Viterbo – 94mila euro di beni svaniti nel nulla. E adesso è Gianfranco Fiorita a chiedersi perché.
I ruoli si invertono nella vicenda del dentista fuggito da Viterbo e scappato in Paraguay.
Se fino a oggi erano soci, clienti e stagisti a chiedergli conto delle somme versate e sparite insieme a lui, adesso è Fiorita a rivolgersi alla magistratura.
Il suo avvocato Roberto Alabiso ha presentato stamattina una denuncia per appropriazione indebita aggravata a danno dei tre ex soci del dentista 56enne. Fiorita, intanto, è a processo da due anni con la stessa accusa, per la fuga in Paraguay con 660mila euro.
“Dei beni che stavano dentro il suo studio non c’è più traccia – afferma il legale -. Il totale ammonta a 94mila euro ed è per questi che abbiamo fatto denuncia. Ma altri oggetti di valore sono spariti anche da casa sua”. In questo caso, le indagini dell’avvocato sono ancora in corso per risalire al proprietario dell’appartamento e cercare di saperne di più. Mentre la querela ai tre ex soci della Dental Action Snc è già cosa fatta.
“Dal punto di vista societario, Fiorita ha ragioni da vendere – spiega l’avvocato -. Aveva il 70 per cento delle quote. Ma anche gli altri tre detenevano una percentuale ciascuno. E allora perché lo studio ha chiuso, anziché andare avanti, dopo la sua partenza? Perché non sono stati riscossi i 90mila euro di crediti che la società vantava? Senza contare i crediti pretesi oggi dai clienti. Crediti nei confronti della società: Fiorita pagherebbe il 70 per cento, ma agli altri spetterebbe il 30”.
Della sparizione delle attrezzature dello studio, Fiorita si è accorto dopo il suo ritorno. Secondo il verbale dello sfratto, in quella che era sta la sede della Dental Action Snc restavano solo le tende. Chi è stato a portare via tutto?
“In tale situazione – scrive lo stesso Fiorita dal carcere in un comunicato – sarò costretto a chiedere anche il sequestro preventivo dei beni intestati agli ex soci e, se possibile, il ritiro del loro passaporto, affinché non possano far disperdere le proprie tracce e occultare definitivamente i beni e il ricavato della vendita”.
Proprio facendogli ritirare il passaporto, la squadra mobile riuscì a limitare i movimenti del dentista, dopo quattro anni di monitoraggio da oltreoceano. Alla fine, Fiorita si è consegnato al consolato italiano ad Asuncion (capitale del Paraguay), che gli ha dovuto anche pagare il biglietto per tornare. Oggi sono 34 giorni che è in carcere. E dopo due richieste al giudice, un appello non ancora fissato, 11 udienze e 51 testimoni, l’avvocato Alabiso si chiede che senso ha.
“I motivi della custodia cautelare in carcere sono tutti superati. Pericolo di fuga? E’ tornato da solo. E poteva anche restare in Paraguay, perché è padre di figli piccoli. Inquinamento delle prove? Quali, dopo due anni di processo? E la reiterazione di reato, proprio non si pone. Fiorita ricomincerebbe a lavorare per risarcire chi ne ha diritto. Se sta in carcere, come fa?”. I domiciliari, del resto, sono improponibili. Non solo – e non tanto – perché la richiesta della difesa di Fiorita era quella di revocare completamente la misura, ottenere la libertà e tornare a lavorare. Ma c’è anche il problema dell’alloggio: il dentista, ex latitante, non saprebbe dove andare.
“Ha reciso tutti i legami con la sua famiglia – spiega l’avvocato Alabiso -. Nessuno è più disposto a ospitarlo. Viterbo ha degli alloggi-tampone per queste eventualità. Solo che sono occupati. I giudici sarebbero stati favorevoli, se avessimo fornito un domicilio dove far restare Fiorita ai domiciliari. Ma il sindaco non mi ha risposto e gli uffici comunali nemmeno”.
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