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Viterbo - Daniela Bizzarri, a nome delle donne dell'Udi, ripercorre alcune vicende del processo e manifesta vicinanza alla presunta vittima

“Stupro di Montalto, continueremo ad esserci”

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Daniela Bizzarri

Daniela Bizzarri

Riceviamo e pubblichiamo – Noi donne di Viterbo, le donne dell’Udi e altre associazioni contro la violenza, ieri c’eravamo! Ininterrottamente dalle ore 9,30 alle ore 14,30 circa, fuori ad un tribunale blindato. Vietato a tutti entrare anche nelle sole sale di attesa, quindi in piedi o appoggiate alle colonne insieme con la mamma della giovane ragazza, controllate a vista dagli uomini della Questura di Roma.

Giustamente gli uomini della Questura, pensavano a qualche tafferuglio, in quanto fuori vi erano anche i parenti dei ragazzi e loro amici.

Dentro il tribunale, ognuno in ogni stanza i 4 ragazzi testimoni a favore dell’accusa, un medico, nonché la migliore amica della ragazza, “Eugenia”.

Qualche dichiarazioni di alcuni Avvocati dei ragazzi, apparsi sulla stampa questa mattina, ci ha lasciati un po’ perplessi, anche perché a ciò che hanno dichiarato i loro assistiti, possono credere solo loro stessi, non certo il giudice e il pm.

Ieri al rientro a Tarquinia, la mamma della giovane ragazza faceva con me alcune considerazioni: “ Ma come è possibile che la sua migliore amica, che si fermava spesso a casa nostra, che l’ha accompagnata la sera dell’evento, quella che l’ ha ospitata la sera stessa, quella che ha aiutato i commissari Viterbesi a rintracciare e riconoscere i ragazzi, oggi le possa testimoniare contro?” Non si da pace mamma Agata, non si da pace la giovane ragazza che al telefono piangeva tutte le lacrime che le erano rimaste e che nonostante il nostro conforto, continuava a ripetere “ non ce la faccio più, questa cosa deve finire al più presto, sono sei anni che vengo ulteriormente torturata. A questo punto non mi interessa più quale sia il verdetto, l’importante è che io non senta, almeno più parlare di questa storia”.

In ogni caso riepilogando questi sei anni, occorre precisare: la prima volta i ragazzi hanno dichiarato la loro estraneità ai fatti, dopo alcune udienze hanno ammesso l’evento, quando si prospettava la “messa in prova” hanno addirittura chiesto scusa in aula (non fuori, nessuno, neanche un genitore) alla madre e alla ragazza, dichiarandosi pentiti, oggi si dichiarano nuovamente innocenti, con amici neanche presenti al fatto, pronti a dichiarare la loro innocenza.

Ritengo che ognuno debba fare il suo mestiere. Io non sono avvocato, ma ho con me una esperienza su questa situazione che seguo da sei anni, e che ogni volta mi da sensi di nausea.

Vorrei in ogni caso ringraziare la mamma di uno dei ragazzi, con la quale altre volte avevamo avuto modo di parlare civilmente, che staccandosi dal gruppo, mi è venuta a salutare. Ho abbracciato quella madre, perché mi ha manifestato chiaramente, anche la sua stanchezza e la sua disperazione, e il desiderio che tutto si possa chiudere al più presto possibile!

Il 18 giugno noi ci saremo ancora, mamma Agata non sarà mai sola!

Daniela Bizzarri


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31 maggio, 2012

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