Viterbo – E’ di nuovo “Gianfranco Fiorita show” in tribunale. Da carnefice a vittima, Fiorita stavolta si dice perfino pronto a denunciare le presunte vittime per falsa testimonianza.
Il dentista più famoso della Tuscia, l’odontoiatra oggi sessantenne scappato, secondo l’accusa, coi soldi dei soci e dei clienti in sudamerica il 14 ottobre 2010, ha concesso il bis, tornando a fornire, dopo oltre tre anni, la sua versione in tribunale.
Un assolo di oltre un’ora davanti al giudice Giacomo Autizi, durante la quale il professionista, accusato dell’appropriazione indebita di una somma attorno ai 600mila euro, ha rilasciato spontanee dichiarazioni. Esattamente le stesse rilasciate il 2 aprile 2015 davanti al giudice Eugenio Turco cui il processo è sfuggito di mano il 17 dicembre 2015, giorno della sentenza, perché l’imputato era ricoverato in ospedale.
Il magistrato, incredulo, alla sua ultima udienza prima della partenza per una missione in Serbia, mandò anche la visita fiscale al pronto soccorso di Tarquinia per accertare se fosse vero. E siccome il paziente accusava dolori al torace non gli restò che alzare bandiera bianca. Col difensore Roberto Alabiso che poche settimane dopo, davanti al successore, chiese l’azzeramento del processo. Ricominciato da capo davanti al giudice Autizi con la rinnovazione di tutte le testimonianze, decine e decine, considerato che solo le parti civili sono una sessantina.
Uno stillicidio che va avanti da tre anni. Finiti i testi dell’accusa, il 6 dicembre è toccato nuovamente all’imputato.
Fiorita ha ribadito che se avesse avuto 600mila euro sarebbe rimasto con la moglie e i due figli piccoli a fare il nababbo in Paraguay per i prossimi 20 anni. Sarebbe stato costretto alla fuga dagli estorsori che, per il pizzo, lo avrebbero seguito fino all’aeroporto, in partenza per la Bolivia, minacciandolo di morte. In tasca avrebbe avuto solo 750 euro. Eccetera.
Ma soprattutto è tornato a puntare il dito contro gli ex soci della Dental Action del Pilastro, che in tre giorni avrebbero chiuso una clinica con un attivo di 9mila euro, crediti per 90mila e una marea di pazienti, svuotando lo studio invece di proseguire l’attività. “Contro di me è stato spiccato un mandato di arresto europeo, ma non ero latitante”, ha quindi insistito, dipingendosi come una vittima e non un carnefice, e dicendosi pronto a denunciare le parti civili per falsa testimonianza.
Il processo sarebbe dovuto riprendere il 17 dicembre, anche se l’udienza salterà per l’astensione dei penalisti contro la riforma della prescrizione, cui ha già fatto sapere di aderire il difensore. Si tornerà quindi in aula il 7 gennaio, alle ore 13. Ormai una corsa contro il tempo per evitare il colpo di spugna, guarda caso, della prescrizione.
Silvana Cortignani
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