Viterbo – (s.m.) – Plurispecializzato e, per un po’, anche plurinquisito. Ma i suoi guai con la giustizia li avrebbe risolti tutti, se non fosse per l’incudine del processo Asl.
Luciano Mingiacchi, ex direttore generale alla Asl di Roma H, dice la sua prima della sentenza del processo per corruzione e turbativa d’asta che lo vede imputato. Il processo è una costola dell’appaltopoli alla Asl di Viterbo. Nel mare magnum delle presunte gare truccate, ci sono anche gli affidamenti di forniture informatiche all’azienda viterbese Isa. Appalti in cambio di tangenti, secondo i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, che portano a processo subito Mingiacchi, l’ex dirigente del servizio informatico di Roma H e Rieti Patrizia Sanna e il socio Isa Riccardo Perugini, lasciando il destino degli altri indagati (tra cui Alfredo Moscaroli, ex numero uno della Isa) a un maxiprocesso a parte, ben lontano dalla fine.
Il ‘miniprocesso’ Mingiacchi & Co, invece, è agli sgoccioli. L’ex dg ha preso la parola ieri, dopo Sanna e prima della requisitoria dell’accusa, che per tutti e due ha chiesto 4 anni e solo per Perugini l’assoluzione.
Il grande accusatore è Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa, che ha raccontato per tre udienze di fila di come pagava tangenti dagli anni Novanta per assicurarsi appalti dalla pubblica amministrazione. Non pagare significava restare fuori dal circuito e dire addio a una grossa fetta di profitto. Ma Mingiacchi non ci sta: “Le accuse di Moscaroli non le capisco, perché non ci si può sentir accusare da una persona che non si conosce – ha spiegato ieri l’ex dg -. Non capisco cosa c’entra Moscaroli con me. Non c’è un’intercettazione. Si parla tanto di un ‘metodo Isa’ e di un sistema corruttivo che io non conosco e di cui sarei diventato il perno a mia insaputa”.
5mila euro al mese di tangenti dal 2005 al 2009, secondo i magistrati titolari dell’inchiesta. Pagava la Isa, che in cambio otteneva commesse milionarie moltiplicate per tre: all’inizio solo la Asl di Viterbo affidava la gestione informatica all’azienda viterbese; dopo le convenzioni, anche le aziende sanitarie di Rieti e Roma H. Ma c’è anche l’impiego a suo nipote alla Isa: un modo indiretto di versargli tangenti, secondo l’accusa. “Mio nipote ha quarant’anni: per dieci si è occupato del padre malato di tumore al fegato. Quando ha perso il padre e la madre era disoccupato. E’ vero: ho chiesto a Patrizia Sanna di attivarsi per trovargli un lavoro. Il guaio è stato averglielo trovato in Isa, ma non avevo pensato a questo”.
Mingiacchi, medico, ex direttore di pronto soccorso, con una specialistica anche in medicina legale, ha un gran curriculum e le spalle larghe. “All’inizio di questa inchiesta si parlava di pregiudizi penali nei miei confronti che ora non ci sono più. Sono finito indagato e su tutti i giornali con Angelucci. Due procedimenti in totale: in uno mi ha prosciolto il gup, da un altro sono stato assolto due settimane fa. Nei miei quattro anni di direzione generale mi sono comportato in modo del tutto diverso da com’è stato raccontato qui dentro”. E chiude: “Le mie proprietà? Una casa e una macchina. Tutto quello che può avere uno che ha lavorato nella pubblica amministrazione per anni”.
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