Viterbo – Non solo lasciò i clienti con i lavori a metà, ma abbandonò anche gli stagisti all’aeroporto. Sarebbero dovuti partire insieme al dentista Gianfranco Fiorita per la Bolivia, per un corso d’aggiornamento. Ma lui li lasciò all’aeroporto, ad aspettare invano il suo arrivo.
“L’aereo lo abbiamo preso lo stesso”, ha detto un medico al giudice Giacomo Autizi, nell’ennesima udienza del processo al dentista viterbese fuggito in Sudamerica. “Avevamo pagato più di 4mila e 500 euro, ma alla fine a Santa Cruz de la Sierra siamo andati a fare una vacanza. Altro che corso d’aggiornamento…”.
Al ritorno dalla Bolivia, l’amara sorpresa: Fiorita era fuggito. Sempre in Sudamerica, ma da solo. Era il 14 ottobre 2010. Rientrò in Italia quattro anni dopo, il primo settembre 2014, quando la squadra mobile lo arrestò al suo arrivo a Fiumicino. Nel frattempo, aveva vissuto tra Bolivia e Paraguay.
Nel 2012 l’inizio del processo, ricominciato da capo nel 2016. Nel 2015 il dentista non poté partecipare all’ultima udienza perché ricoverato per un malore, e la sentenza saltò. Un rinvio non qualunque: il giudice di lì a breve sarebbe stato trasferito e il processo, durato tre anni e arrivato al rush finale, è dovuto riniziare con un nuovo magistrato. Da capo, con decine e decine di testimoni condannati a tornare uno a uno in aula per confermare o meno le dichiarazioni già rilasciate. Ed è quello che succede dal 26 maggio 2016 a oggi.
Fiorita è accusato di un’appropriazione indebita di 660mila euro, e decine di persone si sono costituite parti civili per chiedere i danni al dentista, difeso dall’avvocato Roberto Alabiso. Tanti i pazienti che restarono con i lavori ai denti a metà e con le rate da pagare, dopo aver accettato la proposta di Fiorita di accedere a prestiti con le finanziarie per saldare le cure. Tra questi anche una coppia di anziani disabili che avrebbero pagato le cure ma che non avrebbero mai visto iniziare i lavori: ora sono senza denti.
I testimoni ascoltati in aula ripetono di essersi rivolti a Fiorita perché consigliati da amici e conoscenti, o perché il dentista avrebbe stipulato una convenzione con l’azienda in cui lavoravano. “E’ venuto in fabbrica a chiedere se avessimo bisogno di cure odontoiatriche – ha detto al giudice un ceramista di Civita Castellana -. Abbiamo concordato la cifra: 4mila 500 euro in trentasei rate. 2mila da pagare in contanti e i restanti con la finanziaria”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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