Viterbo – Prima notte in Italia e prima notte in carcere per Gianfranco Fiorita.
Il dentista viterbese, latitante dal 2010, è arrivato ieri in serata nel penitenziario di Mammagialla. Il suo avvocato Roberto Alabiso non è riuscito a parlargli. Alle 20,20 esce a mani vuote dalla questura di viale Romiti.
“Cercherò di ottenere un colloquio quanto prima – spiega il difensore -. Un’altra cosa che farò è presentare un’istanza di remissione in libertà di Fiorita al pm Stefano D’Arma e al giudice Eugenio Turco”. La fase delle indagini preliminari è chiusa da tempo. Il processo a Fiorita si è aperto nell’estate 2012: appropriazione indebita aggravata per essere fuggito con quei 660mila euro di quote dei soci, caparre degli odontoiatri stagisti e anticipi dei clienti per lavori mai finiti.
In 49 aspettano di presentargli il conto salato dei prestiti chiesti, su consiglio del dentista, alle sue finanziarie di fiducia. Prestiti che i clienti hanno continuato a restituire a rate anche dopo che Fiorita se l’era data a gambe, oltre a doversi rivolgere a un altro dentista per i lavori lasciati a metà. Un salasso moltiplicato per 79. Perché tante sarebbero le presunte vittime di Fiorita, anche se solo in 49 si sono costituiti parti civili.
“In questa fase non decide più il gip, ma il giudice del processo – dichiara l’avvocato Alabiso -. All’ultima udienza, la mia richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere era stata respinta perché Fiorita risultava ancora latitante. Adesso che è tornato proverò a riproporla. Perché è tornato: nessuno lo ha costretto a rientrare, tendendogli un tranello. Va sottolineato il fatto che si è costituito spontaneamente”.
La latitanza del dentista comincia il 14 ottobre 2010. Un gruppo di odontoiatri che dovevano partecipare a un suo stage in Sudamerica, lo aspettano per ore invano all’aeroporto di Fiumicino. Ma non c’è nessuno stage: Fiorita è fuggito. E per gli inquirenti si è portato dietro una somma pari a 660mila euro. Scatta l’indagine del pm Stefano D’Arma e l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip di Viterbo. La squadra mobile di Fabio Zampaglione ritiene probabile che Fiorita si trovi ancora in Europa. Anche per spostarsi in un altro continente potrebbe aver fatto scalo in una capitale europea. L’ordinanza del gip viene convertita in mandato di arresto europeo. Ma il dentista vola subito in Paraguay.
E anche se in poco tempo gli investigatori lo localizzano, non c’è possibilità di avviare gli accordi bilateriali per l’estradizione, prevista solo per reati ancora più gravi dell’appropriazione indebita. Le maglie della burocrazia internazionale stringono, ma la squadra mobile tiene alta l’attenzione. Finché il dentista si tradisce.
Ad aprile finisce in arresto per maltrattamenti sulla compagna. Non è ancora chiaro se si tratti dell’inserviente sparita con lui da Viterbo quattro anni fa o di un’altra donna. Il sequestro del passaporto blocca ogni sua libertà di movimento. Forse si sente braccato. Sta di fatto che, venerdì, in un’email al suo legale, annuncia di aver deciso di tornare in Italia per difendersi ed essere presto ascoltato dal giudice. E la fuga finisce proprio dov’era iniziata: all’aeroporto di Fiumicino, con gli agenti di squadra mobile e polaria pronti ad aspettarlo una volta atterrato.
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