poi il nulla. Mi sono risvegliato che ero già stato operato e mi dissero che ero stato in pericolo di vita”, ha proseguito la vittima, mostrando la ferita ai giudici del collegio, una cicatrice da un orecchio all’altro con 55 punti di sutura e un avvallamento del cranio.


L’imputato: “Mi dissero ‘negro di merda’”

Il giovane, un ragazzo di colore, nell’udienza dello scorso 12 febbraio ha rilasciato spontanee dichiarazioni. 

“Quella sera – ha detto l’imputato – ero in discoteca con alcuni amici quando sono stato avvicinato da un uomo che mi ha dato del ‘negro di merda’ dicendomi ‘vattene via, noi qui non ti vogliamo’. Uno dei miei amici è intervenuto, difendendomi a parole. Anche i suoi amici sono intervenuti, scaraventandomi a terra e colpendomi con calci e pugni, finché non sono venuti i buttafuori che ci hanno fatto uscire”, ha spiegato.

“Mentre andavamo a riprendere le auto, sono usciti anche loro, ci hanno rincorso e ci hanno aggredito in gruppo. Io ho avuto paura e li ho cacciati via con un legno che avevo raccolto per terra e che poi mi è scivolato dalle mani. A quel punto sono fuggito, mentre loro mi inseguivano, nascondendomi in un noccioleto mentre mi cercavano e tornando a casa a piedi quando hanno smesso. La mattina dopo, senza sapere cos’altro era successo, sono andato subito in caserma a sporgere denuncia per l’aggressione che avevo subito in discoteca”.

La difesa ha chiesto l’acquisizione della sentenza di condanna per lesioni con cui si è chiuso il processo a carico dell’aggressore, celebrato davanti al giudice di pace: “Un processo che abbiamo chiesto inutilmente venisse unito a questo davanti al collegio perché si tratta degli stessi fatti”. 


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16 ottobre, 2020

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