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Viterbo - Prima udienza prevista per stamattina, salvo imprevisti

Tangenti Asl, riparte il processo

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Luciano Mingiacchi

Luciano Mingiacchi 

L'avvocato Antonio Rizzello

L’avvocato Antonio Rizzello, difensore di Mingiacchi insieme al collega Fausto Amato

Il sostituto procuratore Stefano D’Arma

(s.m.) – Tornano in aula i tre imputati al processo Asl.

La vicenda del presunto giro di tangenti tra la società informatica viterbese Isa e la Asl Roma H prova di nuovo ad approdare in tribunale. I tre rinvii delle scorse udienze non fanno ben sperare. Ma salvo difetti di notifica, incompatibilità dei giudici o imprevisti dell’ultimo minuto, il processo con rito immediato dovrebbe partire questa mattina.

Dei tre alla sbarra, solo uno è viterbese: è il socio Isa Riccardo Perugini. Gli altri due, arrestati nell’estate 2010 per corruzione per un atto contrario ai doveri del proprio ufficio, lavoravano entrambi alla Asl Roma H e sono Patrizia Sanna, allora dirigente del servizio informatico, e l’ex direttore generale Luciano Mingiacchi.

Stando alle indagini della Procura viterbese, Perugini, in qualità di socio Isa, sarebbe stato al corrente dei presunti flussi di denaro che, dalla società, sarebbero finiti nelle tasche dei dirigenti della Asl romana e in particolare della Sanna e di Mingiacchi.

Un sistema che avrebbe permesso alla Isa di aggiudicarsi l’intera gestione dell’apparato informatico dell’azienda sanitaria locale.

Il vantaggio sarebbe stato bilaterale. Per la Isa sarebbe consistito in profitti stellari: più di mezzo milione di euro all’anno nelle casse della società tra forniture, manutenzione e informatizzazione delle cartelle cliniche. Per la Sanna e Mingiacchi poteva equivalere a un’entrata fissa mensile. Gli inquirenti contestano all’ex direttore generale di aver intascato una tangente da 5mila euro al mese tra il 2005 e il 2009. Gli stessi importi sarebbero stati versati anche alla Sanna che, in aggiunta, avrebbe percepito anche 2mila euro mensili tra il 2003 e il 2005, quando lavorava alla Asl di Rieti.

La “macchina”, secondo i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, era rodata. Sperimentata prima con la convenzione tra la Asl viterbese e quella reatina, che prevedeva l’affidamento dei servizi informatici alla Isa in via esclusiva. E avviata poi anche a Roma, con la stipula della stessa convenzione tra le Asl di Viterbo e Roma H.

In entrambi i casi, sempre secondo i magistrati, sarebbe stata la Sanna a fare da tramite con le Asl reatina e romana. Fu lei, per i pm, a far partire le convenzioni, avendo lavorato come dirigente del settore informatico prima a Rieti e poi a Roma.

Il suo stesso ruolo, nella Asl viterbese, sarebbe stato ricoperto dal dirigente del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini, arrestato a più riprese con l’accusa di aver favorito prima la Lte Srl di Michele Di Mario e poi la Isa di Alfredo Moscaroli, l’ex presidente del cda della Isa finito anche lui in carcere.

Ma il filone viterbese dell’inchiesta è ancora in fieri. Gli avvocati delle altre 19 persone iscritte nel registro degli indagati aspettano da un momento all’altro gli avvisi di conclusione delle indagini.


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20 dicembre, 2011

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