– “Aspetto. Aspetto che i vari gruppi mi dicano cosa vogliono fare”. Il sindaco Giulio Marini, ieri in tarda serata di ritorno da Roma, non sembrava tormentato dalla crisi in atto.
“Sono stato a Roma a trovare un amico senatore che sta male. Una grave malattia”, afferma.
Niente politica quindi… “Direi… una questione personale”.
E come si va avanti ora? “Io sto aspettando che i vari gruppi, che ho incontrato in questi giorni, mi facciano sapere cosa vogliono fare. Se continuare e meno con questa amministrazione. Apetto che mi dicano cosa vogliono fare da grandi – afferma scherzando -. Bisogna vedere se prevarranno gli interessi particolari o quelli della città”. Come dire che il sindaco riconsegna il cerino acceso a Destra e Alleanza nel Pd.
Il primo cittadino nel pomeriggio di ieri, come detto, era nella capitale. “Forse a discutere con i vertici Pdl della crisi al comune di Viterbo e su come uscirne” ha insinuato qualcuno. Ma Marini smentisce.
Prima di partire, in mattinata c’è stata riunione di giunta, in cui il primo cittadino, pur senza sbottonarsi più di tanto ha parlato degli incontri avuti con la Destra e Alleanza nel Pdl in termini positivi.
Qualche spiraglio ci sarebbe per tentare di portare a scadenza naturale la legislatura.
Resta il fatto che le valutazioni espresse in giunta contrastano e non poco con le dichiarazioni dei capigruppo della Destra, Augusto Turchetti, e Alleanza per Viterbo, Antonio Fracassini. Sono andati dal sindaco non per mediare, ma solo ribadire le loro richieste: giunta a sei assessori, riduzione Imu, bilancio da rivedere.
Vista da questa prospettiva, spazi per la trattativa sono pari a zero, a meno di un clamoroso quanto improbabile retromarcia da parte di Marini.
C’è chi ha sparso la voce secondo cui in realtà la Destra si potrebbe accontentare anche di togliere soltanto due assessori, ma scelti da loro. Tradotto: silurare quelli non graditi. Altrimenti, se a scegliere (come logica vuole) fosse il sindaco, il taglio rimarrebbe a quattro. Fantapolitica.
Tra il dimettersi entro il 25 settembre o ritirare le dimissioni entro il termine ultimo c’è chi avanza una terza possibilità, tanto per non farsi mancare nulla: non dimettersi, con un mandato a termine. Quello di approvare il bilancio e poi mettere la parola fine. Per evitare l’arrivo del commissario senza che lo stesso bilancio sia approvato. Con il rischio d’aumento delle tasse e minori servizi. Quando arriva un tecnico, il primo obiettivo è far quadrare i conti. Il consenso popolare, poco conta.
Ma il fatto che qualche assessore sta giù pensando a fare le valigie, non promette nulla di buono.
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