– Dentista latitante, ascoltati quattordici testimoni.
E’ tornato in aula il processo a carico di Gianfranco Fiorita, il dentista accusato di appropriazione indebita aggravata che, dopo aver fatto perdere le sue tracce da Viterbo il 14 ottobre del 2010, si troverebbe ora in Paraguay.
Ieri mattina sono stati ascoltati i primi testimoni del pm Stefano D’Arma, titolare dell’inchiesta, sostituito in aula dal collega Cristiano Ricciutelli.
Quattordici persone, che in più di due ore e mezza di udienza di fronte al giudice Eugenio Turco, hanno ricostruito le diverse vicende dei lavori odontoiatrici iniziati e lasciati a metà, con i conti che invece nella maggior parte dei casi dovevano continuare a esser pagati dai clienti.
Gianfranco Fiorita, infatti, pare consigliasse alla gran parte dei suoi clienti di rateizzare le somme dovute affidandosi a delle finanziarie. “A me per quattro capsule ha chiesto quattromila euro – spiega una signora – e mi ha proposto di sottoscrivere un finanziamento. Quando è sparito sono riuscita a bloccare tutto e ho smesso di pagare la finanziaria, ma quello che ho già versato non me lo rimborsa nessuno e il lavoro nella mia bocca è rimasto incompiuto”.
Simile la situazione di un’altra signora alla quale Fiorita avrebbe fatto un preventivo di 6400 euro, 1400 dei quali pagati subito e cinquemila rateizzati in tre anni.
O ancora la vicenda di un ragazzo che gli avrebbe pagato in due soluzioni la cifra totale di 1100 euro prima ancora che il lavoro fosse finito, inconsapevole che il dentista sarebbe poi sparito nel nulla senza mai terminarlo.
I casi di questo tipo sono decine e riguardano sempre somme di una certa entità, anche a quattro zeri, come il caso di una signora alla quale era stato preventivato un lavoro odontoiatrico di 12mila euro. Di questi, ben 10mila sarebbero già stati versati a Fiorita, in parte con assegni e in parte in contanti, senza però esser mai stati fatturati. “La fattura – dichiara la donna in aula – diceva che me l’avrebbe fatta a fine lavoro, ma quel lavoro non è mai stato finito”.
Oltre ai clienti con impianti incompleti e denti mai finiti di curare, sono stati chiamati a testimoniare anche i soci di minoranza della Dental Action snc, società di Gianfranco Fiorita aveva la quota maggioritaria.
Uno di questi, odontoiatra, ha raccontato di aver versato 15mila euro a Fiorita, cifra che gli sarebbe servita per ottenere il 5% della società. “Una volta corrisposta quella somma intorno ai primi di aprile del 2010 – ha spiegato in aula – ho iniziato a lavorare nello studio di Fiorita da maggio a ottobre del 2010. Lo stipendio pattuito era di duemila euro al mese, che mi sono sempre stati pagati, tranne ad agosto che non ho lavorato e a ottobre quando il dentista è sparito. Inoltre alla fine dell’anno avrei dovuto percepire altri soldi in qualità di socio al 5%, ma a dicembre lui non c’era già più da oltre due mesi”.
Storia simile per un altro odontoiatra, socio al 10% dal mese di marzo del 2010, che ha raccontato di aver versato 35mila euro come quota d’ingresso, anche con la promessa di una divisione degli utili a dicembre e uno stipendio di duemila euro al mese.
I soldi richiesti da Fiorita per l’ingresso nella società dei due odontoiatri, secondo quanto riferito in aula, sarebbero serviti a coprire parte dei costi delle attrezzature che lui aveva già in studio e che dovevano essere trasferite dalla sua personale proprietà a quella della società. Un passaggio che però non avvenne mai.
“Per quanto riguarda l’attrezzatura – hanno dichiarato entrambi gli odontoiatri in aula – abbiamo anche scoperto che Fiorita l’aveva ottenuta quasi tutta con dei leasing e quindi parte dei macchinari sono stati restituiti ai fornitori una volta che lui ha fatto perdere le proprie tracce”.
Un’altra somma considerevole Fiorita l’avrebbe chiesta anche a una coppia di amici, marito e moglie. Questi avrebbero versato prima 47mila e 500 euro per far entrare in società con il dentista la madre della donna, poi 27mila e 500 euro in assegni postdatati, che Fiorita avrebbe incassato in un secondo momento ma che sono stati poi stati sequestrati e quindi mai effettivamente versati in suo favore. E infine altri 44mila euro, in contanti, come prestito a Fiorita in vista di un ampliamento dello studio dentistico che avrebbe avuto in progetto di fare.
Mancano all’appello, inoltre, anche i circa 23mila euro che servirono al pagamento dei voli aerei per il gruppo di medici che dovevano partire per la Bolivia il giorno che Gianfranco Fiorita sparì dalla circolazione.
“Lui e gli altri medici – ha riferito in aula la responsable dell’agenzia di viaggi – facevano spesso questo tipo di viaggi e tutto era sempre andato a buon fine. Quella volta però gli assegni che ci consegnò Fiorita, per un totale di circa 23mila euro, erano scoperti e lui non si presentò mai all’appuntamento con i suoi colleghi che invece partirono per la Bolivia”.
Il giudice Eugenio Turco ha aggiornato l’udienza al prossimo 6 marzo quando saranno ascolti altri quindici testimoni del pm.
Francesca Buzzi
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