(s.m.) – Tangenti Asl, via alle prime testimonianze.
Prende il via questa mattina il giro delle audizioni delle persone chiamate a testimoniare al processo Asl.
Tre gli imputati, di cui solo uno viterbese: il socio Isa Riccardo Perugini. Gli altri due sono Patrizia Sanna e Luciano Mingiacchi. L’una dirigente del servizio informatico della Asl Rieti e Roma H. L’altro ex direttore generale dell’azienda sanitaria romana.
L’accusa, per tutti, è corruzione. Sanna e Mingiacchi si sarebbero attivati per garantire appalti alla Isa in cambio di tangenti. Perugini avrebbe fatto da collettore.
L’epicentro del terremoto giudiziario che ha travolto le aziende sanitarie parte da Viterbo. L’inchiesta-madre è quella sulla Asl viterbese, con almeno una trentina di indagati e divisa in vari filoni. Più o meno tanti quanti sono gli appalti che la Asl avrebbe affidato a ditte predestinate. Il tema, quindi, è sempre lo stesso: corruzione, gare truccate, bandi creati ad arte per favorire la ditta amica. In questo caso “la fortunata” era la Isa, azienda viterbese operante nel settore informatico, che avrebbe accentrato servizi e forniture delle aziende sanitarie viterbese, reatina e romana.
L’illecita collaborazione Isa-Asl sarebbe iniziata nel 2003, con una convenzione tra l’azienda sanitaria viterbese e quella reatina. L’accordo aveva a oggetto la gestione delle attività informatiche. Attività che venivano delegate tutte alla Isa.
Ulteriori introiti, derivati dall’affidamento di altri servizi, la società li incassò dal 2005 in poi, quando la convenzione già in essere tra Rieti e Viterbo fu clonata per Roma H. Secondo i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, alle entrate per i lavori appaltati dalle Asl, facevano seguito le uscite per le tangenti sborsate dalla Isa. 5mila euro al mese a Sanna e Mingiacchi dal 2005 al 2009. Più i 2mila euro mensili intascati da Sanna a partire dal 2003, quando fu stipulata la convenzione con la Asl reatina dove lei, all’epoca, lavorava.
Il giro delle testimonianze si aprirà oggi, con le prime cinque persone chiamate a deporre dall’accusa. Tra queste, c’è anche Massimo Ceccarelli, ex delegato della Telbios Spa (società partecipata della Telecom), arrestato due volte nella maxi inchiesta Asl: a luglio e a dicembre 2009, sempre per corruzione.
Nell’avviso di conclusione delle indagini ricevuto da Ceccarelli tempo fa, i magistrati viterbesi hanno aggiunto un’altra accusa: le presunte promesse, da parte di Ceccarelli, di assumere personale gradito all’ex direttore generale della Asl di Viterbo Giuseppe Maria Aloisio. Fatti che per i legali dell’ex delegato Telbios non corrispondono a verità.
La sua posizione sarebbe già stata stralciata da quella degli altri indagati della maxi inchiesta. Ceccarelli, infatti, che avrebbe già trovato un accordo sui termini del patteggiamento con i pm D’Arma e Tucci, sta aspettando che l’udienza davanti al gup, per poter finalmente uscire dalla vicenda.
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