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Riceviamo e pubblichiamo – Premesso che il Cev è stato creato nel 1991 e non da Gabbianelli, non c’è stato nessuno scivolone nel 2007, se non nella testa di qualche improvvido magistrato.
Le partecipate non sono state create come mezzo per creare consenso (questo è forse il pensiero e la filosofia di Marini), ma per portare migliori servizi a Viterbo (e questo si è verificato), maggiori risorse al comune (e questo si è verificato in parte: vedasi Robur con circa un milione di euro versato ogni anno al comune, cosa mai verificatasi in precedenza) e per far partecipare i cittadini alla gestione dei servizi.
Vi è agli atti del comune una lucida, disinteressata e altamente professionale disamina dello stato economico del comune di Viterbo, redatta nell’aprile del 2009 dall’agenzia internazionale di rating Ficht, in cui si può leggere che la ricapitalizzazione del Cev viene valutata per quello che è stata, cioè una insindacabile scelta di investimento a favore della comunità; che siffatta scelta non ha creato alcuno sbilancio economico alle casse dell’ente; che, infine, la situazione economico-patrimoniale del comune di Viterbo, riguardata nel periodo 2007-2008, è ottima.
Marini, e qualche suo dirigente, hanno preferito sposare la tesi del magistrato inquirente, per timore e Marini lo ha anche confessato in una intervista.
Purtroppo io non sono il calciatore Bonucci, che Marini ha assolto dalle accuse rivoltegli prima che lo facesse la giustizia sportiva; io sono colui che Marini ha sempre considerato non un amico, come millanta, ma un avversario da abbattere: l’indagine gli è servita e, ripeto, la ha favorita, danneggiando la città.
Ma non è per questo motivo, che ho votato contro il bilancio, ma per come ha ridotto la città, cosa che è sotto gli occhi di ogni viterbese.
Una Viterbo che era giudicata in tutti gli ambienti, come una città arrivata ad essere di livello europeo, fatta tornare indietro di trenta anni e non per mancanza di risorse o progetti o patrimonio, che la mia amministrazione aveva lasciato in abbondanza e che, per discontinuità o per incapacità, non si sono voluti realizzare o si sono realizzati malissimo.
Con questo ritengo conclusa ogni polemica, cui non ho risposto per circa quattro anni, ma che oggi non potevo più sottacere, per quell’amore di verità che ha sempre contraddistinto il mio operare.
Giancarlo Gabbianelli
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